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scenari apocalittici  Roberto Vacca

SCENARI APOCALITTICI - o - PENSANO ALL'IMPENSABILE
di Roberto VACCA - L'Unità, 20 Marzo 2003

I rischi si calcolano bene solo per giochi semplici. Non per il gioco letale della guerra. Sugli impatti di una guerra possiamo fare solo congetture o delineare scenari. Gli strateghi americani ne hanno prodotti a centinaia. E' grave che questi scenari siano così spesso plausibili - e sbagliati.
Nel 1961 C.P.Snow (quello delle Due Culture) scrisse che entro il 1971 una guerra nucleare sarebbe stata scatenata di sicuro. Nel 1964 il futurologo Herman Kahn pubblicò Thinking about the Unthinkable ("Pensare all'Impensabile") in cui illustrava molti scenari alternativi di guerra atomica. Riteneva che 50 piccole nazioni avrebbero avuto armi atomiche entro il 2000. Proponeva l'uso di bombe A, come male inevitabile e non gravissimo. Accettava l'ipotesi della continuata deterrenza mutua fra USA e URSS come ragionevole base di una pace prolungata. Ammetteva, poi, che la deterrenza potesse essere assicurata anche dopo la costruzione delle Doomsday Machines (Macchine del Giorno del Giudizio). Queste sarebbero entrate in azione automaticamente anche dopo che una superpotenza avesse subito un attacco nucleare tremendo - e avrebbero distrutto l'intero continente della superpotenza avversaria che aveva iniziato le ostilità.
Perchè discutere ora questi scenari? La ragione è che Saddam aveva notoriamente iniziato un programma di costruzione di bombe atomiche, bloccato nel 1991. Blix ha dimostrato che l'Irak non ha costruito altre bombe A. Però gli ispettori non possono sapere se l'Irak si è procurato o no piccole bombe di costruzione sovietica da una ventina di kiloton ciascuna.
Saddam non cede all'ultimatum. Non può sperare di vincere una battaglia con armi convenzionali. Il solo modo in cui potrebbe scatenare una rappresaglia grave è quello di introdurre piccole bombe negli USA uccidendo centinaia di migliaia di americani. Meno difficile sarebbe un attacco con gas nervino o con bombe atomiche portato contro Israele. Uno scenario semplice e apocalittico è quello di una sola bomba atomica che distrugga Gerusalemme. La figura morale di Saddam non risulterebbe menomata (più di quanto non lo sia già) dall'uccisione di migliaia di palestinesi. Invece le numerose nazioni opposte alla guerra preventiva di Bush, le opinioni pubbliche anche di USA e Gran Bretagna e, tragicamente, gli israeliani attribuirebbe gran parte della colpa a Bush per la sua irresponsabile leggerezza nello scatenare il conflitto.
E come risponderebbero i militari USA? Una preoccupante risposta è pubblicata sul numero di Marzo 2003 di SPECTRUM, la rivista divulgativa (per ingegneri) dell'IEEE (Institute of Electrical and Electronics Engineers) nell'articolo Not So Unthinkable di J.E. Gover e P.G. Huray. La tesi degli autori è che astenersi dal lanciare bombe atomiche aveva senso al tempo della guerra fredda. Allora USA e URSS ne stoccavano decine di migliaia e, se avessero cominciato a usarle tutte, avrebbero distrutto il pianeta. Ora, invece, l'uso tattico di una bomba da 5 kiloton (160 volte più distruttiva del carico di un bombardiere B52) non scatenerebbe l'apocalisse e presenterebbe vantaggi. Questa piccola atomica potrebbe far crollare un sistema di cave e gallerie che traforino una montagna per ospitare terroristi. (Bin Laden a Tora Bora poteva essere annientato così?). Anche una fabbrica di armi batteriologiche potrebbe essere obliterata da una piccola atomica, il cui calore distruggerebbe tutti i germi. L'uso di esplosivi convenzionali, invece, disperderebbe i germi su una vasta area.
E' un segnale grave che una rivista di ingegneria presenti come pensabile una guerra atomica di dimensioni contenute. (E chi le contiene?) Se perfino autorevoli ingegneri americani considerano con freddezza queste tragiche eventualità, c'è da temere che i militari abbiano piani anche peggiori - e che li realizzino continuando a formulare scenari semplicisti e perversi.