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societa'

Nuove tecnologie e qualità del voto
di Roberto Vacca -(Telèma 1-1995)
L'informatica può rendere più consapevoli gli elettori, più efficaci le scelte di governo, più rapidi i controlli. Richieste, prescrizioni, dati esatti diffusi in tempi brevi migliorano i rapporti tra autorità e cittadini, tra cittadini e Palazzo.
La comunicazione è strumento essenziale della politica in ogni tipo di regime. Governi e amministrazioni comunicano prescrizioni e notizie ai cittadini, mentre questi esprimono richieste, consensi o dissensi per influenzare gli organi rappresentativi e modificarne eventualmente orientamenti e composizione. Per analizzare i meccanismi della comunicazione, esaminiamo gli strumenti relativi e la loro diffusione.
Solo il 49% degli italiani ha il telefono. Sono collegati meglio i giapponesi (56%), i francesi (61%), i tedeschi della Germania Ovest, (65%) e gli americani (76%). Ma queste percentuali non costituiscono più un indicatore significativo. Gli americani ormai chiamano i telefoni tradizionali Pots (Plain old telephone system o Sistema telefonico semplice antico): oggi possiamo e ci interessa comunicare a livelli ben più avanzati di quelli consentiti da un doppino telefonico che ammette frequenze fino a 3.000 Hertz. Con un tasso di crescita enorme tendiamo a comunicare su reti telematiche. Invece di parlare, preferiamo scambiare scritti: posta elettronica (E-mail), dati numerici, programmi, grafica mediante computer in rete. Lo può fare chi abbia un computer e un modem collegato in rete telematica (costo annuo: 200.000 lire).
Comunicare in rete offre grandi vantaggi. 1) I messaggi sono trasmessi in modo asincrono: non li riceviamo subito, ma li troviamo registrati nel computer del nodo cui ci colleghiamo per telefono. 2) Il costo è quello minimo di una telefonata urbana breve, data l'alta velocità di trasmissione 1. 3) Il tempo fra trasmissione e ricezione va da pochi minuti a poche ore (meglio della posta celere). 4) Riceviamo messaggi alfanumerici o grafici direttamente nel nostro computer. Possiamo, quindi, rielaborarli o ritrasmetterli, senza bisogno di copiarli. 5) Possiamo inserirci in sistemi informativi culturali, accademici, commerciali, estrarne dati, operare in modo interattivo sui grossi computer di quei sistemi, collegarci con gruppi di interessi simili a nostri che registrano messaggi su Bbs (Bulletin board systems cioè Bacheche elettroniche aperte).
Troviamo ogni giorno su giornali e riviste articoli su Internet. Tutti sanno che fu creata per scopi di ricerca mirata alla difesa dalla Darpa, l'Agenzia per i progetti di ricerca avanzata del Dipartimento della Difesa americano. Collegava inizialmente enti militari, laboratori di ricerca e aziende fornitrici. Nel 1974 furono sviluppati i protocolli di comunicazione standard per assicurare la trasmissione di messaggi fra computer diversi che impiegavano linguaggi diversi. Oggi Internet collega circa 200 reti di computer organizzate dalla National science foundation americana, da università e da aziende, anche europee e asiatiche. Questi nodi principali sono connessi con linee di comunicazione a decine di milioni di bit al secondo. Offrono memoria e funzioni dei loro computer ad altri nodi (connessi a velocità minori) riscuotendone canoni adeguati. Questi nodi secondari (sono migliaia) offrono connessioni ai singoli che pagano canoni modesti oltre alle bollette telefoniche urbane e possono così comunicare fra loro con testi scritti e accedere a banche dati.
Fra il 1989 e 1993 il Cern di Ginevra ha sviluppato il World wide web (Www), una rete telematica adatta a scambiare informazioni multimediali (scritti, disegni, diagrammi, foto). L'Università dell'Illinois ha contribuito allo sviluppo del Www realizzando Mosaic, un sistema software per reperire informazioni multimediali ovunque si trovino geograficamente nella rete. Non esiste, né è fattibile un centro di controllo di Internet: la E-mail è privata e i gestori dei nodi non possono leggerla. Ogni Bbs ha un supervisore che inibisce l'accesso ulteriore a chi si comporta male trasmettendo messaggi osceni, scervellati o mirati al profitto (se il canale prescelto lo vieta).
