cultura

 

Natura, cultura, neuroscienze di Lamberto Maffei
di Roberto Vacca, 24 Maggio 2013

Avevo scritto già qualche decina di pagine del mio libro (il 46°) su come invecchiare in modo aggraziato (De Iucunda Senectute ?). Le avevo revisionate varie volte.

Ora devo ri-editarle e ristrutturarle perché ho letto “La Libertà di Essere Diversi – Natura e Cultura alla Prova delle Neuroscienze”, libro del Prof. Lamberto Maffei (Il Mulino, 2011), già direttore dell’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa. È un libro importante. Spiega processi che avvengono nel nostro cervello – dal livello microscopico (neuroni, nervi, mediatori chimici) a quello funzionale (apprendimento, plasticità), a quello patologico. Insieme a poche decine di altri dovrebbe essere letto da centinaia di migliaia di italiani.

Perché il Paese cominci a uscire dal degrado culturale, dovremmo capire meglio come siamo fatti dentro. Questa non è una recensione: comincio solo a elencare una prima serie di nozioni che finora ignoravo o non avevo messo a fuoco in modo adeguato. È bene che vengano disseminate.

Ne troverete altre fra un anno nel mio libro di cui sopra. Le nostre capacità mentali dipendono solo in parte dal nostro DNA. Non è vero che ineluttabilmente alcuni di noi non siano "portati" per matematica, fisica, lingue straniere, informatica o studi superiori. Il nostro patrimonio genetico certo non determina del tutto le nostre doti intellettuali e la capacità di imparare.

Gli studi sui gemelli monovulari hanno mostrato che la componente genetica determina circa la metà delle nostre doti mentali – con variazioni notevoli da persona a persona. Quegli studi hanno mostrato che il corredo cromosomico di due gemelli monovulari, identico alla nascita, presenta in età avanzata differenze rilevanti dovute a influenze esterne.

Dobbiamo ricordare, inoltre, che i meccanismi di funzionamento del nostro genoma e del nostro cervello in gran parte costituiscono ancora un mistero. Solo il 27% del nostro DNA è costituito da geni (il cui numero totale è di circa 30.000) e solo il 2,7% di esso codifica proteine. Le regioni intrageniche (introni), scoperte da P. Leder nel 1978, non sono codificanti. Pare che esse promuovano la trascrizione nell’RNA di geni adiacenti, aumentando la velocità di polimerizzazione.