scienze


INNOVAZIONI APPARENTI E INNOVAZIONI SOSTANTIVE

:Roberto Vacca-

Le regole e i tempi con cui dalle invenzioni di base si passa alle innovazioni realizzative largamente diffuse, sono stati studiati in migliaia di casi. Si e' dimostrato cosi' che non vale la teoria dell'eco. Le innovazioni, cioe', non sono semplici echi: non conseguono alle invenzioni dopo un ritardo piu' o meno lungo. E' facile capire, infatti, che l' effettivo passaggio alle pratiche realizzazioni su grande scala dipende, da una parte, dalla propensione degli imprenditori a fare gli investimenti necessari e, dall'altra, dalla prontezza con cui il pubblico accetta le novita'.

Accade che si diffondano rapidamente innovazioni solo apparenti (i tedeschi le chiamano Scheininnovationen). Fra queste ci sono le nuove soluzioni di packaging, i nuovi modelli di utilita' e i nomi nuovi attribuiti a prodotti vecchi. In alcuni casi funzioni inesistenti vengono implicate dalla forma del prodotto senza che ci sia alcuna rispondenza nella realta'. Per esempio certe automobili negli anni Sessanta sfoggiavano pinne posteriori intese a richiamare la forma degli aerei a reazione, ma non avevano alcuna funzione aerodinamica. Negli anni Ottanta molte auto cominciarono a scimmiottare i modelli da corsa con i loro sedili avvolgenti e una goffa e ingombrante escrescenza fra i due sedili anteriori che serve solo a occupare spazio e a facilitare la sparizione di monete, carte e piccoli oggetti che scivolano lungo i suoi lati. In certi casi, infine, si abbandonano materiali ottimi senza ragioni plausibili: in Italia sono quasi introvabili i calzini di filanca e le camicie di cotone e poliestere e si e' diffusa la falsa credenza che causino allergie. Rinunciamo cosi' scioccamente a oggetti utili e gradevoli - forse indotti a questo dai produttori di fibre concorrenti.

Si contrappongono alle innovazioni apparenti quelle sostantive. Sono quelle che permettono di fare cose che prima non si potevano fare in alcun modo. Gli esempi sono infiniti dagli aerei veloci che ci permettono di andare per lavoro a Londra o a Bruxelles dalla mattina alla sera, agli innumeri strumenti per trasmettere ed elaborare informazioni (fax, telefoni cellulari, reti telematiche, scanner che trasformano in segnali codificati i testi scritti in chiaro, etc.).

Altre innovazioni sostantive ci permettono di fare cose che gia' facevamo, ma a velocita' molto piu' alta, risparmiando cosi' tempo e denaro. Non metterei fra queste le auto capaci di correre a oltre 200 km/h - il che e' proibito dalla legge. Sono utilissime, invece, le stampanti che producono 20 pagine al minuto invece di tre.

E' paradossale, poi, che esistano tecnologie gia' provate, ma non utilizzate. Questo accade perche' manca un ultimo passo per renderle economiche o per renderle fattibili senza complicazioni eccessive. Fra gli esempi, cito: aerei che volano indefinitamente per effettuare rilevamenti meteo o ambientali e hanno motori elettrici alimentati con fasci di microonde dal suolo; le culture "geniponiche" in cui un computer governa in ogni istante ambiente e irrigazione di ortaggi: si potrebbero produrre ogni anno 100 kg di pomodori per metro quadrato (ma l' energia richiesta e' eccessiva); occhi elettronici che servano da protesi per i ciechi. Infine celle fotovoltaiche che abbiano un rendimento del 35% (invece del 16%) e un costo di installazione di 1.500 $/kW (invece di 10.000).

Da quanto detto si conclude che le invenzioni piu' utili sono quelle che permettono realmente il passaggio alla fase applicativa dell' innovazione. Occorre, dunque, controllare la qualita' della ricerca. Nelle regioni di frontiera delle conoscenze umane questo gia' accade: gli scienziati lo fanno, in genere, molto bene. Quando si tratta, invece di ricerca mirata a fini applicativi da realizzare in un futuro prossimo o remoto, sarebbe bene organizzare una rete integrata di controlli sulle attivita' pubbliche e private. In questo modo si eviterebbero duplicazioni di sforzi, si sfrutterebbe ogni possibile sinergia e si aumenterebbe la probabilita' di effettivo sfruttamento. E' probabile che l' Unione Europea arrivi a realizzare una rete cosi' fatta: converrebbe a tutti.

Possiamo, infine, considerare innovazioni sostantive quelle che permettono a chiunque di svolgere funzioni prima riservate a pochi. E' il caso di elaborazioni informatiche, matematiche o di testi che prima potevano essere fatte (lentamente) solo da pochi esperti. E' il caso di strumenti motorizzati che non richiedono piu' forza fisica (macchine operatrici, seghe a motore) o che permettono di sfruttare meglio la forza fisica che abbiamo (magari scarsa).

Meno desiderabili appaiono invece, gli apparecchi di uso domestico (coltelli, aspiratori, strumenti per la pulizia della casa e perfino spazzolini da denti elettrici) che evitino ogni sforzo fisico. Infatti un loro uso eccessivo contribuisce a degradare il nostro tono muscolare e le nostre funzioni cardiocircolatorie. Quindi e' probabile che si affermino macchine che tornino all'antico e ci obblighino a fare qualche sforzo fisico per tenerci in forma migliore.