"Per te è facile. Lavori da una vita con i computer. Io non li so usare. Anche la posta elettronica me la gestisce mio figlio. Lui ha vent'anni: oggi imparano subito i giovani." - mi dice un amico sessantenne.
Gli do torto: "Impara anche tu. E' facile. Ci riesci in pochi giorni. E poi non è vero che i giovani imparano subito. Sono solo meno timidi. Ci provano in mille modi e alla fine qualche cosa ottengono. Il modo giusto, però, non è quello loro."
"Perché sbagliano?"
"Perché progrediscono lentamente se cercano la strada giusta a caso. Lo chiamano "smanettare". E' il verbo che si usa per descrivere le azioni di quelli che danno gas o azionano i comandi di una moto o di un fuoribordo, senza sapere bene quello che fanno. Talora non succede niente, poi qualche volta si e, piano piano, si impara - male, però. E' meglio la scuola guida. Quale è il primo guaio che incontri se smanetti con il mouse o la tastiera di un PC? E' che riesci a salvare su disco un testo che hai scritto o hai trovato in rete. Oppure riesci a sommare i numeri di una colonna in Excel - però non sai farlo di nuovo quando ti serve. Si trova in pasticci simili chi cerca qualche cosa su Internet in modo disordinato. Usa un motore di ricerca, trova un sito interessante - e non ne annota l'indirizzo. In quel testo trova un link e salta ad altri siti. Dopo alcuni passi viene interrotto. Più tardi cerca di ritrovare quel sito, ma non ritrova la strada e talora perde per sempre il suo tesoretto. Per evitare questi inconvenienti non è necessario seguire corsi avanzati. Basta ricordare l'insegnamento di Pollicino che lasciava una traccia di briciole e ritrovava la strada di casa.
Invece di pezzetti di pane, usa un quadernetto (NON fogli sparsi che è facile perdere). Ci scrivi sopra la data, i tentativi che hai fatto e i risultati che hai ottenuto. Quando lo ripassi, riesci a ricostruire ogni passo che hai compiuto.
Ai tempi antichi (circa venti anni fa) si usavano i manuali di istruzioni. Ora non ce li danno più: sono registrati nel disco del PC: li consulti cliccando su icone e su menu o seguendo indici, in genere fatti piuttosto male. Anche in questo modo non lasci traccia e conviene molto usare il quadernetto.
Anche gli scienziati usano taccuini della loro attività di ricerca e di sperimentazione. Servono per lavorare in modo ordinato, senza duplicazioni e senza perdere risultati intermedi raggiunti. Accade spesso che certe scoperte vengano fatte a breve distanza di tempo da scienziati diversi. Per stabilire chi sia stato il primo, si usano proprio i taccuini - se ci sono.
Anche gli specialisti giapponesi di gestione totale della qualità consigliano a tecnici e sperimentatori di tenere un quaderno delle prove che fanno. Dicono: "Ogni operaio deve diventare un piccolo scienziato." E hanno ragione: chi smanetta e prova a caso produce qualità bassa.
Valgono considerazioni simili anche quando si scrivono programmi di computer. Il modo più serio di programmare è quello di seguire le procedure di programmazione strutturata. E' un sistema che ti obbliga a registrare ordinatamente ogni decisione che prendi, ogni scelta di codici, ogni diramazione del percorso che stai costruendo. E' una procedura efficace, anche se un po' noiosa.
Chi non la segue, farà bene - almeno - a disegnare un diagramma di flusso (flow chart) che illustra la sequenza delle operazioni che si vogliono impartire alla macchina. Così vediamo bene cosa venga prima e che cosa dopo, dove vadano inseriti cicli di operazioni eventualmente annidati gli uni negli altri e così via.
Certi linguaggi di programmazione ti obbligano a scrivere le tue scelte in modo esplicito in testa al programma. Devi specificare come vuoi che siano espressi i numeri che usi: interi o decimali, virgola fissa o mobile, etc. Impone queste scelte, ad esempio il Turbopascal. Io lo uso raramente: solo quando devo fare calcoli lunghi che altrimenti prenderebbero troppo tempo.
Certi programmatori, invece, sono fantasiosi e un po' pecioni. Temo di appartenere anche io a questa categoria. Specie quando dobbiamo scrivere un programma non troppo impegnativo, sentiamo di essere sicuri che abbiamo già in testa la soluzione - chiara e completa. Ci fidiamo della mostra intelligenza e del nostro intuito e cominciamo subito a scrivere istruzioni una dopo l'altra. E' la tecnica chiamata volgarmente "quick and dirty" - "presto e sporco". Inizialmente lo sporco non si vede. Però è fatale che dimentichiamo un passaggio importante oppure che omettiamo di definire una funzione essenziale. Allora dobbiamo inserire i pezzi mancanti. Qualche volta non è possibile farlo in modo ordinato. Allora saltiamo da un punto qualunque all'inizio del sotto-programma che ci è più comodo scrivere a parte. Poi saltiamo indietro. Per riuscire a capire qualcosa in quello che stiamo facendo, decidiamo alla fine di disegnare un diagramma di flusso in cui rappresentiamo quei cammini logici tortuosi. Lo facciamo con frecce lunghe e diramate che connettono i vari pezzi e ricostruiscono l'ordine mancante. Quando il diagramma contiene molte di queste andate e ritorni, a guardarlo sembra un piatto di pasta asciutta. Appunto il risultato viene chiamato con la sprezzante locuzione "spaghetti program". Alla fine magari funziona bene - almeno in certe circostanze - ma è facile che ci si nascondano errori e incongruenze che verranno fuori occasionalmente più tardi.
Taluno sostiene che scegliamo lo stile con cui programmiamo o con cui impariamo a seconda del nostro carattere. E' vero il contrario: il nostro carattere ce lo plasmiamo a seconda dei modi in cui ci comportiamo. Prova a scrivere sulla matrice di ogni assegno che emetti: l'importo, la data e il nome del beneficiario - così non dovrai perdere tempo a fantasticare quando vorrai chiudere i tuoi conti. Prova a registrare ordinatamente in una cartella del computer (o su un altro taccuino) che cosa hai fatto e quando: sul lavoro, con le tasse, nei rapporti umani. Impara ordinatamente senza smanettare. Impara a programmare il computer e segui le regole giuste. Allora ti si formerà un carattere ordinato e la tua vita sarà più facile. "E soprattutto sarai un Uomo, figlio mio." avrebbe detto Kipling. Lui, però, non era politicamente corretto. Noi aggiungiamo: "Oppure: soprattutto sarai una Donna, figlia mia."