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blackout resilienza  Roberto Vacca

BLACKOUT, COMPETENZA, RESILIENZA
- di Roberto Vacca -Il Messaggero - 29/9/2003

"La legge della domanda e dell'offerta funziona come per magia e definisce in modo rapido e pragmatico i prezzi di ogni bene e le quantità che ne vengono scambiate. Quindi il governo non fissi i prezzi. Eliminiamo la regolazione dei prezzi dell'energia, dei telefoni, dei trasporti. Ci penserà la mano invisibile del mercato a stabilire prezzi e quantità. Vendiamo ai privati le imprese pubbliche: tutto andrà meglio e gli utenti ci guadagneranno."
Queste affermazioni suonano plausibili, ma non lo sono. Solo gli ingenui le accettano. Sui prezzi influiscono monopoli, oligopoli e lobby. Su quantità e qualità prodotte influiscono fattori di ogni tipo: interessi, abitudini, eventi casuali.
Seguendo gli indirizzi che cito all'inizio, in Inghilterra hanno privatizzato le ferrovie. In conseguenza i prezzi sono saliti. Società diverse offrono treni fra le stesse città a prezzi e orari diversi con tempi lunghi e comfort scarso.
In Italia stiamo smembrando l'ENEL. Taluno sostiene che venderla a pezzi a privati fornirà soldi allo Stato che ne ha bisogno: un buon affare! Ma il sistema elettrico non può essere considerato come un bene di cui valutare solo il valore di mercato. Un sistema ha valore se funziona.
Subito dopo il blackout di ieri taluno ha dichiarato pubblicamente: "Non ha funzionato il sistema di salvaguardia". Ma non è vero: non esiste UN sistema di salvaguardia. Altri hanno detto: "Inspiegabile che la perturbazione originata al confine con la Francia abbia causato questo sconcerto. Alle 3 di notte la potenza assorbita era scarsa: molto più bassa del potenziale produttivo italiano - e dalla Francia ricevevamo non più di 6 GW, circa un quarto del totale." Questi numeri sono giusti, ma il ragionamento è sbagliato. Il problema non è solo quello di fornire potenza adeguata - è la resilienza delle rete.
"Resilienza" è parola rara, che solo certi tecnici capiscono. Invece dovrebbero conoscerla tutti. E' la caratteristica di una struttura di resistere a un colpo improvviso e violento - non solo a un carico applicato gradualmente. Nel caso delle reti elettriche, resilienza significa "stabilità rispetto alle perturbazioni". Vediamo in che consiste.
Perchè tante centrali in Italia - e in Europa funzionino insieme (interconnesse in parallelo) devono stare in perfetto sincronismo (con la precisione di oltre 1/50 di secondo). Le perturbazioni (come l'incidente che, sembra, si sia verificato in Francia alle 3 del mattino di ieri) producono grossi sbalzi di tensione e di frequenza. Questi si sono propagati sulla rete e hanno fatto entrare in azione le protezioni installate in molte centrali. Per evitare irregolarità peggiori queste apparecchiature di protezione fermano le centrali che perdono il parallelo. Ciascuna può essere rimessa in funzione solo se la rete è alimentata. Se no, occorre connetterla a una rete locale azionando manualmente gli interruttori, farla ripartire e, poi, rimetterla in parallelo. Sono operazioni lente, il che spiega perchè dal blackout si esce gradualmente e lentamente. Per evitare questi sconcerti, occorre progettare in modo oculato i parametri delle grandi reti perchè le oscillazioni e le perturbazioni si smorzino. Occorre anche riprogettare i tempi di attivazione delle protezioni affinchè non propaghino le anomalie.
Un mese fa sostenevo su queste pagine che la situazione italiana era meno preoccupante di quella USA: "Forse in Europa siamo più consci delle imperfezioni della nostra tecnologia e della scarsa applicazione di regolamenti e prescrizioni tecniche. Quindi siamo più cauti nell'uso di sistemi automatici e predisponiamo sicurezze più semplici ed efficaci insite nei sistemi." Ero troppo ottimista. Pare che anche noi corriamo rischi gravi di instabilità dovuti alle carenze della rete (servono più linee), della produzione (servono più centrali) e della "ri-ingegnerizzazione" del sistema e delle sue protezioni.
Nel 2000 W. Richardson, Segretario all'Energia del governo USA,disse che la rete elettrica americana era inadeguata a fronteggiare la domanda di energia dell'estate imminente. Proponeva di offrire premi agli utenti che non assorbivano potenza nei giorni di punta e di invitare le aziende che ne erano dotate a inserire i gruppi ausiliari. Nello stesso anno K. Yeager, presidente dell'Electric Power Research Institute (EPRI), sosteneva che i tagli alle spese di ricerca e sviluppo conseguenti alla deregolamentazione avevano ridotto la rete USA in uno stato disastroso: il peggiore dopo il grande blackout del 1965. I fatti hanno dimostrato che Richardson e Yaeger avevano ragione, ma non furono ascoltati. Da noi non si sentono voci che gettino allarmi ragionevoli e tempestivi - solo recriminazioni dopo il fatto. Queste non intaccano le convinzioni che i problemi del settore elettrico siano solo finanziari. Convinzioni errate e superficiali e scarsa competenza non sono premesse con cui si realizza una resilienza adeguata. Come sostenevo 33 anni fa, la crescente complessità dei grandi sistemi tecnologici potrà causare un medioevo prossimo venturo, se non sarà accompagnata da migliore competenza nella progettazione e nella gestione della tecnologia.