La rete telematica è, dunque, una forma nuova di funzionamento della società. E' libera, internazionale, costa relativamente poco e offre servizi che possono avere qualità molto alta e che si usano per rendere più facili compiti antichi e per renderne possibili di nuovi (acquisire informazione senza libri, né periodici, aggiornarsi in modo istantaneo non solo su notizie generali e volatili ma anche su questioni professionali e culturali avanzate, stabilire contatti efficaci con persone note o sconosciute cui ci leghino interessi comuni). Naturalmente la stessa vastità delle reti interconnesse rende probabile incontrare anche dati e messaggi irrilevanti, falsi o misti composti da chiacchiericci. Le reti telematiche ci avvicinano il mondo, e sappiamo che il mondo è imperfetto: tocca a ciascuno imparare a discriminare il valore di ciò che trova.
I vantaggi superano nettamente svantaggi e rischi. Per questo la popolazione di utenti delle reti sta crescendo molto velocemente, tanto che è arduo valutarla. Negli Stati Uniti all'inizio del 1995 pare che gli utenti siano circa 5 milioni. In Italia siamo in ritardo: solo poche decine di migliaia, ma già in rapida crescita. Nel nostro Paese possiamo rallegrarci perché la qualità del servizio telefonico è migliorata molto negli ultimi anni. La Sip (ora Telecom) ha investito a tal fine parecchie decine di migliaia di miliardi. Però da noi non si discute ancora adeguatamente in pubblico sul diritto a comunicare a livelli di efficienza più moderni.
Invece, già nel giugno 1994, a Washington l'Istituto degli ingegneri elettrotecnici ed elettronici (Ieee) organizzò un dibattito cui partecipavano: M.R. Nelson, esperto dello staff del vicepresidente Al Gore, J.H. Beall, vicepresidente di Prodigy Services, la più grande rete privata americana di computer, dirigenti di grandi aziende elettroniche, professori di telecomunicazioni e A. Prabhakar, direttore del National institute of standards. Gli intervenuti davano per scontato che tutti si colleghino a 64.000 bit/sec (oltre 4 pagine/secondo), passando in un futuro prossimo a 1,5 Mbit/sec (90 pagine/secondo) e forse anche a 155,5Mbit/sec (10.000 pagine/ secondo).
Sembra fantascienza: a un privato non interessa ricevere ogni secondo il contenuto di venti volumi, ma la velocità di trasmissione più alta è essenziale perché le reti non si congestionino. A quelle velocità le biblioteche forniranno subito ai clienti ogni testo anche se conservato in altri istituti a migliaia di chilometri di distanza e cresceranno i rendimenti aziendali. Quando Al Gore era senatore propose di realizzare una rete a 1 Gbit/sec (un miliardo di bit al secondo): a alcuni sembrava troppo veloce, ma oggi si vede bene che sarà necessaria fra breve.
Industriali, imprenditori, associazioni senza scopo di lucro e rappresentanti del governo americano discutono sulle politiche da incorporare in una nuova legge generale che sostituisca quella in vigore dal 1934. Lavora a questo scopo dal 1993 un Comitato consultivo per la infrastruttura informatica nazionale nominato dal Presidente Clinton. Nel febbraio scorso 140 aziende hanno illustrato le loro offerte di alta tecnologia al Gruppo dei Sette a Bruxelles. (In Italia, invece, i comitati consultivi del governo si occupano ancora di monopoli e incompatibilità, questioni risolte da decenni in Usa). Gli industriali si attendono che i governi non limitino l'accesso alle reti e che finanzino i progetti di ricerca nei settori della cultura, della sanità, della difesa ambientale e del monitoraggio di calamità naturali.
Quando si parla di reti telematiche, le comunicazioni non sono più da uno a uno, come nel caso telefonico. Quindi occorre discutere anche del diritto di diffondere informazioni e dati oltre che di riceverli. Ovvia premessa all'esercizio di questi è che i cittadini imparino a usare terminali e protocolli: non è difficile, ma richiede una alfabetizzazione ancora poco diffusa. Altra premessa è che i cittadini abbiano i soldi per l'acquisto di hardware e canoni. In Usa il governo dà ai cittadini meno abbienti bollini di sconto sui generi alimentari (food stamps). Si discute se, per analogia, non sarebbe giusto finanziare anche l'accesso dei poveri alle reti. (Ma in Italia taluno griderebbe: "Vergogna! Si torna all'assistenzialismo!").
Vanno discussi anche i diritti d'autore. Sui mercati telematici molti vendono informazioni da loro raccolte e elaborate. Alcuni tenteranno di vendere testi e studi di altri senza che gli autori ne sappiano niente. Per proteggere la proprietà intellettuale occorrono adeguati sistemi di sicurezza e controllo e va deciso su chi caricare gli oneri relativi.
