"Non esiste un talento innato per la matematica." ha affermato in un convegno romano Stanislas Dehaene, matematico applicato, informatico e psicologo cognitivo. Su questa affermazione sono d'accordo: sostengo da anni che la scarsa abilità matematica della gente è prodotto del cattivo insegnamento e del fatto che nessuno addestra i maestri a insegnare matematica bene. Trovo, invece, poco interessanti altri risultati che Dehaene ha pubblicato con grande battage. Ha scritto: "Il nostro cervello non funziona come un computer e il mondo fisico non funziona in base alla matematica, che si è evoluta per spiegarlo in modo simile a quello in cui l'occhio si è evoluto per fornirci la vista." "I numeri sono come i colori: strutture costruite dal nostro cervello." Sono similitudini efficaci, ma vaghe: non sappiamo affatto se l'universo sia isomorfo (abbia, cioè, la stessa struttura - sia formalmente identico) con la matematica (discuto la questione nel mio libro "Anche tu fisico" disponibile on line).
Questi argomenti sono interessanti - vitali. Però rimango deluso quando studiosi innovatori pretendono di offrirci grandi risultati e poi restano in superficie. Ebbi la stessa impressione dal capitolo che Oliver Sachs (quello dell'uomo che scambiava la moglie per un cappello) dedica a due gemelli "idioti sapienti". Erano due ragazzetti deficienti. Stavano insieme per ore: poi uno enunciava un numero enorme con decine di cifre. L'altro ci rimuginava sopra e poi rideva forte: ogni volta era un numero primo - e Sachs non ha minimamente investigato su come facessero!
Così Dehaene sostiene che "la capacità aritmetica è un tratto biologico di base avente un substrato cerebrale specifico in un insieme di reti neuronali localizzate nel cervello di ciascuno di noi, le quali incorporano la conoscenza dei numeri e delle loro relazioni". "Produciamo nelle nostre menti una piramide di costrutti mentali sempre più astratti in base alla nostra abilità di pensare simbolicamente e di rappresentare le quantità in modo non verbale." Anche queste sono asserzioni ragionevoli, ma fanno avanzare poco la nostra conoscenza.
Io credo che l'apprendimento umano sia processo così complicato che ancora un semplice approccio pragmatico è più utile di tante teorie mezze cotte. Dehaene sostiene che i bambini cinesi sono più bravi a contare dei nostri perchè non dicono "undici, dodici, tredici, quattordici...", ma "dieci-uno, dieci-due, dieci-tre. dieci-quattro ..." - proprio come facciamo noi dal 20 in poi. Ma questo vantaggio è nullo rispetto alla fregatura di usare ideogrammi invece dell'alfabeto per cui i cinesi ci mettono 9 anni per imparare a leggere e scrivere, contro le poche settimane di nostri bimbi.
Troviamo consolazione nel fatto indiscusso che non esistono persone costituzionalmente inadatte a capire la matematica. I nostri figli eccellono nel settore se li aiutiamo a trovare buoni maestri. Evitiamo di gloriarci per aver capito noi alcune verità banali.
Ho fatto, allora, qualche ricerca su Web per saperne di più su Dehaene. Chi è interessato può trovare dati abbondanti su www.edge.org . Si tratta di un gruppo di studiosi che propugnano (o rappresentano) una "terza cultura" più avanzata di quella umanistica e anche di quella scientifica tradizionale. Questa terza cultura da' il titolo a un libro di John Brockman (un non scienziato) e vengono citati nomi illustri coagulati nel gruppo, dal premio Nobel Gell-Mann a S. Jay Gould (biologo), R. Dawkins (evoluzionista), P. Davies (cosmologo), R. Schank (intelligenza artificiale), J. Lanier (realtà virtuale) H. Moravec (robotica) e così via. Apparterrebbero a un gruppo (una società?) che si chiama "digerati" e a un "Reality Club". Non mi permetto di dare giudizi su studiosi famosi e profondi. Manifesto sommessamente dubbi sul modo pretenzioso in cui idee forse di grande valore vengono presentate in questi contesti.