Sviluppo tecnologico ed evoluzione della società dovrebbero influenzarsi a vicenda. Ma la potenzialità delle macchine, se si esprime in un contesto non adeguato, invece di elevare le capacità intellettuali delle persone può produrre messaggi irrilevanti, falsi e volgari. Sono, comunque, strumenti perfetti.
La reciproca influenza del progresso tecnologico e dell'evoluzione della società si manifesta generalmente con un anticipo del primo rispetto alla seconda. Ma se ciò avviene quando gli esseri umani non sono ancora preparati, individualmente o collettivamente, ad accogliere tale progresso, scarsi saranno gli effetti che ne potranno derivare. Per anticipare questi mutamenti, da cui dipendono il nostro avvenire personale e quello della società in cui viviamo, cominciamo con il domandarci quali potranno essere, nei prossimi decenni, gli sviluppi tecnologici più rilevanti nel campo delle telecomunicazioni e dell'informatica.
Ragionare su questi fenomeni è necessario: raccogliere dati, elaborarli, generare conoscenza (mediante analisi e ricerca) e messaggi (testuali, numerici, grafici, ipermediali) è un'attività destinata a interessare, in avvenire, la maggioranza della forza lavoro di ogni Paese avanzato. Il progresso della telematica innalzerà i rendimenti di ogni altro settore di attività umana (agricoltura, industria, servizi tradizionali e innovativi, ricerca e insegnamento, attività sociali, economiche e politiche) ed eviterà, di conseguenza, distruzione di ricchezza e resistenze passive, rendendo disponibili risorse addizionali in grado di offrire scelte varie e significative a numeri crescenti di cittadini. Così la tendenza verso una maggiore diffusione dell'informatica non deve essere vista come una robotizzazione dell'uomo ma, e ne parlerò più avanti, come una occasione di evoluzione umanistica.
1.
Le macchine per comunicare possono essere di facile uso (telefoni, radio, televisori). In tal caso il loro parco, o popolazione, arriverà a un valore massimo più grande di quello che misura la popolazione umana, ma lo raggiungerà lentamente, seguendo una curva logistica governata da un'equazione di Volterra, in alcune decine di anni. Invece le macchine più complesse per comunicare ed elaborare informazioni (come i personal computer) in pochi anni raggiungeranno rapidamente un asintoto 1 uguale a una percentuale molto minore della popolazione umana. Questa circostanza è significativa, perché la diffusione di macchine complesse può essere l'indicatore del livello culturale di un Paese e, quindi, delle sue chances di futuro sviluppo.
Al confronto è meno rilevante la considerazione che le prestazioni delle apparecchiature di elaborazione e di trasmissione, nonché dei canali di telecomunicazioni, continuano e continueranno a migliorare velocemente. In effetti, presunti pregi intrinseci di tali macchine (alta velocità di funzionamento, funzioni di comando sofisticate) sono illusori, se gli utenti finali non ne hanno bisogno o non sono in grado di sfruttarli a causa dei loro limiti culturali: tanto che prima o poi potranno essere rifiutati dal mercato.
Come è noto, un'altra tendenza tecnologica che si va affermando è quella che si indirizza verso la integrazione, nella stessa apparecchiatura, di tre funzioni: elaborazione, registrazione/riproduzione e trasmissione/ricezione.
Alcuni costruttori hanno messo sul mercato computer che incorporano un telefono cellulare e, quindi, possono connettersi via radio con altri computer o con le reti telematiche attraverso la rete telefonica commutata. Nella primavera del 1996 la Apple lancerà Pippin (è il nome di una varietà di mela): un Pc che costerà 600 dollari e sarà munito di connessioni e programmi atti a trasmettere posta elettronica e a curiosare su Internet, oltre che di un lettore di Cd-Rom. La Oracle Corporation sta progettando un computer simile al Pippin che costerà solo 500 dollari: oltre a posta elettronica e connessione Internet, incorporerà un elaboratore di testi. Intanto alcuni fabbricanti di televisori manifestano l'intenzione di mettere sul mercato modelli a basso costo capaci di offrire molte delle prestazioni di un Pc con esecuzione di programmi e con software ottenibile via cavo, mentre il video funziona da monitor.
