"Fra dieci minuti siamo fuori legge!" - disse con voce esitante Dainotti, il segretario del Presidente - "Se non approviamo il bilancio entro la mezzanotte, a rigor di termini il Consiglio di Amministrazione potrebbe essere perseguito per omissione di atti d'ufficio su denuncia degli azionisti."
Il grande orologio a muro aveva una pesante cornice nera e un quadrante che doveva essere d'argento ed era tutto annerito, fitto di numeri romani (molto smilzi) che andavano da I a XXIV: le lancette segnavano inequivocabilmente le 23:50. Un consigliere anziano sorrise:
"Succede sempre! Dainotti, lasci stare il rigor di termini, salti sopra una sedia e fermi l'orologio. E' una prassi del tutto ammessa. E' normale. Viene seguita perfino in Inghilterra. E' un classico. Loro dicono: Stop the clock!"
Il Presidente bloccò con un cenno il suo segretario:
"Stia seduto lì, Dainotti, e continui a registrare i suoi appunti sul suo computer! Se siamo tutti d'accordo che è fermo, allora l'orologio è fermo."
Assentirono tutti. Il bilancio fu modificato molte volte dopo acri discussioni. Finalmente lo approvarono alle tre e quarantacinque del mattino.
Non sono rari gli escamotage intesi a evitare prescrizioni legali troppo stringenti. Ancora più frequenti di quelli escogitati per giocare su ore e minuti, sono quelli che operano sulle date. Non possono cambiare i fatti, ma cambiano i modi in cui i fatti vengono classificati. E questo talora ha conseguenze non irrilevanti quando si tratti di contabilità aziendale. Se un'azienda sta per chiudere un anno fiscale con un profitto notevole, dovrà pagarci sopra una imposta commisurata. Per evitarla o ritardarla conviene, allora far slittare una parte delle fatture (e del profitto) all'anno seguente specialmente se le prospettive future non sono troppo rosee.
L'amministratore delegato di un'azienda può avere un interesse personale diretto a far figurare che nel conto economico di un certo anno il profitto sia maggiore del vero.
Questo può accadere se si tratta della chiusura del primo anno in cui è stato in carica: un risultato più positivo dimostra che la sua abilità è maggiore. In qualche caso il capo di un'azienda riceve per contratto un premio costituito da una percentuale del profitto: gli può convenire anticipare la riscossione se ha deciso di cambiare lavoro l'anno seguente oppure se ha bisogno di soldi per qualche spesa imprevista. Così fa fermare l'orologio al 31 dicembre, nel senso che alcune fatture che dovrebbero essere emesse a gennaio vengono contabilizzate prima - e i profitti relativi migliorano il risultato dell'anno in corso.
Non parliamo nemmeno dei casi in cui presidenti e direttori generali falsificano brutalmente i bilanci per far apparire profitti del tutto inventati. E' accaduto recentemente in grossissime aziende americane creando scandali orrendi. Quei presidenti e consiglieri venivano premiati acquisendo il diritto a comprare le azioni dell'azienda a prezzo fisso. Quindi avevano la convenienza a far apparire utili del tutto immaginari in modo che le quotazioni in borsa salissero alle stelle. A questo punto vendevano i loro pacchetti, prima che l'imbroglio venisse scoperto. Però i dipendenti che ignoravano la manovra e avevano investito i loro risparmi nei titoli dell'azienda perdevano tutto. Al confronto i piccoli giochi fatti sulle date delle fatture sono peccati veniali.
Purtroppo è inevitabile stabilire date uguali per tutti entro le quali i conti vanno chiusi - altrimenti i rapporti economici, legali, fiscali e sociali diventerebbero confusi e incomprensibili. Ne seguirebbero litigi e contenziosi continui. Quindi è normale che i giudizi e le reazioni emotive si riferiscano a periodi di tempo convenzionali. Come diceva Mr. Micawber, lo spiantato e romantico bohemien in David Copperfield:
" Entrate annuali: 20 sterline e spese annuali 19 sterline e 6 scellini, risultato: felicità. Entrate annuali: 20 sterline e spese annuali 20 sterline e 6 scellini, risultato: miseria - i fiori appassiscono, le foglie si seccano e il Dio della giornata tramonta sulla triste scena."
Però se sposti l'orologio prima di aver speso gli ultimi 6 scellini, passi dalla miseria alla felicità.
"Stop the clock" è diventata una formula abbastanza usuale negli Stati Uniti. C'è un videogioco che si chiama così: l'orologio è un display a cristalli liquidi che conta molto velocemente a partire da zero. Il giocatore che batte un tasto e lo ferma esattamente a 1000 vince il jackpot.
All'università del Texas i professori che si ammalano quando sta per scadere il loro contratto a termine, possono invocare la clausola "Stop the Clock" e ottenere che il loro incarico sia prorogato di un anno.
Nello Stato di Washington esiste un movimento civico "Stop the Clock" per estendere i termini di assistenza sanitaria o i sussidi di disoccupazione a persone indigenti che si trovino in situazione di emergenza o di particolare disagio.
Il desiderio di fermare l'orologio - per fermare il tempo in un momento molto felice - è comune a molti. Dicono alla persona amata:
"Vorrei che questa giornata, quest'ora con te, non finisse mai."
Invece gli orologi non si fermano. Il tempo continua a fluire. Non dovremmo prendercela troppo. E' meglio riflettere sulla circostanza che intanto ci stiamo costruendo un magazzino di memorie. Molte di queste ci permetteranno di rivivere quasi realisticamente momenti trascorsi. Col passare del tempo le tracce lasciate in noi si addolciscono e fa piacere ricordare non solo i tempi belli, ma anche quelli tragici.
Nell'Eneide, Enea consolava così i suoi compagni provati dai combattimenti e dalle tempeste:
"Meminisse iuvabit - ricordare queste cose ci farà piacere."