societa'

Italia innovazione lenta  Roberto Vacca

ITALIA: NELL'INNOVAZIONE AVANTI PIANO - QUASI INDIETRO!
- di Roberto VACCA - IL MATTINO - 17 Aprile 2002

Possono essere ben vestiti. Possono mangiare bene. Possono guidare belle auto. Ma non sono da invidiare i cittadini di una società in cui questi agi siano diffusi e in cui, invece, siano rare le invenzioni, scarsa la cultura, disprezzata la scienza. Per una società come questa appaiono imminenti il declino e la perdita della prosperità. Convinto di questa verità, Philippe Busquin, Commissario per la Ricerca dell'Unione Europea, ha lanciato uno studio comparato su innovazione e ricerca nei 15 Paesi dell'Unione Europea, in USA e in Giappone. Sapevamo già che USA e Giappone sono avanti a noi. Eppure c'è da turbarsi gravemente, più che da interessarsi soltanto, a leggere il testo e i dati pubblicati nel documento "Verso un'area europea di ricerca - Cifre Chiave 2001" (disponibile su www.cordis.lu/indicators ). Con l'aiuto degli istituti di statistica nazionali, lo studio ha raccolto dati su 21 indicatori, misurandone sia i valori, sia i tassi di variazione annuali.
Perchè questi confronti sono conturbanti per un italiano? Ma perchè dimostrano che siamo nettamente alla retroguardia: quindi incombono su di noi regressi e peggioramenti ulteriori. In breve: le variabili che misurano successo, capacità, potenziale di innovazione e di ricerca, hanno valori che sono circa la metà della media europea e un terzo di quelli statunitensi. E' bene riportare la dolorosa lista.
Per ogni 1000 lavoratori in Europa ci sono 5,3 ricercatori - in Italia solo 3,3 e questa proporzione cresce in Europa del 2,9% all'anno e in Italia dello 0,3%. Ogni 100.000 giovani fra i 25 e i 34 anni, conseguono un dottorato in scienza o tecnica 55 europei, e solo 17 italiani. Il nostro Paese investe ogni anno in ricerca e sviluppo l'1% del PIL (livello che cresce del 2,6% all'anno) - contro una media europea dell'1,9% (che cresce del 3% all'anno). Gli investimenti in ricerca e sviluppo dell'industria europea rappresentano l'1,4% della produzione industriale totale (e la percentuale cresce del 4,9% all'anno)- in Italia siamo allo 0,6% all'anno (e la percentuale cresce solo del 3,8% all'anno). I governi europei dedicano alla ricerca in media il 2% delle loro spese - e in Italia siamo all'1,36%. La finanza europea investe in nuove imprese innovative solo lo 0,38% del PIL (un terzo degli USA) - e la finanza italiana sta allo 0,13% del PIL (9 volte meno degli USA!).
Mi rendo ben conto che questa esposizione di cifre non è di amena lettura, ma il mio intento non è fornire un testo brillante. Miro a suonare un allarme tragico che dovrebbe preoccupare tutti. Invece questi argomenti sono ignorati del tutto dai politici, dai giornalisti, dai saggisti, dagli intellettuali italiani.
E non è solo questione di investimenti. E' vitale che la ricerca sia di alta qualità. Quando lo è, produce innovazioni e queste vengono brevettate nei diversi paesi, per accedere ai mercati. In media per ogni milione di europei, i Paesi della Comunità ottengono ogni anno 125 brevetti in Europa e 69 in USA. Per ogni milione di italiani noi otteniamo ogni anno 61 brevetti europei e 28 americani. Infine il valore delle pubblicazioni scientifiche si valuta misurando quanto spesso vengono citate nei periodici più qualificati. Quelli molto citati sono 31 all'anno e per milione di abitanti in Europa e solo 18 in Italia.
Nessuno avanza piani per riguadagnare l'enorme ritardo che abbiamo. E' una situazione che non implica solo minore prestigio. Peggiora in prospettiva la bilancia dei pagamenti e la nostra prosperità, perché saremo sempre più destinati ad importare prodotti ad alto contenuto tecnologico e valore aggiunto, in cambio di esportazioni di prodotti a basso valore aggiunto (anche se ben fatti, in nome del "made in Italy"). Su tecnologia, sicurezza, salute, scienza e cultura assoggetta il nostro Paese a decisioni vitali prese altrove. Impedisce ai nostri giovani l'accesso a professionalità avanzate e a remunerazioni vantaggiose. Questa situazione si migliora solo con tante scuole in cui la qualità dell'insegnamento sia alta e controllata e inventando nuove imprese. Invece continuiamo a deteriorare se non smettiamo di parlare in astratto di democrazia, mercato, efficienza,i imprenditorialità.
Intanto possiamo trovare modesta consolazione nel fatto che non sfiguriamo davanti al Portogallo. Però anche questo raffronto sta cambiando. Gli investimenti industriali in ricerca crescono in Portogallo del 12.2% all'anno (i nostri del 3,8%). Quelli nazionali in ricerca e sviluppo crescono in Portogallo del 10% all'anno (i nostri del 2,6%). Il numero dei ricercatori cresce in Portogallo del 7.6% all'anno (da noi dello 0,3%).
Italiani! Vi esorto all'innovazione e allo studio! Mi ascolta qualcuno?

* * *
La tabella seguente si può pubblicare accanto all'articolo (o si può anche omettere)

rispetto alla media europea
rispetto agli USA
N° ricercatori ogni 1000 lavoratori
0,62
0,4
Crescita annua % del numero precedente
0,1
0,048
Nuovi laureati in scienza e tecnica ogni 1000 cittadini fra 24 e 25 anni di età
0,3
0.34
Investimenti in ricerca e sviluppo /PIL
0,52
0,38
Crescita annua % del numero precedente
0,86
0,46
Investimenti in ricerca e sviluppo dell' industria risp. a produzione industriale totale
0,42
0,28
Crescita annua % del numero precedente
0,77
0,46
Budget governativo di ricerca risp.al totale
0,68
0,32
Investimenti in nuove imprese innovative/PIL
0,34
0,08
Brevetti europei/ogni milione di popolazione
0,48
0,5
Brevetti USA/ogni milione di popolazione
0,4
0,09
N°lavori scientifici molto citati/ogni milione di popolazione
0,58
0,36