scienze

UN PO' DI VELENO AL GIORNO...
Roberto Vacca-("Newton"- marzo-2005)

Di una cosa buona, non ne avrai mai troppo", sostiene un vecchio proverbio inglese. "Ciò che in grande quantità inebria, anche il suo poco è proibito" è un altro detto. La prima affermazione è falsa e la seconda non porta necessariamente a migliorare la nostra salute.

Ci sono innumerevoli esempi di sostanze che in dosi molto forti sono dannose o letali e che in piccole dosi fanno bene. Fra queste ci sono l' alcol, certe vitamine, l' aspirina, l' esercizio fisico, il caffè, lo stress psicosociale e le radiazioni ionizzanti. Alcuni scienziati sostengono che i danni che riportiamo da ogni sostanza in forti dosi si attenuano quando le dosi diminuiscono, ma non esiste una soglia definita sotto la quale il danno è zero. Si cala gradatamente fino a danno zero con dose zero. La teoria si chiama Lnt (Linear No Threshold, lineare senza soglia) e pare dimostrato che in generale sia falsa. I miei esperimenti

Ho sperimentato che blocco un raffreddore sul nascere se, ai primi sintomi, prendo 0,8 grammi di aspirina. Se il raffreddore mi colpisce, lo attenuo con 2,4 grammi di aspirina al giorno. Ma se ne prendo di più (l' aspirina è un anticoagulante) mi sanguina il naso e se ne prendessi 10 grammi, dicono i medici, riporterei gravi danni. La cosa è ragionevole. È sorprendente, invece, che anche le radiazioni ionizzanti in piccole dosi facciano bene. Gli studiosi dicono che negli ultimi cinquant' anni i radiologi inglesi, che hanno sempre lavorato ben protetti, seppure sottoposti a dosi di raggi X piccole, ma ben maggiori di quelle dei pazienti, vivono più a lungo e si ammalano di cancro meno della media della popolazione. E c' è dell' altro.

Un gruppo di scienziati giapponesi ha scoperto un aumento della durata della vita in alcune persone che, trovandosi a notevole distanza dalle esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki, avevano subito irradiazioni molto modeste. Un altro studio riporta che un gruppo di topi è stato sottoposto a deboli dosi di radiazioni pari a 5 rad. Poi insieme a un altro gruppo di controllo è stato bombardato con radiazioni intense di 800 rad (10 volte quelle che producono effetti acuti). Dopo 30 giorni era morto il 70 per cento delle cavie di controllo, ma solo il 30 per cento di quelle che prima erano state irradiate debolmente. Attualmente alcuni scienziati propongono di sottoporre i malati di cancro a piccole dosi di radiazioni su tutto il corpo per ottenere una risposta adattativa che eviterebbe le metastasi. E nelle persone sane queste basse dosi diminuirebbero addirittura la probabilità di tumori.

Mutazioni positive Non è vero, comunque, che la situazione ideale per un essere umano sia quella di essere protetto da ogni radiazione ionizzante. Siamo tutti soggetti ai raggi cosmici che possono anche causare qualche tumore, ma forse sono stati responsabili delle mutazioni genetiche positive che hanno fatto evolvere certi primati in ominidi e infine in Homo sapiens. Il nostro corpo, peraltro, è debolmente radioattivo:

Gerald Looney, dell' Irvine College of Medicine alla University of California, ha calcolato che un uomo di 80 chili emette 9000 disintegrazioni al secondo, cioè 750 milioni in un giorno. In campo biologico, è noto che alcuni disinfettanti eliminano ogni batterio, ma in dosi molto basse favoriscono, invece, la crescita batterica. Questo tipo di processo si chiama ormesi e viene definito come un meccanismo molecolare che compensa parzialmente i disturbi dell' omeostasi, cioè la capacità degli organismi di mantenere costanti certi parametri funzionali (per esempio, la temperatura interna) anche in presenza di grandi variazioni dell' ambiente circostante. Un sola eccezione Per numerose sostanze chimiche sono stati descritti effetti negativi ad alte dosi e positivi a dosi basse, rappresentabili mediante curve con un andamento a U rovesciata.

