cultura


anno 2000 Roberto Vacca

DOVE COMINCIA IL 2000?
. Roberto VACCA - Il Mattino 18-121999

L'isola di Midway sara' l'ultima. E' l'atollo dove nel 1942 la Marina USA vinse una battaglia aeronavale decisiva affondando 4 portaerei giapponesi. Il 180° parallelo, che quasi coincide con la linea del cambiamento di data, passa poco ad Ovest di Midway dove, percio', i pochi abitanti vedranno arrivare per ultimi il 1 gennaio del 2000. I primi saranno invece gli abitanti delle isole Fiji, delle isole Tonga e della Nuova Zelanda situate a Ovest della linea del cambiamento.
La cosa mi pare poco interessante. Puo' destare qualche interesse, invece, l'analisi psicologica delle motivazioni che pare spingeranno alcune persone a navigare n quei mari per essere i primi a entrare nel 2000. Questo tipo di preferenza (no: non la sto chiamando una stortura mentale) pare sia diffusa. Mi dicono che i produttori del Beaujolais Nouveau ogni anno fissano una data prima della quale nessuno puo' bere il loro vino novello. Accade cosi' che l'arrivo della data fissata si verifichi prima in Nuova Zelanda e poche ore dopo in Giappone. Quindi c'e' chi si reca in quei luoghi per potersi gloriare di questo primato.
Negli anni Quaranta, quando le automobili erano rare in Italia, ricordo che alcuni ambivano avere un'auto con una targa recentissima - e poi si dispiacevano quando ineluttabilmente venivano rilasciate targhe piu' alte.
Probabilmente si tratta di residui magici. Piu' o meno consciamente si associa un numero, un nome - o una data - a speranze di fortuna. La cosa e' tanto gratuita che prende forme strane. Mezzo secolo fa in certe campagne della Liguria era frequente che certe persone fossero chiamate da tutti con nome diverso da quello anagrafico. Un giovanotto che tutti conoscevano come Pierino, si chiamava Oriente. Una ragazza chiamata Zelinda, in effetti si chiamava Adele. Qui la motivazione doveva essere quella di trarre in inganno la mala sorte o gli spiriti cattivi che si ritenevano incapaci di penetrare quelle identita' incognite.
Una spiegazione alternativa e' semplicemente quella dell'insorgere di una moda. Non solo per i vestiti e le architetture la gente segue le mode. Quando tanti cominciano a parlare di un argomento, talora molti di piu' continuano. Non hanno fantasia propria e seguono la traccia fissata da altri. Quali mode abbiano successo e' difficile da prevedere. Gli esperti di marketing che ci campano vorrebbero saperne di piu', ma vanno un po' a caso. Così oggi in Italia si parla frequentemente di riforme. Poi si vede che sono quasi tutte innovazioni puramente formali (uninominale a doppio turno? alla francese o all'inglese?), mentre di quelle sostanziali non si occupa nessuno. (Fra queste: la qualita' dell'insegnamento nelle scuole; la diffusione della cultura; l'ideazione di grandi intraprese internazionali).
E ancora, sia in Italia, sia all'estero si dibattono questioni irrilevanti. Il millennio finisce il 31/12/99 o il 31/12/2000? Anche questo dilemma e' irrilevante per tante ragioni. Pare che Dionigi il Piccolo non tenne conto di un anno zero e che si sbaglio' di 4 anni sulla presunta data di nascita di Cristo. E poi e' del tutto incidentale che ormai si usi ovunque la numerazione decimale.
Ancora piu' ingiustificati sono i timori millenaristici di catastrofi. Tutti questi argomenti, dunque, non devono essere considerati dal punto di vista della astronomia, ma piuttosto da una prospettiva storica e psicologica. Lo ha fatto nel 1998 Stephen Jay Gould, il brillante zoologo e divulgatore, con un libretto delizioso QUESTIONING THE MILLENNIUM, edito da Vintage. Gould racconta dottamente la storia dei nostri calendari e quella delle credenze millenariste. Il suo saggio si legge come un romanzo e conclude con una acuta analisi psicologica dei meccanismi con i quali alcuni individui handicappati mentalmente (si chiamano "idiots savants") riescono a dire istantaneamente in che giorno della settimana cada qualunque data passata o futura.
Non so se il libro di Gould sia stato pubblicato in italiano, ma ormai anche questa informazione si avvia a diventare irrilevante. Stampare i libri e' un'arte che si avvia a scomparire: per averli a disposizione facilmente dovremo metterli tutti su Internet.