Spesso si temono più i rischi piccoli di quelli grandi. E' da mettere fra i piccoli quello (di cui tutti parlano) di contrarre l'encefalopatia spongiforme bovina (malattia della mucca pazza) che ha ucciso in Inghilterra 15 persone all'anno e molte di meno nel resto d'Europa. Dovremmo temere, invece, il rischio grande costituito dal virus H1N1 (H1 è emoagglutinina tipo 1; N1 è neuraminidase tipo 1). E' un agente patogeno simile a quello che causò la pandemia di influenza spagnola nel 1918. In pochi mesi ne morirono circa 30 milioni di persone - quante ne morirono in 4 anni per la Morte Nera, la peste che colpì l'Europa a metà del XIV secolo. Me lo spiega Edwin Kilbourne, l'epidemiologo americano che studia il problema da decenni - e mi illustra il complesso rimedio che ha ideato [Siamo insieme a Parigi per le Olimpiadi del Pensiero: un gruppo di riflessione di una trentina di persone - fra cui 5 Nobel - raccolto dal fisico Epi Haidemenakis a discutere sulla civiltà della comunicazione].
Ecco la storia. Sappiamo tutti che il virus dell'influenza cambia forma di continuo. Per difenderci dovremmo iniettarci ogni anno un vaccino nuovo. Dipende dalla deriva antigenica, costituita dalle rapide e continue mutazioni di certe proteine sulla superficie del virus che lo rendono irriconoscibile dai nostri anticorpi. Dobbiamo formarcene di nuovi.
Il vaccino nuovo si produce coltivando il virus dell'anno scorso insieme a un altro virus (PR-8) che ne accelera enormemente la proliferazione. Si spera che lo faccia nello stesso modo in cui il virus muta trasmettendosi dall'uomo alle anatre, ai maiali e di nuovo all'uomo. Quindi il vaccino dell'anno prossimo (prodotto attenuando la virulenza del ceppo mutante) non è sempre efficace: c'è solo una buona probabilità che lo sia. Pare, dunque, che l'origine delle epidemie annuali di influenza sia sempre cinese. In Cina, infatti, il numero di anatre è enorme (più di un miliardo) e sono allevate insieme ai porci. E' in queste trasmissioni fra specie diverse che avvengono le mutazioni e cresce la virulenza. Le anatre, poi, migrano e possono diffondere rapidamente a grande distanza i virus di cui sono portatrici. Kilbourne dice: "Se si eliminassero tutte le anatre e i maiali del mondo, finirebbero le epidemie di influenza".
Poi in certe occasioni (per fortuna rare: passano decine di anni da una alla seguente) accade che il genoma del virus si suddivide in segmenti fra i quali si inseriscono segmenti di virus diversi che normalmente causano stati morbosi in altri animali. Sono questi i ceppi che causano le pandemie come l'asiatica che uccise 70.000 americani nel 1957 e l'influenza di Hong Kong che ne uccise 28.000 nel 1968. Nel 1976 si temette l'inizio di una nuova pandemia dopo che alcune decine di giovani soldati a Fort Dix furono colpiti da un'influenza suina. Si produsse un vaccino e si vaccinarono 40 milioni di americani. Poi la pandemia non si verificò e, purtroppo, mille fra le persone vaccinate contrassero la sindrome di Guillain-Barre e subirono paralisi più o meno gravi. Kilbourne commenta: "Triste effetto collaterale, ma è meglio avere un vaccino senza epidemia, che un'epidemia senza vaccino."
Non si riesce ad analizzare la situazione mutevole dell'insorgere dell'influenza in tutte le parti del mondo, né a fare previsioni accurate perchè le rilevazioni sono costose e scarse. Kilbourne propone una massiccia campagna internazionale: in tutto il mondo verranno addestrate miriadi di paramedici che si limiteranno a prelevare tamponi dalla gola di tutti i malati, anche in stadi incipienti. L'analisi del virus sarà fatta in laboratori automatici da installare ovunque. I risultati vanno codificati e trasmessi via Internet a una grande base dati centralizzata. Hanno già deciso di partecipare a questa impresa enti pubblici (Università di California a Los Angeles, Laboratori di Los Alamos, il centro di controllo delle epidemie CDC) e aziende private (Genomics, Innova). Da questa mole immane di dati sierologici si riconosceranno le forme nuove del virus, le tendenze che manifestano ed il rischio che implicano. Così sarà possibile preparare in tempo vaccini adatti a evitare conseguenze tragiche.
E l'Italia partecipa all'impresa?