I medici tedeschi Rudolf Arndt e Hugo Schulz suggerirono nel 1887 una presunta legge, secondo cui gli effetti positivi sarebbero sempre inversamente proporzionali alle dosi di medicine. Quelle minime sarebbero potentissime. Questo approccio è stato citato dagli omeopati a supporto delle loro tesi, portate anche a conseguenze assurde, proponendo l' uso terapeutico di soluzioni tanto diluite da non contenere più nemmeno una singola molecola della sostanza originale. Non si può dire, però, che si tratti di una legge fisica, ma di un comportamento simile a una legge fisica che a ogni modo va verificato per ogni tipo di sostanza, di agente, di condizioni e di soggetti. Si potrà anche verificare uno stesso rapporto matematico fra la dose (di un medicamento, di alcol, di un alcaloide, delle radiazioni ionizzanti) e le sue conseguenze in casi molto diversi. Ma radiazioni, vitamine, veleni e altre sostanze non hanno in comune caratteristiche fisico-chimiche che permettano di individuare uno stesso meccanismo dei loro processi. Sarebbe interessante determinare se dipendenze simili si verifichino anche per gli impatti ambientali di certe sostanze. Solo il tabacco non fa bene in alcuna dose. Nicotina e catrame sono sempre dannosi. "Interessante, ma non dà licenza di inquinare" L' idea che piccole quantità di sostanze pericolose possano stimolare le difese dell' organismo ha una logica, basti pensare ai vaccini.

Più difficile applicarla a componenti chimici tossici come l' arsenico o la diossina. Eppure... Si deve proprio a Edward Calabrese, tossicologo dell' University of Massachusetts-Amherst (Usa), la rivalutazione dell' ormesi. Con la collega Linda Baldwin, Calabrese ha esaminato circa 4mila studi di tossicologia e ha rilevato come 350 di essi riportino in modo scientificamente corretto che certi prodotti chimici hanno effetti opposti se presi in piccole dosi. Per esempio, alte quantità di piombo possono ritardare la pubertà nei topolini, ma basse dosi la anticipano. Secondo lo scienziato queste ricerche sono una sfida alle regole conosciute della valutazione del rischio. Ma, anche se dal punto di vista teorico considera l' ormesi interessante, Calabrese resta duramente critico verso gli inquinatori perché, sostiene, la singola breve esposizione a una sostanza cancerogena potrebbe bastare a scatenare il cancro.

All' origine dell' ormesi L' ormesi è una teoria che risale alla fine dell' 800. Nel 1887 il farmacologo tedesco Hugo Schulz, per esempio, aveva dimostrato che basse dosi di sostanze tossiche erano in grado di stimolare la crescita del lievito. In seguito si scoprì che questo valeva anche per piante, funghi e batteri. All' inizio del XX secolo la teoria diventò famosa con il nome di "Legge di Schulz- Arndt" (Rudolf Arndt era uno psichiatra tedesco). Nel tempo l' ormesi è stata oggetto di critiche, oggi però alcuni scienziati stanno approfondendo le ricerche. Il caso degli edifici inquinati Diversi studi hanno dimostrato in passato che basse dosi di radiazioni non sono dannose per vegetali, funghi, protozoi, insetti, embrioni di uccelli e salamandre. Addirittura, sono risultate utili nella terapia di malattie infiammatorie negli esseri umani. John Cameron, della University of Wisconsin-Madison, rileva come dosi moderate di radiazioni aumentino la durata della vita senza un corrispettivo aumento dei tumori. Tanto che, suggerisce, la longevità è la misura migliore per valutare gli effetti delle radiazioni sulla salute. Ma i risultati più sorprendenti vengono dal recentissimo lavoro di W. L. Chen della National Yang-Ming University di Taipei (Taiwan) sulla città di Taipei dove circa 10mila persone sono state esposte per un ventennio al cobalto 60. Sorgenti del radioisotopo vennero fuse per caso nell' acciaio di circa 180 tra scuole e appartamenti negli Anni ' 80. Ma solo nel ' 92 si scoprì l' accaduto. Ebbene, in questi anni controlli medici periodici non hanno rilevato un numero significativo di mutazioni cromosomiche e neppure una relazione tra queste e i livelli delle dosi. Addirittura i morti per tumore nella popolazione esposta si sono ridotti in maniera significativa e costante nel tempo.

Tuttavia, avverte Cameron, i dati forniti dalle ricerche sono ancora troppo limitati per stabilire se la teoria dell' ormesi abbia realmente efficacia in ogni campo. Una cura di radicali liberi Mike Chiueh, farmacologo del Laboratorio di Scienze cliniche del National Institute of Mental Health (Usa) è alla ricerca di una terapia per migliorare le funzioni cerebrali di persone che sono state colpite da ictus o da malattie quali il Parkinson e l' Alzheimer. Patologie di tal genere sono, secondo gli scienziati, legate ai processi ossidativi provocati nel cervello dallo stress e dai radicali liberi. Chiueh sta studiando i meccanismi molecolari in grado di attivare particolari geni che regolano i processi antiossidativi, cioè combattono i radicali liberi responsabili dell' invecchiamento dell' organismo. Questi geni, inoltre, favoriscono la rigenerazione dei neuroni. Lo scienziato sta così verificando se, in base ai principi dell' ormesi, l' attivazione dei geni provocata con farmaci e stress possa migliorare la situazione cerebrale. È stato proposto di usare basse dosi di radiazioni per prevenire il cancro "l' ormesi non è una legge fisica, ma un comportamento che va verificato per ogni tipo di sostanza.