Negli anni '50 arrivarono i computer e i transistor, negli anni '60 gli aerei di linea a reazione e gli uomini sulla Luna,, negli anni '70 si diffondevano l'energia nucleare e la TV a colori, negli anni '80 i personal computer, negli anni '90 Internet, poi i telefoni cellulari che ora fanno le foto e ricevono i programmi TV. Qualcuno si chiede:
"Che cosa inventeranno ancora?"
La risposta corrente è che le innovazioni sono incessanti: saranno sempre più meravigliose. Per quanto ci sforziamo - e per quanto competenti possiamo essere non riusciremo a immaginare nemmeno vagamente quello che ci aspetta. Le novità, del tutto inaspettate, si succederanno le une alle altre senza interruzione. Invece sul tema:
"L'innovazione sta per fermarsi o cresce rigogliosa?"
è divampata recentemente una polemica in USA. Il fisico Jonathan Huebner del Centro di Guerra Aeronavale del Pentagono sostiene (in un articolo su "New Scientist") che il tasso di innovazione tecnologica ha raggiunto il massimo nel 1873. Da allora declinerebbe e nel 2024 l'innovazione si ridurrà a un livello minimo vicino a quello del più oscuro Medioevo. La teoria sembra paradossale: curioso che abbia sollevato tanto rumore anche su periodici scientifici bene informati.
Huebner nota che fra il 1870 e il 1925 le innovazioni in USA erano moltissime. Il solo Thomas.A. Edison prese più di 1000 brevetti.
E come decidere quali innovazioni sono davvero "grosse"? Huebner ne individua 7200, prese da un certo libro sulla storia della scienza e della tecnologia edito da Houghton & Mifflin nel 2004. Questo criterio di scelta sembra inadeguato. Le innovazioni, infatti, non sono vitali se non creano nuovi settori industriali - e di innovazioni vitali non ce ne sono certo state più di 7000. Possiamo elencarle - sono poco più di una dozzina: macchine a vapore, pile elettriche, elettrolisi, dinamo e motori elettrici, motori a scoppio e automobili, radio, effetto fotovoltaico, aeroplani, radioattività e raggi X, computer, materie plastiche, transistor, circuiti integrati, elettrodinamica quantistica, ingegneria genetica, nanotecnologie. La maggioranza di queste si è presentata sulla scena mondiale parecchi decenni dopo il 1873-
Dunque la tesi di Huebner non convince. Ma come gli è venuta in mente questa idea? E' semplice: ha scelto un parametro non significativo per descrivere il processo multiforme e complesso della rivoluzione scientifica e industriale. Non ha considerato il numero assoluto delle invenzioni e scoperte epocali e i tempi della loro penetrazione come innovazioni. Invece ha costruito un diagramma che riporta in ordinate il numero di grosse innovazioni ("breakthrough") realizzate per ogni miliardo di abitanti del pianeta. L'errore è proprio quello di dividere il primo dato per la popolazione mondiale. Non ha senso raffrontare innovazione tecnica e crescita demografica. Infatti nel secolo XX la popolazione mondiale è cresciuta velocemente (quadruplicando) soprattutto in Paesi del terzo mondo - in cui non si realizzavano grandi innovazioni.
La extrapolazione di Huebner prospetta un che continui a decrescere il rapporto (ben poco significativo) fra numero di innovazioni e di uomini) e anche questa previsione non ha senso dato che è ben noto che la crescita demografica ha cominciato a frenare.
Huebner conclude che stiamo per tornare a un livello medioevale di innovazione: 7 scoperte all'anno per miliardo di abitanti come nel XIV secolo. Questo suo medioevo non ha senso: da 35 anni sostengo che dobbiamo temere un ritorno al medioevo per ben altre ragioni.
Sul tema si consultino i lavori di Cesare Marchetti (http://www.cesaremarchetti.org) che usa l'analisi dei sistemi per capire questi meccanismi complessi e suggerire metodi di previsione.