Se sul mercato prevarranno i costruttori di personal computer o quelli di televisori dipenderà: 1. dalle scelte tecnologiche fatte da ciascun costruttore; 2. dalle mode, soprattutto da quelle relative ai tempi e alle modalità di collegamento; 3. dai livelli dei prezzi offerti.
In ogni caso il risultato finale non cambierà molto. Sembra che fabbricanti di hardware, accademici e analisti del settore condividano l'opinione che il pubblico è, e continuerà a essere, interessato soprattutto a: posta elettronica, notizie (meteorologiche, politiche, sportive, orari, traffico) e intrattenimenti (film, musica, opera). Pur di soddisfare queste esigenze, il pubblico sarebbe disposto a sciropparsi pubblicità di ogni tipo e in qualunque misura. Secondo me questa supposta saggezza tradizionale è errata. In primo luogo, come cercherò di mostrare nell'ultima sezione di questo scritto, ben più rilevanti e costruttive sono le esigenze che le nuove tecnologie permettono di soddisfare, ma purtroppo i semplici meccanismi della domanda e dell'offerta sono inadeguati a provocare l'avvio di questi processi edificanti. Sarebbe necessaria un'opera di proselitismo illuminato, ma è forse vano attenderla dai poteri pubblici e dagli imprenditori. In secondo luogo, accettazione ed efficacia della pubblicità, presunte in modo tanto disinvolto, sono molto minori di quanto si creda. La pubblicità controproducente, perché il messaggio è goffo oppure odioso, è un fenomeno di notevoli dimensioni. La refrattarietà del pubblico ai messaggi promozionali sta crescendo. E' già proverbiale l'uso degli intervalli pubblicitari in televisione per soddisfare necessità corporali, telefonare, cercarsi un rinfresco.
Prima o poi nella televisione (interattiva o no, cablata o no, numerica o analogica, a definizione più o meno alta) enelle reti telematiche il pubblico tornerà a valutare:
- il valore intrinseco dei contenuti elaborati o trasmessi;
- le procedure di elaborazione usate;
- il valore aggiunto conseguente all'interazione con utenti più o meno abili e colti (tale è il valore percepito).
Alcuni utenti possono prediligere servizi sofisticati, come quelli relativi a investimenti in denaro, correndo, però, il rischio di affidarsi a imbroglioni professionisti (contro i quali è talora difficile raccogliere prove adeguate).
2.
Queste ultime considerazioni ci spingono a discutere i veri scopi ultimi delle macchine e delle reti. Infatti lo scopo finale di telefono, telefax, computer e connessioni in rete telematica non è quello di trasmettere voce, testi ed eventualmente grafica o di eseguire qualche elaborazione standard sui dati relativi. È quello di trasmettere conoscenza, aiutando l'utente a navigare nel mondo delle funzioni che gli sono offerte (dalla rete telefonica commutata a Internet con tutte le infinite possibilità delle sue banche dati, i suoi provider, i suoi utenti individuali, all'Isdn, Integrated services digital network).
Uno spinoff, un vantaggio accessorio, della trasmissione di conoscenza consiste nella creazione di domanda futura di prodotti sempre più sofisticati e a tecnologia sempre più alta, che siano effettivamente impiegati da un pubblico formato da persone culturalmente più avanzate.