Ragioniamo ora sulle occasioni e sulle implicazioni politiche. La telematica può avere due funzioni principali: a) contribuire a migliorare i servizi che la cosa pubblica offre ai cittadini; b) facilitare l'espressione della volontà dei cittadini per la scelta dei loro rappresentanti e per le decisioni di questioni relative alla gestione della vita associata.
Per portare la telematica al servizio del cittadino affinché goda di servizi migliori e veda l'amministrazione come un mezzo, invece che come un fine, occorre dunque:
- migliorare efficienza e rendimenti della pubblica amministrazione;
- informare i cittadini su norme e leggi, modi di adeguarsi a esse, servizi offerti e modi di usufruirne;
- offrire ai cittadini accessi a alta tecnologia, efficaci e veloci, per comunicare con la pubblica amministrazione e per attivarla;
- permettere efficaci controlli attraverso il feedback e la registrazione degli eventi amministrativi, mirando a rendere massima la soddisfazione di bisogni e aspirazioni degli utenti finali (qualità totale).
E' noto che molti percepiscono le amministrazioni come entità arbitrarie, incomprensibili e ostili. Per modificare questo modo di vedere l'ente pubblico, non basta migliorare le comunicazioni, occorre razionalizzare e ottimizzare le attuali strutture, regole e meccanismi degli enti. Questa impresa dovrà applicarei dettami della moderna organizzazione del lavoro e della teoria delle decisioni. Occorre eliminare documenti e registrazioni inutili che nessuno usa né controlla; unificare i formati dei moduli; riprogettare la ripartizione delle funzioni fra uffici pubblici, posta e banche. Soprattutto occorre riprogettare i sistemi per la elaborazione elettronica delle informazioni. Questi saranno integrati fra loro per duplicare sforzi e procedure e per assicurare un flusso ordinato e razionale dei dati e una generazione di risultati in tempi, quantità e forma adatta a ottenere i risultati voluti. A esempio è caratteristica essenziale dei sistemi di elaborazione la portabilità di dati e programmi (ricorrendo a sistemi aperti) per non legare le soluzioni dei problemi a sistemi operativi, o hardware, ma solo a standard. Così le applicazioni passano facilmente dagli ambienti creati da un costruttore a quelli creati da un altro. Si possono inserire in un sistema periferiche e componenti nuove di prestazioni superiori, qualunque ne sia il fabbricante; si possono creare programmi utilizzabili da clienti finali qualunque sia l'hardware di cui dispongono; si coordinano in rete elaboratori diversi ottimizzando lo sfruttamento delle risorse usate come un sistema unico.
Le considerazioni precedenti riguardano i progettisti di un sistema di tecnodemocrazia. Per rendere adeguata la comunicazione fra cittadini e amministrazioni pubbliche occorre superare alcune difficoltà relative agli utenti. Paradossalmente può essere controproducente proporre ai cittadini un uso massiccio della telematica per attivare i governi (centrali o locali) e aprirli alla partecipazione e al controllo. Infatti la maggioranza della popolazione è atterrita dal contatto con ogni prescrizione burocratica (come, ad esempio, la compilazione del modello 740), non ha familiarità con personal computer e terminali e è refrattaria a proposte che implichino studio e aggiornamento culturale. Anche se partecipassero all'impresa, i più mancano delle conoscenze necessarie anche solo a formulare richieste, a partecipare in alcun modo, a proporre alcunché.
In una fase iniziale, dunque, l'uso di questi strumenti da parte dei singoli cittadini potrà essere indiretta. L'assistenza sarà fornita da intermediari addestrati che dispongono di stumenti informatici e telematici e traducono le richieste di informazioni o servizi fatte dai cittadini in input informatici precisi.
In una seconda fase di impiego diretto si ricorrerà a strumenti informatici facili da usare. Fra questi: i sistemi di informazione a menu, in cui fra le opzioni offerte si sceglie semplicemente toccando con un dito la scritta o l'icona relativa sul video. Già ora lo sviluppo degli ambienti grafici sui personal e sui terminali facilita la scrittura, l'archiviazione e il trattamento dei dati, la comunicazione. In avvenire l'uso dei notepad (tavolette elettroniche che riconoscono parole e numeri scritti a mano) eviterà anche le difficoltà connesse con le tastiere, ostiche ad alcuni.
Però l'impiego diretto di strumenti informatici darà vantaggi ben maggiori, se si realizzerà un'opera di riqualificazione capillare per addestrare il pubblico all'uso di strumenti moderni. Occorre alfabetizzare all'informatica anche gli adulti e continuare con piani di educazione alla telematica realizzati a molti livelli: dai più elementari ai più avanzati. Sono ovvie le ricadute positive di una simile impresa in termini di occupazione nel terziario.
