cultura

intervista,Roberto vacca

IL PARERE DI ROBERTO VACCA - 3000
intervista di Marco Malaspina su "Oggi"

«Sarebbe una grande noia, ma non una tragedia»

Tranquilli, se anche il blocco del traffico aereo dovesse ripetersi e protrarsi a lungo, non saranno le ceneri del vulcano Eyjafjallajokul a precipitarci nel buio di un nuovo medioevo. Parola di Roberto Vacca, esperto di scenari globali e previsioni tecnologiche. E se è ottimista lui, che negli anni Settanta pubblicò un saggio apocalittico, Il medioevo prossimo venturo, che è tutt'oggi considerato un classico della futurologia, c'è da credergli. Ma vediamo, settore per settore, per quali ragioni, anche se il vulcano islandese dovesse tarparci le ali, la nostra vita non ne verrebbe troppo sconvolta.

TRASPORTI: «È una questione di numeri. Se andiamo a guardare la situazione italiana, i circa 900 miliardi di passeggeri-chilometro che copriamo ogni anno sono così percorsi: attorno ai 700 in auto, un centinaio con trasporti urbani (tram, bus, metro), una cinquantina in treno e appena 32 in aereo. Perciò, rispetto al totale, il traffico aereo incide relativamente poco. Vorrà dire che prenderemo più spesso il treno. Per alcuni sarà un po' scomodo, ma già adesso, con l'alta velocità, per le tratte nazionali sempre più persone preferiscono il treno all'aereo. E questo indipendentemente dagli effetti della nube vulcanica»

VIAGGI DI LAVORO: «Molto spesso si fanno solo per poi accorgersi che sono stati del tutto inutili: una semplice e-mail sarebbe stata sufficiente. Il punto è che il modo in cui ci spostiamo è assai meno importante della nostra capacità di organizzarci. Insomma, potrebbero subire una battuta d'arresto, ma oggi abbiamo altri mezzi per comunicare che suppliscono ampiamente».

TURISMO: «Non trascorreremo le vacanze a Sharm El Sheik, sai che problema. Si viaggerà meno, ma si studierà e si leggerà di più, per capire meglio cosa si andrà a vedere. Sarà l'occasione per imparare a masticare un po' le lingue dei paesi che poi si visiteranno, per esempio. Perché non è vedere un luogo che è importante, ma vederlo e capirlo . Così la smetteremo di tornare dal Giappone o dal Sudafrica capaci solo di raccontare che fanno la pasta scotta».

TECNOLOGIA E SCIENZA: «Non penso che, per consentire agli aerei di attraversare in sicurezza nubi di cenere con particelle abrasive, potranno verificarsi innovazioni tecnologiche di rilievo. Perché la posta non vale la candela. Una tecnologia diversa, forse più costosa, per evitare problemi che si verificano magari una volta ogni cent'anni, semplicemente non conviene. Piuttosto, aumenterà la nostra conoscenza del fenomeno, miglioreremo la raccolta e lo studio di campioni di nube. La mia impressione è che il recente blocco del traffico aereo sia stato fatto con carenza d'informazioni adeguate. Se dici "pare che sia pericoloso", non ci siamo. Prendere decisioni in assenza d'informazioni è sempre disastroso».
ALTRI DISAGI:

«Non arriveranno in tempo alcuni pezzi di ricambio, ma non ci fermeremo: saremo solo leggermente menomati. Verrebbero a mancare i prodotti freschi che arrivano da altre parti del mondo, ma le abitudini alimentari si cambiano. D'altronde, l'Impero romano ha fatto a meno di patate, pomodori e peperoncini senz'alcun problema. Poi, certo, ci sarebbero problemi tragici per chi li vive sulla propria pelle: pensiamo, per esempio, all'impossibilità del trasporto urgente d'un organo per un trapianto. Ma parliamo di casi sporadici, il loro impatto sul sistema sarebbe ridotto. Il punto è che mentre l'energia e le telecomunicazioni, quelle sì, sono strettamente collegate, i trasporti aerei interagiscono meno con il resto del sistema».