scienze

Esplorare la mente in profondità
Roberto Vacca-(ilMessaggero07- 12- 2004)

Una persona su duecento è sinestetica, cioè vede le cifra da 0 a 9 colorate in modi diversi. Ad esempio: il 5 rosso, il 2 verde etc. Non è solo un'associazione mentale: vedono le cifre scritte a mano o stampate proprio a colori Da che dipende la sinestesia? E' forse una malattia mentale o la conseguenza di vivide memorie infantili? No: Vilayanur Ramachandran (uno dei maggiori neuroscienziati viventi, professore all'Università della California) nel libro "Che cosa sappiamo della mente?" (Mondadori, 2004) spiega: si tratta di un'alterazione genetica. Spesso sono sinestetici i membri di una stessa famiglia. L'alterazione interessa l'area V4 (sita nel giro fusiforme nel lobo temporale del cervello e preposta a percepire i colori) che ai bordi si fonde con un'area attigua addetta alla percezione dei numeri. E' un processo in parte ereditario e in parte imparato. Le scoperte di Ramachandran sono straordinarie. Ha studiato individui colpiti da piccoli traumi cerebrali. Ha analizzato i loro comportamenti e ha usato PET (tomografia a emissione di positroni) e fMR (risonanza magnetica funzionale) per guardare quali parti del cervello siano interessate e come si comportino pezzo per pezzo.
Secondo Ramachandran, siamo quasi tutti un po' sinestetici: ad esempio associamo in modo identico certi suoni a certe forme sebbene non esista fra loro alcun legame concreto. Chiedete a qualcuno come assocerebbe le parole BUBA e KIKI ai 2 disegni qui sotto. Il 99% associa BUBA al disegno A e KIKI a B. Fanno lo stesso anche gli indiani che parlano tamil, sebbene in quella lingua i suoi "b" e "k" siano assenti. (Forse il suono "i", breve, ricorda oggetti puntuti e le "a" o le "u", lunghe, richiamano rotondità.) Pare dunque che esistano percezioni universali indipendenti da cultura e lingua parlata.

E' solo un esempio delle analisi che permettono allo scienziato di identificare con precisione aree del cervello interessate a disturbi o a processi della percezione e della comprensione. Qui ne definisco brevemente alcuni. Visione cieca - il nervo ottico si biforca: un ramo va alla corteccia cerebrale visiva e uno più antico direttamente al tronco cerebrale. Una lesione alla corteccia visiva destra ci rende ciechi agli oggetti alla nostra sinistra, però se cerchiamo di toccarli, li individuiamo correttamente attraverso la connessione nervosa arcaica. Prosopagnosia - incapacità di riconoscere persone note. Anosognosia - negazione di un proprio stato morboso (ad es. una emiparalisi). Eminattenzione: è il trascurare tutto quanto si trova in una metà del campo visivo - lo vediamo, ma non sappiamo toccarlo, nè disegnarlo.
Ancora più interessante è l'analisi della sequenza che va da un processo neuronale all'azione che esso impone, individuando gli istanti in cui siamo coscienti della decisione di agire e di stare eseguendo l'azione stessa. Risulta che la coscienza della volontà di muovere i muscoli è simultanea all'azione effettiva, mentre l'evento nel cervello si verifica un secondo prima. Se, allora, il cervello decide di compiere un'azione prima che ne siano consci, ne dedurremmo che il nostro libero arbitrio non esiste. Ciò confermerebbe il punto di vista secondo cui le nostre azioni sono determinate in modo indipendente dalla nostra volontà che sarebbe solo apparente. Lo sostiene, ad esempio, Paolo Caruso in "La morale è una favola" (Marsilio, 2004) - le regole morali e la nostra decisione di rispettarle sarebbero illusioni. Paradossalmente non saremmo responsabili di niente.
Sono argomenti vitali per poter capire meglio chi siamo e come funzioniamo. Ramachandran ci conduce per vie logico-sperimentali almeno a intuire possibili processi evoluzionistici che trasformarono gli ominidi primitivi in homo sapiens. Questo scienziato sta fondando la neuropsichiatria evoluzionistica.

Sono illuminanti le 20 pagine sul "cervello artista" (e sarebbero utili per redimere certi cultori di estetiche idealiste). Cominciano come una tassonomia di leggi universali dell'arte (iperbole; soluzione di problemi percettivi, contrasto, simmetria, etc.). Poi seguitano per analogie convincenti e per analisi di percezioni preferite da animali neonati fino a spiegare come certe astrazioni che troviamo in caricaturisti, in Picasso, in Moore estraggano dalla realtà essenze vere e trasmettano sensazioni, piaceri, passioni più intense e vere di quanto facciano gli originali. Siamo vicini, dunque, a una comprensione definitiva e dettagliata del funzionamento del nostro cervello? No - ma c'è chi sta facendo grandi passi avanti. Dobbiamo ancora arrivare a capire i meccanismi dei singoli geni, delle singole proteine e delle singole sinapsi interessate. Forse questa impresa titanica potrà integrarsi con quella intrapresa dall'Istituto Allen per la Scienza del Cervello (di cui scrivevo mesi fa). Continuiamo a vedere il mondo e noi stessi con occhi sempre più nuovi.