Possibilità e modi del contatto diretto tra cittadino e pubblica amministrazione attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione dovranno essere studiati e rivisti in base a sperimentazioni adeguate. Se si attueranno i principi della legge 241, chi avrà accesso all'infrastruttura dell'informazione sarà privilegiato. Avrà, infatti, maggiori possibilità di attivare le istituzioni dello Stato e partecipare alla vita pubblica.
Insieme a queste iniziative è opportuno realizzare anche programmi culturali che diano nozioni, contenuti e conoscenze dei meccanismi del mondo naturale e di quello artificiale creato dall'uomo. Infatti è auspicabile che i rapporti dei cittadini con le amministrazioni pubbliche non riguardino solo questioni fiscali e formali (prescrizioni burocratiche, certificati, autorizzazioni). Dovrebbero riguardare anche innovazioni:
- nell'apprendimento di mestieri nuovi;
- nella creazione di nuovi rapporti fra aziende e amministrazioni;
- nella adozione di decisioni concernenti problemi energetici, ambientali, industriali, aziendali;
- nella gestione di risorse naturali, pubbliche e private.
Certo è opportuno che partecipino anche le scuole a diffondere cultura basata sull'impiego di strumenti nuovi. Perché la telematica sia davvero un supporto della democrazia dovranno essere migliorate, modernizzate e, quando necessario, redente dal degrado le scuole di ogni ordine. A questo scopo è necessario monitorare e migliorare continuamente la qualità dell'insegnamento. Tutto questo non è, però, sufficiente, se vogliamo che la telematica serva alla seconda funzione citata precedentemente: migliorare la qualità delle decisioni pubbliche prese direttamente attraverso referendum o indirettamente tramite l'elezione di rappresentanti.
La progettazione tecnica e organizzativa di referendum e votazioni non presenta difficoltà particolari. Invece di spostarsi fino a un seggio elettorale, il cittadino avrà accesso a una cabina virtuale connessa in rete. Se dispone di un terminale (computer più modem) vedrà sullo schermo quali sono le scelte possibili: nomi di candidati e raggruppamenti o opzioni di referendum. Esprimerà il voto scegliendo una icona sul menu descritto usando il mouse o il tabulatore. I cittadini che non dispongono di un computer collegato, potranno votare utilizzando il telefono come terminale. Ascolteranno messaggi verbali registrati che definiscono le scelte possibili e voteranno componendo sulla tastiera dell'apparecchio i codici suggeriti 2.
L'espressione del voto non potrà essere simultanea perché l'affollamento degli accessi congestionerebbe la rete. Potrà avvenire scaglionata lungo una giornata registrando le scelte di ciascun elettore, previo suo riconoscimento mediante un codice segreto prodotto in modo automatico. I brogli possono essere evitati per mezzo di codifiche crittografiche o ricorrendo a opportune chiavi e firme elettroniche. La telematica potrebbe fornire vantaggi notevoli offrendo ai cittadini informazioni ampie, corrette e facilmente comprensibili in merito alle questioni da decidere: precedenti, convinzioni e programmi di candidati oppure dati di fatto, precedenti storici, implicazioni e interpretazioni di scelte da compiere (legislative o programmatiche).
Negli Stati Uniti sono state fatte esperienze, munendo di speciali telecomandi i televisori di un campione di cittadini. L'analisi dei risultati ottenuti ha mostrato che una porzione significativa del campione era marcatamente influenzata dai messaggi ricevuti poco prima attraverso il video. E' facile arguire che l'impiego di canali di comunicazione ottimali (telematici o video) non può riuscire a informare adeguatamente una popolazione numerosa e disuniforme nei livelli culturali. Per questa via, dunque, non possiamo sperare di ottimizzare alcun processo decisionale. Può raggiungere decisioni illuminate (o che abbiano almeno un'alta percentuale di essere giuste) solo una popolazione che abbia raggiunto in media un livello culturale abbastanza elevato 3. Purtroppo la diffusione generalizzata di cultura al di fuori delle scuole nel nostro paese non è stata mai inclusa in programmi governativi. E' stata tentata con mezzi modesti da individui singoli e, per periodi di tempo limitati, da singoli periodici o da stazioni radio e televisive. Solo pochi esperti e scienziati hanno dedicato alla divulgazione parte apprezzabile della loro attività.
