cultura

leggere l'ora Roberto Vacca

LEGGERE L'ORA - COME ?
di Roberto VACCA, L'Orologio - 5 Maggio 2002

Mezz'ora dopo il suo arrivo alla stazione, il cacciatore si inerpicava già in una zona di ripide colline. Poi, un tratto in discesa gli franò sotto i piedi e cadde malamente. Controllò i danni: non si era ferito - era solo un po' contuso e indolenzito, ma si accorse subito che il suo orologio era frantumato. Si era fermato alle 6 e 35. Continuò a camminare imprecando. Sentì ben presto il disagio di non sapere che ora fosse. Il cielo era nuvoloso e non si poteva regolare sull'altezza del sole. Dopo aver camminato abbastanza a lungo, vide un contadino che stava sdraiato a terra accanto a un grosso toro che brucava l'erba. Si avvicinò e gli chiese l'ora. L'agricoltore stese una mano e sollevò i grossi genitali del bovino. Poi disse:
"Mancano dieci minuti alle nove."
Il cacciatore, stupito, ringraziò e continuò la sua battuta. A metà pomeriggio sulla via del ritorno, aveva una dozzina di tordi nel carniere. Aveva paura di perdere il treno e affrettò il passo. Capitò di nuovo davanti al contadino che stava ancora immobile nello stesso posto sdraiato accanto al toro. Gli chiese di nuovo:
"Scusi, può dirmi l'ora?"
Come la prima volta il contadino sollevò i genitali del toro e rispose:
"Le quattro e trentacinque."
Il cacciatore non si trattenne:
"Scusi, ma come riesce a dedurre l'ora con tanta precisione dal peso delle palle del toro? Cambiano peso a seconda dell'ora?"
Il contadino sbuffò irritato:
"No, ma quando le sposto riesco a vedere l'orologio del campanile del villaggio."
Conviene sapere dove guardare per conoscere l'ora. Mio padre mi raccontava che non possedeva un orologio quando era ragazzo negli anni Ottanta (del secolo XIX). Per non fare tardi a scuola, aveva imparato dove stavano tutti gli orologi esposti al pubblico lungo il suo percorso usuale al centro di Genova. Quando ero ragazzo io, mio padre aveva un Longines da tasca nichelato - ma poi glielo rubarono in tram.
Misurare il tempo è importante. Comunicare la misura con chiarezza è ancora più importante. Ricordo ancora quando ero bambino e imparai a leggere l'ora. Non afferrai subito il concetto che sulla stessa circonferenza si misuravano sia le 12 ore di una mezza giornata, sia i 60 minuti di ogni ora. Negli orologi di quel tempo i numeri delle ore erano scritti chiaramente. Così stimavo l'ora guardando solo la lancetta piccola e giudicando approssimativamente quanta strada avesse fatto fra due numeri. Dopo qualche mese capii bene che l'ora indicata dalla lancetta grande andava moltiplicata per 5 e interpretata in minuti.
Quando ero un po' più grande, cominciarono a diffondersi gli orologi con 12 tacche e senza numeri. Vanno bene. E' fatto così anche il Rolex che comprai nel 1960: è ancora perfetto - tranne che le lancette e le 12 tacche hanno perso la fosforescenza e non si vedono più al buio. Dovrò farlo revisionare.
Nella seconda metà del secolo scorso cominciarono ad andare di moda orologi senza numeri e senza tacche. Per fortuna non ebbero grande successo: li considero un esempio di innovazione perversa e credo abbiano causato molti errori nella lettura e, in conseguenza, gravi sconcerti. Ma questi sono problemi individuali: ciascuno di noi li può risolvere quando compra il suo watch - come si chiama in inglese l'orologio da polso o da tasca. (Invece in inglese gli orologi grandi da parete o da campanile, comunque destinati al pubblico, si chiamano clock. La parola deriva dal tardo latino clocca, per campana - che in tedesco si chiama Glocke.)
Non dipendono da noi l'aspetto e la leggibilità dei clock. Già ai tempi antichi i quadranti relativi erano molto grandi. Sono stati usati in parecchi film noti in cui un attore appariva appeso a una lancetta gigantesca su un campanile (Harold Lloyd, Ritorno al Futuro).
Una triste storia è quella degli orologi e dei cartelli a messaggio variabile che negli aeroporti mostravano orari e gate dei voli in partenza e tempo stimato di atterraggio dei .voli in arrivo. Fino a poche decine di anni fa si usavano le apparecchiature a lamelle mobili costruite da un'azienda di Udine. Forse ricordate il fruscio vibrante delle lamelle che giravano telecomandate fino a disporsi sulla configurazione voluta. Avevano il vantaggio che i loro caratteri grandi (bianchi su sfondo nero) si vedevano bene da molte decine di metri di distanza. Avevano superficie opaca e si vedevano anche meglio se ci batteva il sole. Ora li hanno sostituiti con schermi video: i caratteri sono piccoli e leggibili solo se uno ci sta davanti e se non sono colpiti dal sole: altro esempio di innovazione perversa.
E' il mittente che deve sostenere l'onere di rendere comprensibile ogni messaggio. L'aveva capito più di 40 anni fa l'ingegnere che definì dimensioni, forma e colori della segnaletica autostradale italiana - perfettamente leggibile. Non l'hanno capito quelli che hanno progettato la segnaletica di molte autostrade americane, le targhe con i nomi delle strade e i numeri civici nelle città di quasi ogni paese. In questi casi gli standard sono ancora quelli di quando i segnali venivano letti da pedoni. Invece oggi molti di essi dovrebbero essere leggibili da chi guida un'auto a qualche decina di kilometri all'ora.
Accade, poi, che chi guida volga spesso lo sguardo ad altri display (spesso troppo piccoli e confusi) per controllare la velocità, per sintonizzare la radio o per leggere l'ora. Lancio un appello ai costruttori: non scegliete soluzioni solo perchè sono innovative o perchè vi sembrano eleganti. Producete oggetti facili da usare e display facili da leggere. Controllate in pratica che siano adeguati.