"Accetto il primato del sistema politico." ha detto Ulrich Hartmann, presidente della VEBA una delle 4 maggiori aziende elettriche tedesche. Commentava l'accordo tra socialisti e verdi sanzionato da Schroeder per eliminare gradatamente la produzione di energia nucleare in Germania. La frase di Hartmann si puo' parafrasare dicendo: "Va bene: decida chi non sa."
I tedeschi hanno deciso che la vita di una centrale nucleare sia di 32 anni. La prima a chiudere sara' la centrale di Obrigheim (del 1968) e l'ultima a Neckar-Westheim (del 1989) chiudera' nel 2021. Nel Luglio del 2005 i tedeschi smetteranno di riprocessare le scorie nucleari (che mandavano soprattutto in Francia, a La Hague). Schroeder ha detto: "Sono felice di questa decisione." (che dovrà essere ratificata dalla camera alta). L' obiettivo e': aumentare la sicurezza della popolazione. E' davvero così?
La questione e' dibattibile. Infatti è noto che le centrali nucleari non emettono gas inquinanti, ne' causano piogge acide. Le centrali termoelettriche che dovranno rimpiazzare quel 33% di energia elettrica ora prodotto in Germania dalle centrali termonucleari, causeranno danni all' ambiente. Per questa ragione almeno i tedeschi vivranno peggio.
I verdi sostengono che il rischio di un meltdown del nucleo di una centrale nucleare, anche se poco probabile, e' una catastrofe da rendere impossibile. E' vero: la catastrofe di Chernobyl ha ucciso migliaia di ucraini ed e' probabile che abbia danneggiato la salute e accorciato la vita a parecchie centinaia di tedeschi e di italiani. Non abbiamo subito danni, invece, per il funzionamento delle moltissime centrali francesi, delle 19 tedesche e delle 3 che hanno funzionato brevemente in Italia.
La sicurezza delle centrali nucleari e' molto variabile. Le tecnologie usate nell'Est europeo (ove ne funzionano ancora 100) sono piu' inaffidabili di quelle occidentali. I reattori russi, poi, non sono protetti dal doppio contenitore in cemento e in acciaio che e' standard in USA e in Europa occidentale. Il disastro di Chernobyl, comunque, non dipese da difetti tecnologici. La causa prima fu un inane esperimento (condotto senza la presenza di un solo ingegnere nucleare) durante il quale furono disattivati tutti i circuiti di sicurezza. L'esperimento fallì e ci fu l'esplosione.
Se, dunque, si volesse decidere di aumentare la sicurezza degli europei, non dovremmo pensare a chiudere i reattori tedeschi e quelli francesi, gia' abbastanza sicuri. Dovremmo collaborare ad aumentare la sicurezza di quei cento dell'Est: ce n'e' uno vicino - in Slovenia. Lo sapremmo fare: l' universita' di Roma e l'Ansaldo Nucleare hanno progettato due reattori ad alta temperatura raffreddati a gas che offrono sicurezza passiva e intrinseca. Sono mille volte piu' sicuri non di quelli russi - ma di quelli americani. Converrebbe a tutti sostituire i reattori russi con questi reattori a gas e sarebbe un buon business. Ma "nucleare" e' considerata una parola oscena: le persone civili non la usano nemmeno e sono contenti che nel referendum dell'8 novembre 1987 alla domanda "Nucleare si o nucleare no?" gli italiani abbiano risposto "No." Pero' la frase precedente e' falsa. Il referendum trattava di altro. Le domande erano tre. La prima: "Volete abolire la legge che dà facolta' al CIPE di scegliere dove costruire le centrali nucleari?" La risposta fu "Si" per cui ora il Parlamento potrebbe scegliere siti in cui installare centrali nucleari nuove - fino al 1987 non poteva. La seconda domanda era: "Volete abolire la legge che attribuisce compensi in denaro ai Comuni sul cui territorio di impiantano centrali nucleari?" La risposta fu "Si" - e ora si possono costruire centrali nucleari ovunque senza dare soldi ai Comuni. La terza: "Volete abolire la legge per cui l'ENEL partecipa alla ricerca francese Superphenix sui reattori nucleari veloci autofertilizzanti?" E si è abolita anche questa , ma la cosa e' irrilevante perche' in Italia non ci sono reattori di quel tipo. Ironicamente, pero', l'Italia riceve ogni anno gratis un po' di energia dalla Francia per compensare i contributi dati in passato al progetto Superphenix. Gli italiani, nella loro stragrande maggioranza, ignorano anche questo. Divorziano dalla realtà e sembrano alla ricerca di leader disinformati almeno quanto loro e interessati a questioni marginali o, in certi casi noti, al proprio tornaconto.