cultura

G.Gioacchino Belli orologi Roberto Vacca

OROLOGI IN CERTE POESIE CURIOSE
Roberto Vacca (L'Orologio- 30 Maggio 2007)

"Oh, Griste sante! Segnar quattro, sonar tiece e star fentitue!"
Questa lamentela pronunciata con accento tedesco da uno svizzero del papa, fu registrata dal poeta Giuseppe Gioachino Belli nel 1846 a commento del suo sonetto del 22 ottobre L'ORLOGGIO. Per capirla bisogna sapere che fino a quell'anno il grande orologio del Palazzo Pontificio al Quirinale e quelli installati sui campanili romani avevano quadranti divisi solo in 6 ore invece che in dodici. Il primo giro finiva alle 6 del mattino - e la campana batteva sei colpi. Il secondo a mezzogiorno - dodici colpi. Il terzo alle 18 - sei colpi di nuovo - e, 4 ore dopo, mentre le lancette segnavano le 4, la campana batteva 10 colpi per le 10 di sera - che gli svizzeri contavano come le 22. Da qui l'esclamazione stupita della guardia svizzera

"O, Cristo santo! L'orologio segna le quattro, la campana batte dieci colpi e sono le ventidue!"
Pare che i quadranti con dodici ore fossero stati introdotti a Roma al tempo di Napoleone. Con la Restaurazione si era tornati a 6 ore, ma nell'autunno del 1846 papa Pio IX (Giovanni Mastai, incoronato il 21 giugno) stabilì di nuovo che i quadranti fossero organizzati all'astronomica - o alla francese - e i francesi venivano ancora chiamati giacobini. Il Belli fa parlare un popolano romano che rimpiange il sistema tradizionale e dice:

......er zanto padre ha la corata
D'arimette l'orloggio a la francese
Un papa ammalappena ar quarto mese
Der papatico suo! Brutta fumata!
Disse bene er decan de Lambruschini
Ar decan de Mattei: "Semo futtuti
Qua torneno a regna' li giacubbini!"
'Sto sor Pio come voi che Dio l'ajuti
Quanno ce vie' a imbroja' per li su' fini
Sino l'ore, li quarti e li minuti?

(NOTA - Mattei e Lambruschini erano due cardinali,
il secondo aveva conteso l'elezione a Pio IX).
La "corata" sta per il coraggio)

Nei sonetti del Belli gli orologi appaiono spesso come oggetti rubati e il poeta non disapprova molto i ladri. Il 24 ottobre 1835 scrive:.

Perché quello va in chiesa la mattina
Rubanno qualche orloggio o fazzoletto
C'entra da staje a fa' tanta marina?
Bisogna compatillo, poveretto.
Come dice er proverbio, sora Nina?
"Ama l'amico tuo cor su' difetto"

(NOTA - "marina" significa "biasimo energico
e ripetitivo"

Il Belli nomina anche gli orologi come sintomi o indicatori della ricchezza notevole di chi li sfoggiava. Sembra che venissero offerti anche come ex voto per grazie ricevute e appesi alle statue della Madonna. Nel sonetto del 2 febbraio 1833 descrive la statua della Madonna col bambino, (opera di Jacopo Sansovino nella chiesa degli Agostiniani):

" .....la Madonna de Sant'Agustino,
quella ch'Iddio je le dà tutte vinte.
Tra du' spajere de grazzie dipinte
Se ne sta a sede co Gesù bambino
Co li su bravi orloggi ar borsellino
E catene e scioccaje e anelli e cinte.

Il poeta doveva anche tenersi informato sul valore delle varie marche. Varie volte cita come esempi di perfezione gli "orioli" prodotti a Ginevra dal famoso Isaac Soret del quale storpia il nome alla romana. Nel sonetto del 19 aprile 1834, un ebanista descrive due scatole intarsiate che si accinge a produrre e ne giustifica il prezzo elevato assicurando il cliente che saranno perfette. Saranno:

du' cose arissettate
Come du'orloggi de Sacchesorette

Naturalmente il poeta romano, così attento alle ansie e alle paure di una popolazione che non viveva in situazione prospera e che aveva una speranza di vita alla nascita pari a poco più di metà di quella di oggi, non manca di interpretare l'orologio in modo pessimista e rassegnato come simbolo del tempo che passa e del fato inevitabile che incombe su ciascuno di noi.

La morte sta anniscosta in ne l'orloggi
E gnisuno po' dì "domani ancora
Sentirò batte er mezzogiorno d'oggi
".