cultura

Prendi al volo la carriera
Roberto Vacca-(Newton-01- agosto-1999)

Non è giusto resistere alle proprie inclinazioni: la strada per la cultura deve essere ispirata all'attrazione (o alla infatuazione) non al calcolo. Quindi segui la tua passione per la filologia greca o la paletnologia o l'architettura, la letteratura, la legge. E non ti preoccupare se ti dicono che le scuole nel campo che scegli non sono ottime: si impara anche - ma non solo - a scuola e potrai supplire tu alle carenze che incontri. E, come dico più oltre, studia bene e poi potrai cambiare mestiere come vuoi. Però rifletti: è normale che ci attraggano le scelte che abbiamo visto fare intorno a noi e non quelle di mestieri di cui ignoriamo l'esistenza. E adesso: non ti ritrarre, nemmeno se ritieni di non essere portato per matematica, scienze e tecnologia. Documentati: vai a vedere. Troverai che anche queste materie, se insegnate bene, sono appassionanti e permettono di trovare lavori stimolanti. Non ti fissare! Ciascuno di noi possiede potenziali insospettati: forse avrai belle sorprese se ti apri a considerare mestieri che finora escludevi." Se, invece, non hai una passione decisiva per una professione, è ragionevole che pensi a quali siano le abilità più richieste e i lavori meglio pagati. Ma dove? In Italia i lavori nell'industria sono in declino, e l'alta tecnologia porta ritardo. Però puoi fare molti lavori di hi tech, informatica, organizzazione, progettazione senza emigrare, lavorando su Internet: basta imparare. La motivazione del guadagno, poi, non è da disprezzare. Un vecchio finanziere disse a un giovane contestatore: "Figliolo, io sono stato ricco e sono stato povero. Credi a me: ricco è meglio."" Professioni del tempo" Per valutare quanto scuola (e diplomi) ci preparino ai futuri mestieri, dobbiamo prevedere quali saranno i lavori dell' avvenire. Non è difficile. Nell'ultimo decennio due milioni di lavoratori hanno lasciato agricoltura e industria per passare ai servizi e al terziario. Faranno ricerca scientifica e tecnica, pura e applicata; si occuperanno di organizzare; raccogliere dati e statistiche; fare studi e analisi tecniche, economiche e sociali; disegnare; insegnare; divulgare; scrivere; amministrare; controllare la qualità, e così via. Le nuove professioni sono anche: softwarista, pianificatore, editor, ricercatore su Web, progettista siti Web, Webmaster, operatore in marketing telematico. Purtroppo, invece, molti di loro pestano l'acqua nel mortaio: scrivono testi, producono programmi TV, fanno discorsi che non lasciano traccia nelle poche persone a cui arrivano. In ogni caso i lavori nuovi più costruttivi toccheranno a pochi perchè per svolgerli bisogna studiare tanto e, invece, si studia poco. Nel 2005 avremo ancora solo il 5 per cento di laureati e il 22 per cento di diplomati, se non si avviano piani energici di miglioramento della scuola. In Giappone, invece, il 90 per cento della forza lavoro è diplomato." I confini fra i lavori futuri non sono ben definiti. Per prepararci, qualunque sia la direzione presa, non dobbiamo disprezzare nessuna branca dello scibile. In particolare, sapere più matematica conviene a tutti a prescindere dai diplomi. Come diceva Luigi Einaudi: "Non prendiamo tanto sul serio i titoli di studio: sono pezzi di carta che valgono assai meno dei giovani che li conseguono"." Vi esorto a scegliere studi tecnico scientifici anche perchè da anni diminuisce il numero dei giovani che ne sono attratti (vedere tabella nella pagina accanto). E' una tendenza che danneggia il Paese sia dal punto di vista socioeconomico, sia da quello culturale. Una laurea a orologeria" Anche le scuole migliori non ci addestrano a svolgere bene i mestieri che ci troveremo a fare. Dovremo imparare sul lavoro i dettagli dell'attività peculiare all'azienda in cui andiamo a finire. Niente di male: nessuno può insegnarci a usare macchine o applicare teorie ancora inesistenti. Rassegnamoci: la nostra vita lavorativa diventa più varia, anche se meno comoda. E potrebbe diventare più scomoda: alcuni propongono che tutti i titoli di studio avanzati abbiano durata limitata. Una laurea in medicina o in ingegneria sarebbe valida per 15 anni, poi, se non si danno esami integrativi, scade." Le facoltà di ingegneria e i politecnici italiani sono difettosi, come tutte le cose umane. Però non bisogna sopravvalutare questi difetti: le prospettive di successo nella professione restano buone. Da qualche anno, molte facoltà di ingegneria aderiscono al progetto Campus, organizzato dalla Conferenza dei Rettori delle Università italiane in cooperazione con la Conferenza dei Presidenti delle Regioni, Enea, Confindustria e Unioncamere. Campus introduce obblighi di controllo della qualità dell'insegnamento, mirato a migliorare il rendimento degli studenti e ad accorciare il percorso di studio. A questo scopo nei programmi sono inseriti seminari integrativi su: cultura europea, tecniche di comunicazione, cultura d'azienda, innovazione e trasferimento tecnologico, gestione della qualità." Parola d'ordine: clip on" In molte facoltà non esiste la figura del tutor, il professore che consiglia uno studente per vari anni del suo corso e cerca di risolvere i suoi problemi tecnici o teorici e quelli di integrazione fra discipline. Il rimedio da trovare per iniziativa personale consiste nel chiedere lumi a professionisti di successo. Se non ne conosci, cercali nelle aziende o a casa. In genere sono disponibili. Oltre al resto