Se accettiamo questo punto di vista, dobbiamo concludere, anzitutto, che il design non deve occuparsi solo di creare forme gradevoli e di assicurare buoni livelli di ergonomia (cioè buone comunicazioni uomo-macchina). Deve anche aiutare gli utenti dei prodotti a concentrarsi sulle ragioni vere della loro attività. Si può trattare di comunicazione a scopo di divertimento o di interazione professionale (radio, Tv, telefono, telefax, rete telematica). Si può trattare di elaborazione (personal computer). Si può trattare di attività creative (terminali grafici, videoscrittura, elaborazione di immagini a scopi tecnici o artistici). In ogni caso il design, che governa il rapporto dell'uomo con la macchina, deve suggerire modi di concentrarsi, ricordare funzioni essenziali, aumentare i rendimenti, evitare la dispersione.
Il design dovrebbe, dunque, contribuire a chiarire:
- perché il prodotto è importante per te;
- che cosa aggiunge alla tua vita;
- come è fatto davvero e come funziona;
- perché è fatto in questo modo;
- come devi usarlo perché serva meglio a te e agli altri;
- che cosa devi sapere (che non sai) perché il prodotto sia più utile;
- che vantaggi invisibili offre (risparmio energetico, protezione ambientale, facile riciclaggio, possibilità di connessione in rete, durata);
- che cosa devi saperne per evitare svantaggi o rischi.
Chi produce oggetti dovrebbe trasmettere messaggi che non riguardino solo i suoi prodotti. Messaggi culturali, non mirati al prodotto, possono avere la conseguenza di modificare la cultura, le capacità e gli interessi del pubblico. Così si può creare domanda per prodotti sofisticati ad alto valore aggiunto, che oggi non esistono ancora, e non perché non si sappia progettarli o costruirli 2: non esistono perché il mercato non li domanda, a causa del fatto che non contiene un numero sufficiente di individui che abbiano o vogliano raggiungere livelli di cultura abbastanza elevati.
Possiamo chiederci: chi costruisce televisori deve sentirsi responsabile dei programmi televisivi che saranno ricevuti da quegli apparecchi? La risposta è no, se pensiamo in termini di rispetto delle opinioni e delle scelte degli altri e di prevenzione della persuasione occulta. La risposta è sì, se pensiamo alla produzione di programmi televisivi di alto contenuto culturale, che in ultima analisi migliorano la qualità umana del pubblico e, a lungo termine, creano anche la domanda sopra citata di prodotti innovativi. L'uso di questi farà crescere i rendimenti della società e, quindi, beneficherà anche il pubblico e non solo il costruttore sponsor.
Lo sviluppo di una società più colta implica anche la creazione di condizioni più stabili e sicure e di un ambiente più vario e interessante. Ma non è questa la strada sulla quale siamo avviati. Sembra che stiamo continuando a procedere verso bassi livelli culturali degli utenti finali e, quindi, verso una scarsità di spinoff positivi e verso volumi relativamente bassi di fabbricazione e vendita di prodotti veramente sofisticati. Anzi le tendenze dei costruttori, già illustrate nella sezione precedente, sembrano mirate a ipersemplificare l'accesso alle funzioni più evolute, in effetti offerte all'utente solo in versioni minimalistiche o illusorie. Mirare, invece, all'addestramento degli utenti e a modalità d'uso culturalmente più elevate darebbe il vantaggio di una diffusa abilità nel codificare messaggi complessi e di consentire l'accesso a un'intera gamma di processi innovativi (come, per esempio, elaborazione avanzata di dati numerici relativi a realtà naturali e strutture create dall'uomo: elaborazioni statistichee riconoscimento di meccanismi quantitativi). Un impiego avanzato delle macchine per comunicare farebbe crescere anche i rendimenti e la produttività in ogni settore dell'attività umana; a sua volta, questo processo genererebbe risorse addizionali utilizzabili per incrementare le dimensioni del mercato di queste macchine e per amplificare ulteriormente la domanda di prodotti ad alto valore aggiunto.
