Judith Swain (cardiologa) e il marito Edward Holmes (esperto in cellule staminali) lasciata la California, lavorano all'Università di Singapore che saccheggia da quelle di tutto il mondo i migliori scienziati. Questi sono attratti non solo da laboratori ricchi e moderni, ma dal clima di eccellenza cooperativa. L'università di Singapore eccelle anche in computer, elettronica, nanotecnologie, aerospazio. Il 23% dei suoi ricercatori sono stranieri e, nell'isola, anche molti grandi manager industriali sono europei o americani.
In tutto il mondo aziende, università, istituti di ricerca combattono per accaparrarsi persone di talento in scienza, tecnica, management, arti, design. Knowledge is power era vero al tempo di Francis Bacon: oggi lo è ancor più. Prospera chi inventa cose utili e complesse. Declina chi produce servizi e beni tradizionali. La ricchezza delle nazioni innovative (USA, Svezia, Finlandia etc.) cresce più veloce di quella dei Paesi che inventano meno, come l'Italia. Gli scienziati e gli inventori più bravi sono molto visibili. Le aziende hitech e le università li trovano facilmente. Nelle università eccellenti troviamo molti ottimi docenti stranieri - in USA, Inghilterra, Germania, ma non in Italia. Talento, intelligenza, creatività sono difficili da definire, ma si riconoscono bene. Per fortuna è sempre più ovvio che le doti intellettuali dipendono molto meno dal DNA che da ambiente ed esperienza. Conviene, quindi, iniziare le ricerche e favorire lo sviluppo dei talenti fra i giovani. In USA l'ente privato Science Service (finanziato prima da Westinghouse, ora da Intel) già dal 1972 indice concorsi per cercare talenti scientifici. Partecipano studenti delle superiori che descrivono ricerche o esperimenti che hanno ideato e illustrano i loro modi di organizzare il lavoro, di studiare, i loro interessi. Fra i vincitori di borse di studio (sostanziose), 6 hanno avuto il Nobel, 2 la medaglia Fields (matematica), 5 sono stati eletti all'Academy of Engineering e 32 alla National Academy of Science. Molte università americane hanno programmi simili. In Asia ci sono molte iniziative simili anche originate dall'industria che risente una carenza di esperti dato il suo rapidissimo sviluppo.
Le storie di successi asiatici sono famose. Nel 1981 sette imprenditori indiani con un capitale di 1000 dollari fondarono a Bangalore un'azienda di software: Infosys Technologies, che fattura oggi 2,2 miliardi di dollari l'anno e ha 58.000 dipendenti. L'India è il secondo esportatore di software al mondo. Non è solo coinvolta in outsourcing per clienti occidentali: produce soluzioni nuove e ricercate.
Sono buoni esempi da seguire. In Italia, invece, i laureati in informatica e quelli in ingegneria discussero a lungo su chi è autorizzato a curare e firmare progetti di sistemi informatici - ma esportiamo assai poco software.
In USA le aziende che impiegano personale più inventivo a livelli più alti vedono crescere il valore delle loro azioni perché danno speranza di alti profitti futuri. Le persone di talento che producono di più e ispirano queste fiducie sono pagati di più e già si sentono voci che avversano la meritocrazia e l'elitismo.
La ricchezza costituita da intangibili (informazione, studi, ricerche,. progetti) serve a costruire (e vendere) strumenti con cui si lavora meglio. La conoscenza che sta nei cervelli dei lavoratori è un valore. Lo chiamano "capitale umano". Taluno propone scioccamente che questa ricchezza intangibile si equipari a un bene concreto, si misuri e si inserisca nel conto economico che rispecchierà così la maggiore ricchezza delle aziende che possiedono conoscenze migliori. Certo che si devono fare investimenti in capitale umano. Però sapremo se producono davvero benefici solo quando vendite e profitti saranno cresciuti e i costi saranno diminuiti. Questi sono i dati sicuri da registrare nei libri contabili. La conoscenza e gli altri intangibili non vanno capitalizzati precocemente Possiamo riporre grandi speranze nel progetto di una macchina nuova. Ma forse il mercato non la gradisce oppure un concorrente ne offrire una migliore a prezzo minore. Possiamo gloriarci di aver addestrato una squadra di progettisti super, ma rischiamo che i migliori diano le dimissioni e ci lascino. Ogni investimento in ricerca, sviluppo e addestramento in azienda va registrata subito a spese. Se, poi, i benefici non arrivano, il passivo è già stato contabilizzato e non ci sono sorprese.
Anche misurare talento, intelligenza, creatività, leadership si può fare male in tanti modi e bene in pochi. Rassegniamoci: i modi migliori si basano sull'intuito di chi ha esperienza e sensibilità. Attenti agli indicatori numerici illusori! Perfino l'Economist prende avventatamente sul serio l'EHCI, Indice Europeo del Capitale Umano proposto dal Lisbon Council, associazione connessa con l'Università Zeppelin di Friedrichshafen. Pretende di misurare il valore del talento di un Paese in base al costo (invece che ai risultati) delle scuole di ogni ordine e grado, al tempo dedicato dai genitori a educare i figli, all'apprendimento sul lavoro, alle ore investite dagli autodidatti. Sono grandezze stimate a occhio, non misurate e ignorano quelle ben più credibili di Eurostat e OCSE. Vorrebbero misurare anche rendimento e produttività del capitale umano in base a illazioni ingenue. Le conclusioni sono gratuite. Meglio riferirsi all'Innovation Scoreboard redatto ogni anno dalla Commissione Europea. Meglio innovare che parlare di innovazione.