hanno spesso interesse a conoscere nuove leve. Gli aspiranti ingegneri trovano difficile immaginare in che cosa consisterà il loro lavoro futuro. È normale che sia così. Sarebbe difficile per la scuola impartire conoscenze teorico pratiche e, insieme, insegnare mansioni professionali di lavori concreti. Sarebbe opportuno insegnarle: i più qualificati a farlo sono gli uomini dell'industria, che però si presentano a raccontare le loro storie solo in pochi atenei." E'naturale che al momento della scelta uno si chieda: "Sarò davvero capace di svolgere un lavoro che non ho mai fatto?". Rispondo: certo che non saprete fare i lavori nuovi che vi sono proposti. Riflettete, però: tanti prima di voi hanno imparato molte più teorie e abilità dopo che non durante i corsi normali di studi. Accadrà sempre più spesso che impariate a fare qualcosa, applichiate questa nuova abilità per mesi e poi la dimentichiate di nuovo. Queste competenze si chiamano clip on, per analogia con un cartellino di riconoscimento che uno si appunta al taschino e leva quando non gli serve più. L'importante è imparare rapidamente. Spesso i corsi di facoltà tecniche con i loro libri di testo chilometrici impiantano nelle nostre teste un riflesso pavloviano: "Imparare è un processo lento e faticoso". Non è vero. Questa impressione dipende dal fatto che quegli apprendimenti non sono mirati. Se hai un motivo urgente di risolvere un problema concreto, impari con la velocità del fulmine. Scarti i dati inessenziali e ti destreggi da un manuale all'altro fino alla soluzione. Uno si può chiedere anche: "Scegliere un corso di studi e poi accettare un lavoro non condizionerà la mia vita futura ? Non sarò condannato a fare la stessa cosa per sempre?" Questo timore è infondato. Nel campo dell'ingegneria è in atto un processo simile a quello che vede diminuire il numero di colletti blu e aumentare quello dei colletti bianchi. Per esempio: il lavoro di progettare i circuiti elettronici più sofisticati (quelli dei circuiti ad alta integrazione) somiglia sempre di più a quello di programmare computer. Una parte crescente del lavoro dell'ingegnere sarà fatta di software: per questo le basi matematiche sono sempre più essenziali." Ragazze, fatevi avanti" Fra le matricole, le donne sono il 29 per cento, ma fra i laureati scendono al 17 per cento.E' ancora troppo poco, ma il messaggio per le ragazze è chiaro: c'è posto anche per voi. Fatevi avanti e mirate ad assicurarvi le migliaia di posti da ingegnere che oggi le aziende non riescono a coprire. Il messaggio per le aziende dovrebbe essere altrettanto chiaro: un buon modo per risolvere le loro difficoltà ad assicurarsi nuovi ingegneri è quello di impegnarsi in un'azione civile che le impegni cooperativamente e che coinvolga personalmente anche i loro tecnici. Per recuperare quel 70 per cento di allievi ingegneri che oggi si perdono per strada, per accelerare il compimento degli studi dell'altro 30 per cento e per facilitare la carriera alle donne si dovrebbero istituire centri di consulenza in cui tecnici e ingegneri, coordinando la loro attività con i docenti, fornissero consigli agli allievi in difficoltà." L'organizzazione" Una parte notevole del lavoro tecnico è costituita dall'organizzazione. Lo sanno gli aspiranti ingegneri che scelgono le carriere che conducono alla direzione, alle stanze dei bottoni. Per arrivare ai livelli di management più alti bisogna cominciare con l'organizzare bene il proprio lavoro personale, poi quello della propria squadra. E' essenziale, poi, organizzare il lavoro imparando a controllare la qualità: non solo delle macchine o dei processi progettati, ma dell'intero ciclo dalla progettazione, alla produzione, alla diffusione, all'assistenza agli utenti finali per tutta la vita del prodotto. A questo scopo bisogna imparare statistica, calcolo delle probabilità e contabilità. Bisogna studiare i processi produttivi, i concetti di "just in time", "difetti zero" e così via. Queste cose si imparano sul lavoro, presso le aziende più innovative. Certo può accadere di sbagliare e di lavorare inizialmente per aziende che sembrano avanzate e non lo sono. Basta cambiare rapidamente appena uno se ne accorge. Poi ci sono da progettare interi settori di attività tecnica e sistemi nuovi, possibili ma che nessuno ha realizzato ancora. Se vi piace che succedano le cose giuste (improbabili e ardue da realizzare), avrete da divertirvi. La mancanza di scienziati e tecnici nel nostro paese è un'emergenza. Il governo dovrebbe lanciare appelli con manifesti simili a quelli pubblicati in America allo scoppio della guerra: dipingevano lo Zio Sam che puntava il dito e diceva: "America wants you!". In un nostro manifesto, l'Italia dovrebbe indicare la tastiera di un computer, fissandovi negli occhi e dicendo: "Voglio più ingegneri!". Queste campagne non si fanno, perciò invito i giovani a pensarci da soli. Imparare mestieri complessi (soprattutto scientifici e tecnici) permette di fare lavori stimolanti e ben pagati. Allo stesso tempo aiuta il Paese a migliorare la sua posizione internazionale, cioè migliora la società in cui viviamo. Governi e imprenditori dovrebbero progettare imprese internazionali nei settori dell'energia, dei trasporti e delle telecomunicazioni, mirate a modernizzare Paesi in via di sviluppo. Il messaggio ai giovani, in conclusione, è: le vostre scelte di studio e di mestiere non riguardano voi soltanto, sono un modo concreto per contribuire al progresso del Paese.