La lancetta delle ore compie un giro e già non sei più la stessa persona. E' un dettaglio che il tuo corpo abbia perso parecchie cellule e ne abbia sviluppate di nuove. E' più rilevante che hai visto immagini nuove e udito suoni o parole: le ricordi e, per questo, sei cambiato. Dopo che sono passate migliaia di ore - anni - cambi molto di più.
Io mi riconosco poco nel me stesso di tanti anni fa. A 14 anni ero cristiano e non conoscevo il calcolo infinitesimale. A 27 anni non sapevo programmare un computer. Fino a 41 anni non avevo ancora pubblicato nessun teorema. Mi sembra di parlare di persone diverse, ma tutte avevano lo stesso nome, la stessa data di nascita e firmavano con lo stesso sgorbio mio.
Così confido che sarò ancora io, fra migliaia di ore, a trarre vantaggio degli eventi che preparo oggi: manutenere la casa in cui abito, comprare scarpe e vestiti, imparare nozioni e teorie, investire qualche soldo.
La questione non è banale. La discute per 400 pagine Douglas Hofstadter nel suo ultimo libro: I am a Strange Loop ("Anelli nell'Io"), Basic Books, 2007. Hofstadter è bravo a presentare paradossi e così tiene il lettore sveglio e attento. Propone sue opinioni nuove e temerarie - e pensa giusto. Paragona la generale credenza di ciascuno di noi nella propria identità personale a una specie di descrizione stenografica di un processo che è, in effetti, molto più complesso. Per analogia: sappiamo tutti che il sole è al centro dell'orbita terrestre, ma continuiamo a dire che sorge, passa e tramonta, anche se così ci abbandoniamo a un'illusione ottica - a un'allucinazione. L'identità personale si forma gradualmente, mentre il cervello riceve segnali dal mondo esterno e accumula esperienza registrata all'interno del nostro cranio. L'io viene inventato dal cervello che aggiorna di continuo questa invenzione.
Le ricerche di neurofisiologia si svolgono in parallelo con quelle sulla intelligenza umana e su quella artificiale. Quest'ultimo è un campo controverso in cui alcuni autori noti richiamano l'attenzione con testi cervellotici. Uno di questi è John Searle, noto per le sue similitudini fuorvianti. Ad esempio Searle paragona le macchine, che fanno cose che diremmo intelligenti se fatte da un uomo, a lattine di birra vuote su cui qualcuno ha scritto HO SETE, se saltano fuori in mezzo a una moltitudine di altre lattine - certo non chiedono di essere riempite: non manifestano intelligenza. E' rinfrescante leggere come Hofstadter confuta Searle in modo spietato.
E' vero che le ricerche sul funzionamento dei neuroni e delle sinapsi sono importanti per capire come funziona il cervello a livello microscopico, ma non bisogna fermarsi qui. La situazione è analoga a quella dei fenomeni macroscopici osservati nei gas. Sono spiegati notoriamente dalla meccanica statistica che analizza il comportamento di numeri enormi di molecole in collisione fra loro e con le pareti di contenitori producendo i fenomeni della termodinamica. Ma, se ragioniamo in termini di pressione, temperatura, entropia, la termodinamica sorpassa la meccanica statistica e permette analisi, previsioni e progettazioni che sarebbero irraggiungibili se si restasse al livello microscopico. In modo simile i cardiofisiologi si concentrano sulla funzione di pompa del cuore e non su quelle delle singole cellule che ne costituiscono i tessuti. Così, oltre a studiare i circuiti neurali, dobbiamo chiederci: Perché un suono, una parola un'immagine richiamano alla mia mente un episodio o una melodia del passato? Come riconosco una lettera dell'alfabeto anche se è distorta, sfumata, di stile insolito?
Dunque Hofstadter studia formazione dei concetti, associazioni mentali, organizzazione della memoria a breve e a lungo termine, memi, io, id e super-io (se Freud intuì davvero strutture reali), grammatica mentale, sense of humor, identità personale. Sono fenomeni noti anche per via di introspezione, ma sono arduamente misurabili e finora ne esistono modelli formali rozzi. E' in quest'area che andranno definite formalmente le variabili macroscopiche necessarie per costruire la disciplina che Hofstadter chiama thinkodynamics.
Naturalmente non basta considerare solo le nostre percezioni di noi stessi e le osservazioni qualitative che facciamo del mondo intorno a noi. I nostri ragionamenti, quando sono giusti, seguono la logica aristotelica e usano uno dei 19 tipi di sillogismo. Così Hofstadter analizza anche i processi più avanzati della conoscenza che utilizzano la logica e i suoi paradossi inevitabili (analizzati da Gödel e altri). (Per capire questi strumenti complessi occorrono studi approfonditi. Hofstadter facilita una comprensione generale usando analogie e metafore calzanti). I processi logici sono notoriamente adatti a essere elaborati da computer. Le macchine, invece, sono ancora poco adeguate a svolgere compiti per noi semplici come guidare un'auto all'aperto passando da ombra a luce intensa. Ancora meno, per ora, sono in grado di simulare o spiegare i modi in cui la nostra identità mutevole è influenzata dai segnali e dalle esperienze comuni che abbiamo avuto e che abbiamo con i maestri, con le persone amate, con gli amici - anche con estranei e avversari. Conserviamo nella mente e nell'io le idee, i concetti, i memi di innumeri persone. Quando trasmettiamo ad altri queste espressioni, parole, sentimenti, teorie in modo che continuino a navigare nel mondo continuiamo a far vivere la parte più interessante e più unica di chi le ha originate anche dopo che sia fisicamente morto.
I ragionamenti, le analisi, le introspezioni di questo tipo sono la base di un approccio spirituale sensato, significativo, istruttivo alla comprensione di che cosa sia una persona umana. I livelli raggiunti sono ben superiori a quelli semplicistici che contengono solo ripetizioni di parole vaghe (come "consapevolezza") e credenze gratuite in fantasie e tradizioni infantili.
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