In conclusione, lo scopo ultimo delle macchine per comunicare deve essere quello di contribuire alla pianificazione di una innovazione industriale alimentata dalla domanda (demand-side industrial innovation planning). Questo significa che l'identità tra domanda e offerta non deve essere raggiunta semplicemente (e banalmente) su di un piano in cui rappresentiamo i prezzi in ascisse e le quantità in ordinate. Deve, invece, rappresentare un equilibrio tra sofisticazione delle funzioni e delle prestazioni offerte e accettazione operativa fondata su livelli culturali più elevati.
3.
Come accennavo sopra, le nuove tecnologie permetterebbero di soddisfare esigenze ben più rilevanti e costruttive di quelle di cui si parla correntemente. Un primo settore di applicazione è costituito dal controllo in tempo reale dei processi urbani (controllo del traffico; sistema informativo generalizzato per coprire ogni evento, vicissitudine ed emergenza; gestione delle reti di trasporto e di energia; automazione dei servizi: bancari, commerciali, di manutenzione). Un secondo settore di applicazione è rappresentato dall'uso delle reti per realizzare contatti umani bi-direzionali e per ottenere interessanti risultati interattivi.
In generale il primo settore ora citato produce effetti positivi, almeno fin quando non crea progetti deviati o mostruosi o irti di trabocchetti. Questi vengono in essere quando si presta scarsa o nulla attenzione agli aspetti sistemici dei problemi trattati. Le conseguenze di simili inadeguatezze possono essere letali. Un primo esempio è fornito dal sistema di controllo automatico sulla griglia elettrica interconnessa delle regioni orientali degli Stati Uniti, la cui avaria causò il grande blackout del 5 novembre 1965. Altri esempi hanno riempito le pagine dei giornali: la compravendita automatica computerizzata sulla Borsa di New York, che contribuì a creare un grave panico con conseguente crollo delle quotazioni e dell'indice Dow-Jones; l'errore nel software dei computer della rete telefonica americana, che causò un blocco nelle comunicazioni con conseguenze nefaste anche per il traffico aereo fino alla completa paralisi del trasporto.
Le dimensioni dei grandi sistemi di comunicazione, trasporto, generazione e distribuzione di energia continuano a crescere. Il controllo computerizzato automatico di questi sistemi si fa sempre più pervasivo e veloce. Di pari passo, rischi sistemici sempre più minacciosi si profilano nel nostro avvenire. I rimedi possono essere cercati solo in dosi più forti e meglio elaborate di ingegneria dei sistemi. Il processo che tende a generarle è in corso e si svolge in modo sempre più massiccio e illuminato. Lo dimostra a sufficienza la rimarchevole assenza di grandi blackout elettrici in Europa e (dopo quelli del 1965 e del 1977) in Usa.
L'ingegneria della sicurezza, nata essenzialmente con l'industria nucleare, viene usata sempre più per ispirare legislazioni efficaci e per avertere disastri e grandi rischi. Gli errori umani dovuti a scarso addestramento e alla nota circostanza che la familiarità alimenta atteggiamenti irresponsabili devono essere però sempre temuti. Non esistono rimedi tecnologici semplici atti a eliminarli del tutto. Abbiamo bisogno, poi, di uno sforzo continuo per comunicare cultura e per diffondere concetti concreti e abitudini ispirate dai principi della gestione totale della qualità e da una filosofia della responsabilità e della cooperazione. Questo sforzo coincide largamente con il secondo tipo di impatto sulla vita urbana delle tecnologie dell'informatica e delle telecomunicazioni, di cui parlavo sopra, ma l'argomento non può essere trattato disgiuntamente da quello degli scopi ultimi del rinnovamento urbano.
In questo contesto la saggezza convenzionale (specialmente nelle sue forme modernistiche più ingenue) è viziata dalla perniciosa tesi che la tecnologia dell'informazione e delle telecomunicazioni sia un catalizzatore adeguato di ogni trattamento di conoscenza e di informazioni.
