E' assordante il coro dei gastronomi che parlano, scrivono, discutono, trasmettono programmi TV su bevande, cucina e sui loro gusti. Sono interminabili i discorsi su qualità, sapori, prezzi, genuinità, reperibilità.
C'è chi scrive: "Adoro i pinot neri di quella regione." - "Ci sono legami profondi fra obblighi morali e piatti storici." - "Le palline, ultima evoluzione del finger food sono piene di potenzialità creativa". Di gusti non discuto, concordo con Moravia, il quarto Califfo, che diceva: "Ho mangiato tanti cibi squisiti in vita mia, che ora mi accontento solo di pane secco." Ci sono, però, ragioni serie per stare fuori dal coro dei buongustai e non occuparsi troppo del mangiare. Anzitutto i discorsi sugli alimenti sono ripetitivi e personali.
Chi commenta a lungo cosa ha mangiato è anche più noioso di chi racconta i propri sogni con dettagli. E poi sono discorsi materialistici e meschini. Il mondo è tanto più grande e interessante: contiene l'arte e i tramonti, i romanzi e la statistica, la scienza e i delitti, la tecnologia e l'amore, la perfidia e le scuole, la simpatia e l'artigianato, le invenzioni e la psicologia, le imprese spaziali e la musica, i romanzi e il management. Inoltre altri piaceri sono ben più intensi di quelli del palato.
Chi indulge al piacere della gola spesso ingrassa. Chi è soprappeso spesso è brutto - e sta male perché fatica a portare in giro il suo grasso. Ma ci sono ragioni vitali per essere snelli. Il biologo Leonard Guarente dell'MIT avrebbe dimostrato (v. Nature del 2/6/2004) che seguire una dieta ipocalorica estrema previene l'accumulo di tessuto adiposo bianco e intensifica il metabolismo, con il che la durata della vita cresce - in certi animali da laboratorio anche del 50%. In parte questo processo è influenzato dal gene Sirt1, ma non c'è dubbio che chi mangia meno accumula meno grasso.
Recentemente il Prof. C.D- Saper della Facoltà di Medicina di Harvard, ha determinato che un abbassamento di mezzo grado della temperatura corporea, anche senza sottoporsi a diete ipocaloriche, ha per effetto un allungamento della vita di circa il 10% (v. SCIENCE del 3/11/2006). Anche qui i meccanismi sono, in parte, genetici, ma anche la dieta ha una sua funzione. Ne concludo che interessarsi meno al cibo permette di aprirsi ad altri interessi e di perseguirli più a lungo perché campiamo di più.