Il concetto che per divulgare sia necessario semplificare, è stato esasperato fino a ridurre al minimo i contenuti. Talora questi sono stati quasi annullati, favorendo la diffusione di conoscenza in pillole costituite da nozioni separate le une dalle altre. Questo approccio si basava sull'ipotesi che sia impossibile condurre larghe masse di persone a una conoscenza di tale livello da apprezzare i meccanismi dei fenomeni considerati (fisici, economici, sociali, culturali). Quindi gli esperti pretendevano di esporre al pubblico certe loro conclusioni finali (comunque raggiunte) proposte come verità assolute. Purtroppo è stato usato un approccio simile anche da parte di divulgatori improvvisati, privi di professionalità. Così il paese è stato assoggettato a campagne continue da parte di gente che diffondeva incultura e pretendeva su questa base di suggerire importanti decisioni industriali e socioeconomiche. Avranno avuto ottime intenzioni, ma senza formazione scientifica e divorziando dalla realtà non ci si improvvisa esperti di industria, né di energetica, né di ecologia.
Questi improvvisatori sono stati contraddetti raramente e hanno dato l'illusione a grandi numeri di persone di aver capito problemi complessi e di possederne soluzioni semplicistiche. Quindi sono diventati ardui il dibattito informato e le decisioni illuminate.
Per innalzare i livelli culturali occorre pubblicare periodici e libri, diffondere programmi radio e TV, impiegare videocassette, istruttori umani e macchine per insegnare che spieghino:
- nozioni di base di tecnologia, economia, management, progetto di prodotti industriali, servizi e sistemi, ecologia, storia economica;
- i pro e i contro di centralizzazione e decentralizzazione;
- nozioni di previsione applicata alle scelte di settore e alla priorità degli investimenti;
- teoria e pratica della qualità globale;
- i concetti moderni di gestione aziendale snella, zero difetti, ecc.;
- dati e concetti di base su ricerca e sviluppo;
- necessità e caratteristiche dei nuovi posti di lavoro da creare.
Per diffondere queste conoscenze vanno usati i mezzi di comunicazione di massa: in particolare la televisione (finora dedicata sia dalle reti pubbliche, sia da quelle private a programmi volatili e irrilevanti).
Putroppo non si vedono segni di una svolta culturale di questo tipo. E' prevedibile, invece, che gli strumenti telematici e informatici futuri renderanno sempre più facile, veloce e economica la trasmissione di messaggi verbali e scritti, corredati da immagini, filmati, animazioni.
Questi progressi avranno uno sbocco negativo se i messaggi multimediali sofisticati veicoleranno solo i contenuti viscerali intesi a colpire le passioni dei destinatari. Sarebbe triste che i nuovi strumenti telematici così ricchi di promesse facessero la fine di radio e televisione, largamente ridotte a strumenti commerciali mirati al consumismo o alla difesa di interessi particolari e, quindi, all'involuzione politica. Gli stessi progressi potrebbero favorire, invece, lo sviluppo di una cultura sempre più elevata e diffusa. Questo sarebbe un risultato positivo, in quanto si veda la democrazia come la situazione in cui un numero maggiore di persone può compiere un numero maggiore di scelte informate e non illusorie. In sé gli strumenti nuovi sono neutrali. Dipende dagli uomini se l'uso umano degli esseri umani è attività edificante e civile o se è volto a stabilire il potere oscurantista di modesti campioni capaci di offrire solocircenses.
Note
1 I modem in commercio oggi arrivano a 14.400 bit/secondo (circa una pagina di testo al secondo). Però le nostre linee telefoniche non funzionano sempre a quella velocità e durante la trasmissione scendiamo gradatamente a 9.400 bit/sec. (cioè una pagina ogni 7 secondi).
2 Anche il Parlamento italiano, alcuni anni fa, ha preso in considerazione l'ipotesi del voto elettronico. Per le relative proposte di legge, e le applicazioni sperimentali in Italia e all'estero, confronta Domenico Campana, Il voto corre sul filo, Seat, Roma, 1995., recensito nella rubrica "Libri" di questo numero di Telèma (n.d.r.).
3 Il professor Luigi Stringa ha configurato referendum telematici in cui ciascun elettore sia sottoposto a un esame sulla questione da decidere. Se dà risposte corrette è ammesso al voto, se no, no.
Riferimenti bibliografici
P. Glister, The Internet navigator, John Wiley Inc., 1993. Racconta la storia di Internet e offre utili consigli pratici.
B. LeVitus, Dr. Macintosh's guide to the on-line universe, Addison-Wesley, 1992.
H. Hahn e R. Stout, The Internet golden directory, McGraw-Hill, 1993. Indirizzario di servizi, BBS, banche dati.
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