Garantire la propria privacy e la sicurezza dei messaggi scambiati in rete è desiderabile, ma richiede di investire tempo e denaro. Gli strumenti forniti, ad esempio, da Microsoft sono squilibrati. Se disponiamo il livello di sicurezza del browser su Alto, non potremo più ricevere e scaricare messaggi innocui e tanto interessanti da motivarci a pagarli. Spesso mi connetto a siti (come quello della mia banca) che considero deltutto sicuri, ma vengo invitato a riflettere che quel sito non è stato considerato sicuro (non si spiega bene da parte di chi) e che quindi mi espongo a un rischio. Certo è possibile che un'organizzazione, dotata di risorse e di capacità tecnica, segua le tracce delle mie frequentazioni su Internet per conoscere i miei gusti, i miei acquisti o i miei problemi di salute. Non ci sono mezzi semplici per proteggere la nostra privacy durante la navigazione e i normali rapporti di e-mail, ma dovremmo chiederci: quanto costa agli intrusi indagare su di noi e che vantaggio ne traggono? E noi che danno riportiamo, per essere troppo prudenti? Alcuni miei corrispondenti non accettano attachment alla e-mail temendo che contenga virus - rischio che certo esiste. I fornitori di anti-virus sono in genere efficaci e tempestivi (non sempre). Taluno insinua che i virus sono immessi in rete proprio da chi vende antivirus ("cui prodest?"), ma finora non sono emersi sospetti fondati, né prove. Spesso basta proteggersi solo evitando errori marchiani. Alcuni acquirenti dei miei libri on line hanno mandato a me per e-mail il numero della loro carta di credito. Li ho cautelati dandolo soltanto al server sicuro (crittografato) della banca, ma l'imprudenza è endemica: pare che il 60% dei bancomat smarriti rechi scritto a lapis il Pin segreto!