Conobbi il glottologo Mario Lucidi negli anni '40 e '50. Mi insegnò molte cose (lingue, linguistica, metodologia) e mi illustrò la sua teoria dell'informazione trasmessa inconsciamente nei toni di voce di chi parla lingue indo-europee. Scrissi un breve saggio nel mio libretto Esempi di Avvenire del 1965.
E' affascinante l'idea che con i toni indichiamo:
* se un numero (non troppo grande) è primo
* se diciamo la verità o no.
* se la frase che pronunciamo è nostra o è una citazione
Purtroppo non avevo l'udito fine e discriminatorio di Lucidi. Quindi non sono mai riuscito a distinguere i toni che lui chiamava estenso e intenso. Percepisco solo chiaramente che quando pronunciamo una frase citata, invertiamo i toni rispetto a quelli che useremmo se la frase fosse nostra.
Ritengo che intuire queste strutture espressive sia del tutto inadeguato. Sarebbe importante definire in modo sperimentale e quantitativo queste caratteristiche del nostro modo di parlare. Ricordo vagamente di aver fprse mostrato a Lucidi vecchi diagrammi di Visible Speech (*) , ma l'analisi grafica sembrava troppo rozza per giungere a definizioni adeguate (permetteva appena e con incertezza di interpretare le tracce grafiche per ricostruire quali fossero le parole pronunciate, ma non di analizzare i toni). Oggi sono disponibili strumenti molto più sofisticati che consentono analisi spettrali etc. e di rappresentarle in modi accurati.
Sarebbe desiderabile e istruttivo che esperti di elettronica, di fonetica e di teoria dell'informazione sperimentassero in questo campo. Oltre all'interesse teorico e pratico, Lucidi riteneva che per questa via si sarebbe potuta realizzare una efficace macchina della verità.
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(*) Visible Speech era un sistema di analizzare e registrare graficamente in funzione del tempo le frequenze presenti nell'audio di un parlato umano. Le frequenze erano comprese fra 0 e 5000 Hz utilizzando una ventina di filtri, ciascuno avente una larghezza di banda di 300 Hz.
Forse Wardak andrà a lavorare alla Microsoft.