cultura

punto e virgola Roberto Vacca

Il punto e la virgola, questi sconosciuti
Roberto Vacca-(il Messaggero-13 luglio-2004)

UN PANDA (in un ristorante) mangia, spara e se ne va. E' una storia senza senso. Traduce letteralmente la frase The panda eats, shoots and leaves . Se si toglie la virgola in più dopo "eats", si ottiene la frase giusta: "il panda mangia germogli e foglie".
La frase con la virgola sbagliata dà il titolo a un libro in cui l'inglese Lynne Truss insegna la punteggiatura. Questa critica dura è diventata subito un best seller. Sia negli Usa, sia nel Regno Unito si commettono errori di ortografia e punteggiatura gravi e frequenti.
Non sono solo i meno colti a sbagliare: anche professionisti, laureati, giornalisti. Negli Usa parecchi manager confessano candidamente: "Il mio spelling è disastroso: corregge tutto la mia segretaria."
In Italia sbagliamo meno perché la nostra lingua si scrive in modo più standard. La grafia inglese è difficile e bestiale.
Con i numerosi omofoni e omografi sembra fatta apposta per trarre in inganno (ad esempio: "mole" vuol dire: molo, talpa e neo). La "s" in fondo alle parole serve a fare il plurale regolare. Però, preceduta da un apostrofo, serve a fare il genitivo sassone (the cat's paw = la zampa del gatto) oppure sostituisce la terza persona singolare del verbo essere di cui si fa cadere la "i" (it's good = è buono).
Molti anglosassoni, dunque, confondono i modi di usare apostrofo ed "s" e scrivono "our hero's" (= del nostro eroe) invece di "our heroes" (= i nostri eroi). Scrivono "they're" (=loro sono) invece di "their" (=il loro). Inondano di apostrofi i loro testi e i loro cartelli, scandalizzando i puristi. Irritano anche me che ho acquisito da mia madre l'esigenza di una puntigliosa correttezza dello spelling inglese.
Mi rendo conto che è una fisima, anche se è vero che se scriviamo tutti osservando le stesse regole, si evitano molti malintesi.
In effetti non è davvero frequente che si producano sconcerti dovuti a cattive interpretazioni di testi scritti. Quando accade, dipende meno dall'ortografia che dal modo confuso di costruire le frasi.
Dovremmo ricordare sempre che le lingue sono fatte di frasi, non di parole.
Fino a pochi secoli fa, anche scrittori di buon livello in una stessa pagina di un libro scrivevano la stessa parola in due o tre modi diversi - e si facevano capire perfettamente.
Secondo me anche in italiano molte parole si scrivono in modo curioso e inopportuno. L'uso del "ch" è curioso. Non approvo chi scrive "perkè", "ke", "ki". Io, però scrivo "kilometri" perché la "k" è proprio il simbolo del multiplo di mille volte secondo il sistema internazionale di misura valido per legge nel nostro Paese.
Scrivo anche "perchè" sebbene il correttore ortografico del mio computer me lo sottolinei in rosso. Va d'accordo con certi amici puristi, uno dei quali mi ha scritto un e-mail per chiedere come mai nei miei testi io non usi l'accento acuto in "perchè".
Le ragioni sono due. La prima è che dovrei spingere il tasto delle maiuscole per scegliere la "é" con l'accento acuto. L'altra è che in italiano non c'è distinzione fra i due accenti: la pronuncia varia a seconda delle regioni, non degli accenti scritti.
Propongo, poi, di importare dagli anglosassoni un uso diverso della lineetta "-". Inserire un inciso fra due lineette - cosa che faccio spesso, se il proto non mi corregge - evidenzia e rafforza la digressione. Un altro uso inglese della lineetta è quello che indica una pausa con cui avviso il lettore che sto per mostrargli un quasi-sinonimo dell'ultima parola usata o per iniziare una frase rafforzativa non subordinata. E' un artificio grafico conciso - economico, che evita l'obbrobrioso uso dell'intercalare "come dire?".
Sia in inglese, sia in italiano si continuano a usare le virgolette in modo inappropriato. Lo scopo è quello di avvisare il lettore che stiamo scrivendo una parola che non è proprio quella giusta.
Quella giusta non mi viene in mente, ma tu - lettore accorto - mi capisci al volo, dopo che ti ho strizzato l'occhio con le dannate virgolette. C'è anche chi dice "fra virgolette" mentre parla. Lo disapprovo. C'è anche chi fa il gesto di due virgolette graffiando l'aria con l'indice e il medio delle due mani. Abitudine volgare evitanda.
Qualcuno dirà che parlo di minuzie. Certo ci sono argomenti più importanti, ma gli standard non vanno trascurati. Sono particolarmente importanti in contesti tecnici e informatici.
Altro esempio: l'uso internazionale degli scienziati, dei tecnici e dei contabili è quello di dividere con virgole i gruppi di tre cifre dei numeri grandi. Un milione e trecentomila si scrive 1,300,000. Invece il punto serve a dividere la parte intera di un numero dai decimali. Uno e 75 centesimi si scrive 1.75. In Italia si fa il contrario. E' ora di smettere - tanto più che molti, abituati a leggere testi stranieri scrivono i numeri secondo la convenzione italiana, ma dicono a voce "sette punto tre" invece di "sette virgola tre".
Si tratterà di preferenze personali, ma quelle che ho manifestato mi paiono meritevoli. Vanno almeno discusse.