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cercare ET  Roberto Vacca

25 MILIARDI PER CERCARE ET
:Roberto Vacca-Il Mattino-08-08-2000

I delfini hanno cervelli 4 volte più grandi del nostro e sono intelligenti. Però comunichiamo con loro poco e male, forse perchè dedicano troppe delle loro facoltà a sopravvivere in mare - ambiente poco adatto a mammiferi che respirano l'ossigeno dell'aria. Sarebbe entusiasmante, invece, comunicare con altri esseri intelligenti da mondi lontani anche malgrado le estreme difficoltà che ci sarebbero. Come disse Enrico Fermi: "Se potessero viaggiare fino a noi, sarebbero già qui."
Dunque dovremmo comunicare via radio scambiando messaggi disturbati e lenti. Le risposte (ardue da capire) ci arriverebbero dopo anni. Eppure da 40 anni c'e' un ente che spende miliardi all'anno per ascoltare su tutte le gamme di frequenze eventuali segnali codificati in arrivo da pianeti lontani nel cosmo. E' il SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence o Ricerca di Intelligenza Extraterrestre) - su cui trovate informazioni e dati sul Web (www.seti.org.). Finora non hanno captato nemmeno un segnale sospetto di avere origine artificiale.
Ma ora, le risorse disponibili sono improvvisamente cresciute. Paul Allen, uno dei fondatori della Microsoft, ha dato alla SETI 11 miliardi e mezzo di dollari e Nathan Myhrvold, direttore tecnico della Microsoft, ci ha aggiunto un miliardo di dollari. Questo investimento e' circa la metà di quanto serve per realizzare il radiotelescopio più potente del mondo. Sara' costituito da centinaia di parabole di radio telescopi installati 460 km a nord di San Francisco, collegati per funzionare come un singolo strumento che darà una singola immagine di quanto osserva. Il luogo scelto e' deserto ed è scevro da rumore e interferenze. Il sistema sarà gestito insieme all'Università della California a Berkeley.
E' giusto investire somme così ingenti in un'impresa così problematica? Klerkx, direttore delle ricerche di SETI, risponde: "Senza investimenti come quello dell'insieme di telescopi di Allen, la probabilità di ricevere segnali di ET rimarrà zero."
Ora gli astronomi di SETI guarderanno, una dozzina alla volta, stelle simili al nostro sole, per le quali sia alta la probabilita' di avere pianeti con adeguate quantita' di ossigeno, di idrogeno e di carbonio e, quindi, di sviluppare forme biologiche vitali e - prima o poi - esseri intelligenti.
SETI confida che potrà realizzare un grande prototipo del nuovo telescopio entro il 2003 e completare il progetto (forse con migliaia di piccole antenne) per il 2005. Possiamo attenderci, allora, di ascoltare i messaggi di ET fra pochi anni? Non lo sa nessuno. Se siete interessati, troverete una discussione polemica pubblicata da SETI fra Seth Shostak (uno dei suoi scienziati che ha pubblicato un libro "Sharing the Universe" - "Spartirsi l'Universo") e l'astrofisico Arnold Wolfendale, Astronomo Reale britannico dal 1991 al '95. Shostak è sicuro che esiste vita in altri mondi (e che la troveremo). Wolfendale opta per il contrario. Sulle letterine che si sono scambiati aleggiano gli spiriti di Fermi e di Giordano Bruno. Alla fine, però, gli argomenti sono abbastanza rozzi.
Shostak dice: "Nella nostra sola galassia ci sono decine di miliardi di stelle con pianeti. Molti di questi avranno condizioni necessarie alla vita e la nostra terra dimostra che l'evoluzione porta a sviluppare esseri intelligenti. Basta che la probabilità sia di uno su un milione per ogni pianeta per concludere che migliaia di pianeti ospitano animali intelligenti."
Obietta l'astronomo reale: "E' gratuito supporre una probabilità di uno su un milione. Potrebbe trattarsi di uno su mille miliardi. E poi per più di 3 miliardi di anni sulla Terra la vita era poco intelligente e solo da poco ha sviluppato tecnologie di comunicazione avanzate."
Nessuno potrà produrre dati più affidabili sulla probabilità che nascano civiltà avanzate su pianeti simili al nostro. Dunque non ha senso prolungare la discussione. Ricordo solo che Colombo trovò l'America mentre cercava Cipango (la Cina): auspichiamo, quindi, che continuino questi tentativi di ricerca. E' probabile che facciano progredire la radio astronomia, permettendoci di capire meglio chimica interstellare, struttura dei campi magnetici galattici e fisica delle stelle di neutroni in rapida rotazione. Ne deriveranno risultati collaterali anche utili a scopi pratici.