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Austerità: produce ripresa economica?
Roberto Vacca, ( 25/04/2012

Quasi tutti siamo convinti che il Governo Monti sia molto meglio del Governo Berlusconi. Solo qualche fastidioso critica aspetti formali: l’eccessiva sobrietà, la freddezza. Numeri crescenti di cittadini obiettano agli aumenti delle imposte e dei prezzi.

Nei sondaggi la popolarità del Professore e del suo governo declina lentamente. Incontrai il Prof. Monti in aereo il 29 ottobre scorso.

Mi presentai e gli dissi:

“La prego: accetti la Presidenza del Consiglio dei Ministri.” Rispose gentilmente:

“Ma non sono nemmeno in politica.”

Dissi:

“Questo è un dettaglio: abbiamo bisogno di lei.

” Ha fatto bene Monti ad accettare l’incarico. Però ha fatto bene anche Giampaolino, presidente della Corte dei Conti, a criticare (il 23 aprile) il Documento Economia e Finanza

2012: “La somma di entrate e spese pubbliche supera il 90% del PIL: è un drenaggio incompatibile con un’efficace rilancio dell’Economia”

“L’impianto del Documento … non appare adeguato a ridurre la pressione fiscale e le spese primarie e a rilanciare gli investimenti pubblici, privati e nelle infrastrutture.

Per rilanciare l’economia non servono più tasse, ma più equità e creazione di posti di lavoro che si ottiene con investimenti privati e pubblici.

Il PIL consiste in Consumi + Investimenti + Spese Governative. Dovrebbe essere ovvio che: Chi non guadagna non consuma – Se non si investe, non si acquista mercato e non si crea lavoro.

Se i governi non investono, manca un fattore essenziale della crescita. Sono concetti che ripete da anni Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia, [La Repubblica pubblica i suoi editoriali del NY Times, ma pochi li leggono]. Cercatelo su Internet: dimostra falsa la dottrina che l’austerità crei fiducia nei mercati e lo documenta. Dice: “50 anni fa ogni studente che avesse letto il manuale ECONOMICS di Paul Samuelson, sapeva che ricorrere all’austerità durante una depressione è una cattiva idea”

Il Presidente Roosevelt dal Maggio 1937 al Giugno 1938 adottò politiche fiscali pesanti, tagliò le spese e restrinse il credito – mirando a ridurre il deficit e bloccò .la modesta ripresa che c’era stata e il numero dei disoccupati tornò al 19%. Poi ci ripensò: fece partire un programma di edilizia pubblica sovvenzionata realizzando una piccola ripresa dal 1939 al 1941.

L’economia statunitense riprese energicamente (arrivando al pieno impiego) negli anni di guerra. I consumi, razionati, si ridussero drasticamente, ma il prodotto interno lordo cresceva energicamente per la produzione di armi nuove. Ricerca e sviluppo militari scatenarono l’innovazione del dopoguerra e per decenni di fu un’espansione economica mai vista, interrotta da depressioni brevi e leggere. Paradosso: dopo il successo dei socialisti francesi nel primo turno delle elezioni presidenziali, le borse vanno giù. Si teme che con Hollande la Francia diventi meno austera. Ma proprio l’aumento delle spese creerebbe occupazione e aiuterebbe l’economia. Per la ripresa, però, non bastano investimenti in opere e prodotti tradizionali.

Ci vuole innovazione i cui prerequisiti sono creazione e diffusione di cultura – ma non se ne parla. Ripetiamo la frase del cancelliere svedese Axel Oxenstierna (1645) “Vedrai, figlio mio, con quanto poca sapienza sia governato il mondo.”