Per convincersi che le cose non stanno affatto così è sufficiente considerare i tristi precedenti della stampa, della radio e della televisione. Alcuni pensatori superficiali hanno cercato di confonderci le idee parlando della così detta rivoluzione di Gutenberg. Sfortunatamente, si trattò di una rivoluzione minore: cinque secoli dopo il suo inizio solo una minima parte della popolazione, anche nei Paesi cosiddetti evoluti, legge libri e ottiene informazioni da testi stampati. Analogo pessimismo è ispirato dalla radio e dalla televisione che potrebbero essere usate per un miglioramento culturale massiccio di intere popolazioni, mentre di solito trasmettono messaggi volatili, falsi e spesso volgari.
L'interattività offerta dalle reti telematiche potrebbe rappresentare un elemento veramente rivoluzionario. Però chiunque abbia navigato in Internet, avendo accesso a miriadi di bulletin board, ha dovuto impegnarsi in lotte prolungate per poter evitare il chiacchiericcio irrilevante di folle di utenti che non sembrano certo più evoluti o informati della media della popolazione. Le alte velocità di trasmissione e le larghezze di banda sempre maggiori che si rendono disponibili possono offrire migliore qualità grafica, connessioni vocali a basso costo e così via. Ma il vantaggio sarà nullo se i contenuti restano di bassa qualità.
Sfortunatamente non esistono ricette per stabilire nuove tradizioni culturali e per fare in modo che fioriscano. Qui il solo approccio ragionevole è quello di tentare un vasto numero di iniziative prendendo ispirazione dalla natura, che sta mettendo alla prova nuove soluzioni evoluzionistiche da alcuni miliardi di anni e con un successo notevole. Non possiamo sperare in risultati apprezzabili nella disseminazione di conoscenze di base, di idee e progetti positivi solamente perché cominciamo a usare la televisione ad alta definizione, anche se realizzata con tecniche digitali che la rendono compatibile con hardware e software che vengono utilizzati nel settore informatico.
Di nuovo: non possiamo trovare risposte efficaci esclusivamente nelle innovazioni tecnologiche. I problemi umani (e quelli urbani) chiedono soluzioni soprattutto umanistiche. Queste si possono trovare solo, per così dire, monitorando il progresso con lo strumento della sensibilità e del giudizio degli uomini come già accade in altri campi della ricerca scientifica e della produzione di beni di consumo quando si va alla ricerca della "qualità totale". E' essenziale un approccio critico logico-sperimentale. Molti fra gli attuali rapidissimi cambiamenti della società non hanno precedenti e sarebbe azzardato cercar di prevedere la loro evoluzione. Per esempio la fede in una possibile soluzione dei problemi del trasporto basata sulle funzioni vicarianti dei più moderni sistemi di telecomunicazione è, a mio parere, largamente illusoria. Infatti, nell'ultimo secolo, in tutti i Paesi avanzati la popolazione ha speso per viaggiare, su piccole e grandi distanze, circa il 15% del proprio reddito.
Poiché i redditi sono cresciuti enormemente, anche la mobilità del pubblico è cresciuta in proporzione, dilatando il problema. Non ci sono bacchette magiche, dunque. I grandi problemi sistemici vanno studiati (e le loro soluzioni sperimentate) ricorrendo all'ingegneria dei sistemi. Nella sua forma più moderna, questa deve incorporare, oltre all'ingegneria sociale pragmatica, anche l'analisi dei fattori umani. Le soluzioni parziali, fatte di singole novità o di provvedimenti settoriali, presto si riveleranno inefficaci.
Riferimento bibliografico
J. A. Adam, Upgrading the Internet, "Spectrum", mensile dell'Ieee (Institute of electrical and electronic engineers), settembre 1995.
Note
1 La crescita avviene secondo le ben note curve a S, dapprima rapidamente poi rallentando fino a raggiungere un valore costante detto "asintoto".
2 Mi riferisco soprattutto a stazioni di lavoro sofisticate che trattino grafici, dati alfa-numerici e navigazione in rete, ma anche a know-bots, cioè robot per filtrare le informazioni in arrivo dalle reti.