scienze

: incertezza delle previsioni  Roberto Vacca
Gordon Moore


Le previsioni - anche calcolate - sono incerte:
quali sono le domande giuste da fare?
:Roberto Vacca

Nel pezzo precedente sostenevo che il parco auto italiano delle auto tendeva a un asintoto [valore costante finale] di 28 milioni e che questo valore era gia' stato superato nel 1993 con piu' di 30 milioni di auto. Ho rifatto i conti prendendo in considerazione, pero', il parco auto italiano solo dal 1978 al 1993 e ho trovato che in questi 16 anni la curva si discosta dalla tendenza precedente e tende, invece, a ben 41 milioni di auto, valore che dovrebbe esser raggiunto verso il 2040. L' equazione che descrive la curva ricopia i valori empirici del Pubblico Registro con un errore standard minimo (solo 3 per mille!).

Ma chi crede davvero che in Italia avremo mai 2 auto ogni 3 abitanti? Sembra probabile che siano ancora plausibili le previsioni fatte in base ai calcoli precedenti e che fra breve la crescita del parco auto si arresti e inizi un declino per lasciare posto ai nuovi veicoli elettrici. Ma, anche conoscendo i piani di investimento futuri dei fabbricanti di auto, non sapremmo calcolare la probabilita' che questa transizione avvenga davvero a partire dal 2000 o dal 2010. Le previsioni, dunque, sono sempre incerte anche se basate su calcoli precisi.

Vediamo un altro esempio. Nel 1965 Gordon Moore [allora con la Fairchild, oggi presidente emerito della Intel] vaticino' che il numero di transistor per chip avrebbe continuato a raddoppiare ogni 18 mesi almeno fino al 1965. Dal 1962 al 1965 quel numero era raddoppiato ogni 12 mesi: da 8 nel 1962, a 16 nel '63, 32 nel '64 e 64 nel '65. Moore prevedeva che nel 1975 un chip avrebbe contenuto 8.192 transistor: sbaglio' di poco - il microprocessore INTEL 8085 ne conteneva circa 7.000.
Se Moore avesse provato a basare le sue previsioni sulle equazioni logistiche di Volterra, avrebbe potuto concludere - sia pure in modo piuttosto ipotetico - che nel 1991 un chip avrebbe contenuto piu' di 4 milioni di transistor - e, di nuovo, avrebbe sbagliato di poco: nel 1993 il Pentium accumulo' su di un solo chip 3.700.000 elementi attivi. Dunque non ha molto senso parlare di raddoppio ogni 18 mesi. E' presumibile che le equazioni logistiche di Volterra ci aiutino a fare previsioni un po' migliori - la domanda critica e': quanto migliori?

Oggi abbiamo a disposizione 30 anni di storia del progresso in questo campo. Nel 1997 il microprocessore 80786 [sempre della INTEL] contiene 10 milioni di transistor - mentre le memorie RAM dinamiche ne contengono ben 256 milioni.

In base ai traguardi raggiunti dalla INTEL, ho calcolato due diverse equazioni. Secondo la prima (che copia i dati fino al 1997 con un errore standard di 0,037 - non molto basso) nel 2020 si dovrebbero concentrare in un chip 40 milioni di transistor. In base alla seconda (che copia i dati fino al 1997 con un errore standard di 0,045 - leggermente maggiore del precedente) nel 2020 dovremmo arrivare solo a 25 milioni di elementi attivi.
Sebbene gli errori standard con cui le equazioni si adattano ai dati storici siano cosi' poco diversi, si possono fare altre considerazioni matematiche piuttosto sottili che portano a ritenere la seconda stima (piu' bassa) piu' affidabile della prima. Ma ritenerla piu' affidabile non vuol dire certo ritenerla sicura.

Possiamo ben immaginare che tecnologie del tutto nuove portino a superare enormemente i livelli citati sopra. C. Gordon Bell della Microsoft immagina che si possa arrivare a registrare 20 milioni di miliardi di bit in un chip di un centimetro quadrato e che i personal computer di domani possano eseguire centinaia di miliardi di operazioni al secondo. Immaginare e' cosa ben diversa dal calcolare, ma, a questo punto, dovremmo chiederci:
Vale la pena sforzarci ad anticipare i progressi dell' alta tecnologia di qui a 20 anni - specie se ricordiamo quante previsioni errate [per eccesso e per difetto] siano state avanzate in passato anche dai migliori esperti? E io risponderei di no.

Possiamo, invece, porre a noi stessi altre domande (piu' vitali):
E' ragionevole misurare il progresso solo in base alle prestazioni delle macchine? Che differenza faranno computer iperveloci che si comandino con la voce, che offrano comunicazione istantanea con terminali mobili siti ovunque nel mondo e che gestiscano robot universali? Non e' piu' ragionevole investire risorse in iniziative volte a innalzare la cultura e le abilita' degli utenti affinche' usino in modo piu' ragionevole e costruttivo gli strumenti telematici?
Una scuola di pensiero sostiene che le previsioni piu' utili non sono le piu' rigorose dal punto di vista metodologico, ma quelle piu' costruttive perche' prescrittive - che stabiliscono, cioe', quello che DOVRA' accadere. Forse chi la sostiene ha ragione: e' vitale mirare al miglioramento degli umani. I progressi dell' alta tecnologia - al confronto - sono meno rilevanti.