Sono 73 anni ormai che non si verifica una crisi economica grave. Ora tendiamo a mugugnare se alla fine dell'anno il prodotto interno lordo del Paese cresce meno dell'1% e alcuni si disperano se diminuisce di metà dell'uno per cento. In certo senso è giusto disperarsi, dato che mentre noi zoppichiamo, altri Paesi che innovano di più ci galoppano davanti con tassi di sviluppo anche del 5% annuo. Non è ragionevole disperarci, invece, se ci raffrontiamo alla Grande Crisi economica fra le due guerre mondiali. Basta pensare che dal 1929 al 1933 in USA la produzione industriale era diminuita del 28,6%, quella dei beni durevoli del 68%, i salari totali del 43% - e la disoccupazione era al 25%.
Le cose, dunque, stanno andando piuttosto bene - ma non tanto da doverci rendere sordi agli eventuali segnali negativi che ci arrivano. Le agenzie di stampa ci informano oggi che le immatricolazioni di auto in Italia sarebbero scese nel primo trimestre di quest'anno del 18,37%. Dovremo attendere che la cifra sia confermata, ma, se è vera, si confronta molto sfavorevolmente con quella corrispondente per gli USA che, per lo stesso trimestre, è di meno 3,3%.
Però questa risultanza non era inaspettata. Nel 2000 le nuove auto immatricolate in Italia erano state 2.600.000. Nel 2001 erano scese del 6,7% a 2.425.000. La previsione fatta dagli esperti all'inizio dell'anno era di 2.100.000 auto nuove: una ulteriore diminuzione del 13,4%. Ora sembra che le cose vadano ancora un po' peggio, ma ci sono ancora 9 mesi in cui si potrebbe migliorare.
La diminuzione nel numero di auto nuove era prevedibile per varie ragioni. Anzitutto l'andamento del parco auto si può rappresentare accuratamente con una curva ben definita matematicamente. Io l'avevo calcolata nel 2000 basandomi sui dati fino al 1998 e avevo trovato l'equazione che definisce questo processo di sviluppo. Era prevedibile che il numero di auto crescesse sempre più lentamente fino a fermarsi intorno al 2025 a 36 milioni. Nel 1999, però, il parco auto non crebbe affatto: entrarono in circolazione 2.350.000 auto nuove e altrettante ne furono rottamate. Inserendo quest'ultimo dato nei calcoli, l'equazione si modificava leggermente indicando che il valore finale del parco dovrebbe essere di 35 milioni, invece di 36.
Lo stesso fatto che negli ultimi anni tante auto vecchie siano state tolte insieme dalle strade con la rottamazione implica che per qualche tempo la tendenza a cambiare auto venga limitata drasticamente - e da anni l'automobile ha un mercato quasi esclusivamente di sostituzione. L'altro fattore che limita l'aumento delle auto è notorio: la congestione rende meno desiderabile l'uso di un veicolo privato. E' prevedibile che ricorreremo sempre di più a prendere in affitto per brevi periodi l'auto che ci serve ogni volta per scopi ben definiti.
Ma sembra che non tutti credano a questo rallentamento dello sviluppo dell'auto suggerito dai calcoli matematici basati sulle risultanze statistiche e dal buon senso. Ad esempio De Tomaso si propone dal 2007 di produrre ogni anno 200.000 fuoristrada UAZ su licenza dell'Ulyanovsk Car Plant, assemblando telai e carrozzerie importate con motori IVECO. C'è da chiedersi quanti di questi veicoli potranno essere assorbiti dal mercato italiano, del quale andrebbero a costituire il 10 per cento.
Altra notizia recentissima è che una casa tedesca sta provando su strada 15 auto a idrogeno prodotte di serie. Dobbiamo attenderci che per proteggere l'ambiente si vada sempre più verso motori a emissione zero (elettrici, a idrogeno) o almeno verso pile a combustibile che aumenteranno molto i rendimenti.
Ma l'innovazione vera è quella che implica un graduale abbandono della costruzione di macchine e dell'impiego di metalli, plastica, gomma, energia. Chi ha gli occhi aperti dovrebbe aver capito che il nostro avvenire sarà prospero e interessante se produrremo intangibili: software, elaborazione di conoscenza, studi, progetti, intelligenza, organizzazione. La notizia buona sarebbe che non si producono più auto, ma più programmi di computer. Purtroppo in questo settore portiamo ritardo notevole.