Dovremmo evitare il termine "globalizzazione", lungo e astratto, perché usato in sensi diversi da autori diversi. Taluno la identifica con una egemonia Usa in politica, industria, mode, finanza; e combatte fast food, film americani e Disneyland, Microsoft e computer in genere. Tali prodotti e aziende presentano difetti, ma i paesi esclusi da queste importazioni le desiderano e non amano continuare a contendersi risorse antiche. Fra gli aspetti positivi: divisione del lavoro, creazione di ricchezza attraverso scambi transnazionali aperti. Aspetti negativi: facilità per le grandi aziende di evitare i controlli statali, minori scelte, più scarsa creatività a causa di mode uniformi imperanti. Dovremmo discutere il concetto in termini concreti, non di stile e apparenza, ma di contenuti. La new economy è fragile, se volatile e superficiale: crea ricchezza, se basata su informazione, cultura, knowhow mirato ad assicurare qualità e rendimenti più alti. Piani positivi a lungo termine devono mirare non solo a travalicare frontiere, ma a integrare progetti e investimenti in settori e aree diverse.