cultura


millennio Roberto Vacca

50 giorni al 2000
. Roberto VACCA - 10 novembre 1999

Mille anni fa nessuno temeva il cambio di millennio: "mille e non più mille" è una favola inventata secoli dopo. Anche oggi pochi manifestano paure millenaristiche: spesso finte o inventate per gioco. E non si parla nemmeno dei rischi veri che corriamo. Invece perchè si parla (troppo) dello scatto della quarta cifra nella misura degli anni? Io credo per mancanza di interesse in argomenti ben più interessanti e per gratuita inclinazione verso i numeri tondi. Se calcolassimo in base 2, invece che in base 10, lo scatto di millennio avverrebbe nel 2048. Se usassimo il calendario Maya, considereremmo periodi di 395 anni (detti baktun) e lo scatto dal dodicesimo al tredicesimo avverrebbe fra il 13 e il 14 febbraio del 2003.
Non è ozioso, però, tirare le somme (come nei bilanci aziendali a fine anno), ragionare sull'avvenire per prevederlo e prescrivere ricette mirate a renderlo più gradevole. Per chi? Certo per noi stessi e per chi ci e' piu' vicino - e così manifestiamo miopia mentale. Infatti la tecnologia moderna rende ogni giorno più interdipendenti paesi, aziende, gruppi umani lontani fisicamente. I problemi che riguardano l'intero pianeta dovrebbero interessare ciascuno di noi.
Fra questi e' l'avvenire di un miliardo di persone nei paesi piu' poveri del mondo. Hanno fame, sono analfabeti, hanno poche cure mediche, vivono vite brevi e non hanno scelte per migliorare la loro sorte. La loro debolezza estrema impedisce che rappresentino una minaccia per i piu' ricchi. Ci sono, invece, paesi sul limite della via dello sviluppo che premono alle porte dell'Europa con i noti flussi di immigranti o con azioni socio-politiche. Queste possono essere anche considerate folli, ma sono ugualmente destabilizzanti. Altri paesi di recente formazione o di tecnologia avanzata possono minacciare la pace con i loro armamenti nucleari.
Al colmo della guerra fredda gli arsenali nucleari contenevano per ogni abitante della terra l'equivalente di 5 tonnellate di alto esplosivo. Oggi siamo scesi da 5 a meno di una: sempre troppo. Dovremmo tutti lottare perchè tutte le armi nucleari siano disattivate. E non basta: dovremmo diffondere cultura e tecnologia perchè anche i più poveri imparino a sfruttare le risorse immense dei loro paesi (e delle loro teste) e non si aggreghino a fedi gratuite, violente, barbare.
Per esportare cultura bisogna averla e qui il nostro Paese e' messo male. I dibattiti correnti politici e culturali sono imperniati su astratti. Pochissimi parlano (e ancor meno pianificano) di cosa si debba fare, dove, quando, da chi, con che metodi e risorse. Per occuparci del pianeta, dobbiamo prima risolvere i guai nostri. I problemi critici che il Paese deve affrontare, per evitare il degrado socio-economico sono: disoccupazione, ritardo cronico e grave di addestramento della forza di lavoro [in cui laureati e diplomati sono il 25% (50%in Francia, 80% in Germania)]; mancanza di pianificazione e controllo, scarsità investimenti in ricerca scientifica; mancanza di piani di intraprese italiane all'estero, ad es.: riqualificazione centrali nucleari Est europeo, costruzione centrali idroelettriche (potenziale ancora non sfruttato nel mondo equivalente a 2000 grandi centrali nucleari).

Una politica sana dovrebbe includere piani di emergenza per

1) innalzare qualità, efficienza dell'insegnamento nelle scuole (e qui si comincia finalmente a fare qualcosa: il Postdiploma con 360 ore di stage nelle aziende, l'impegno delle facoltà di ingegneria a migliorare e controllare l'insegnamento)

2) creare nuove scuole di informatica e alta tecnologia,

3) incentivare l'industria a fondare politecnici privati avanzati (mentre finora la grande industria è stata largamente latitante)

4) rifondare, controllare, finanziare la ricerca scientifica pure e applicata (spendiamo meno di metà della media dei paesi OCSE).

Da questo dipendono: la prosperità del Paese, lo sviluppo culturale e professionale dei giovani, il nostro contributo a stabilità e pace mondiali. Hanno meno importanza le questioni di norme, leggi, burocrazia, ripartizione di ruoli fra governo centrale e locali, federalismo e così via. Hanno effetti negativi la diffusione di credi illusori, di tendenze magiche, di chiacchiere ideologiche e astratte - e spesso causano danni gravi quanto quelli dovuti alla corruzione e al crimine organizzato.
Non pensiamo alle ricorrenze: impariamo e facciamo di più e meglio.