scienze

blackout, corrente dal Congo  Roberto Vacca


BLACKOUT: PRENDIAMO LA CORRENTE DAL CONGO
:Roberto Vacca-(Newton-ottobre-2003)

IIl riscaldamento globale non c'entra. La scorsa estate in Giappone è stata la più fredda degli ultimi 10 anni. I blackout italiani, programmati, dipendevano dal caldo e dalla carenza di capacità produttiva. I piani energetici in Italia furono annunciati e mai realizzati. La tecnologia progredisce e i rendimenti delle centrali sono cresciuti. Pero' crescono anche i consumi e la potenza installata non basta.

C'è bisogno di nuovi piani energetici. Del ricorso a fonti rinnovabili ( biomasse, vento) si parla spesso, ma si fa poco. Nel Nord Europa i generatori eolici sono diffusi. IL loro contributo è modesto, ma non trascurabile. Se non si vuole ricorrere al nucleare, anche se le nostre Leggi in realtà lo permetterebbero, un'impresa ambiziosa, ma risolutiva, sarebbe la costruzione di una centrale idroelettrica da 30 GigaWatt sul fiume Congo. L'energia prodotta (equivalente a quella di 30 centrali nucleari) si puo' portare in Italia con cavi sottomarini. Potremmo fermare molte centrali termoelettriche e ridurre la dipendenza dal petrolio! Più modesto e più facile è il risparmio basato su elettrodomestici, motori e lampade ad alto rendimento: si può fare in tempi brevi, risparmiando il 4O% dell'elettricità consumata attualmente. Anche in Usa la potenza disponibile era ai limiti.

Il blackout di agosto, però, avvenne in modo istantaneo a causa di instabilità sulla rete elettrica. Una perturbazione locale (corto circuito, tensione che oscilla) si trasmise a grande distanza per una serie di problemi tecnici. Al blackout pare abbia contribuito anche un virus telematico, Lo SlammerW32, che si diffonde come un fulmine raddoppiando ogni 8 secondi il numero dei Pc infettati. Il virus entrò nel software di sicurezza di un'azienda elettrica in Ohio. Una linea ad alta tensione andò in corto e i sistemi di allarme non se ne accorsero. Quarant'anni fa i ccntrolli erano fatti da apparecchiature fisiche. Ciascuna veniva tarata e si era sicuri che funzionava bene. Ora i segnali di misura vanno a un computer che li elabora e decide come regolare il sistema. Segue un programma scritto anni prima da chissà chi. Quindi decisioni critiche sulla gestione di sistemi complessi sono affidate a controlli forse errati. Intanto la complessità delle reti aumenta, e meno probabile che i vecchi programmi funzionino bene. I rischi crescono. Sembra poi che queste situazioni siano più critiche in Usa che in Europa. Forse qui siamo più consci delle imperfezioni della nostra tecnologia. Quindi siamo più cauti nell'uso di sistemi automatici.