Ho deciso di uccidere Silvio Berlusconi [Diario di premeditazione]
"Ho deciso di uccidere Silvio Berlusconi. Non sono un terrorista. Non sono un sicario prezzolato. Non sono comunista, nè ulivista. Sono parole brutte e spero che non restino nel vocabolario italiano. Ne faccio una questione di gusto, morale e fair play. Da quando i ministeri sono occupati da imputati latitanti, sento il disagio di vivere in questo paese. Mi sento uno straniero. Mi sento esiliato, senza aver mosso un passo sulla via dell'esilio. Settanta anni fa era capo del governo Benito Mussolini - un tragico pagliaccio. Anche lui di pessimo gusto: mieteva il grano a torso nudo. Fingeva di pilotare aeroplani. Diceva: "Dio stramaledica gli inglesi". Proclamava: VINCERE - E VINCEREMO e, invece, perdeva. Ma non cantava canzonette e non dedicava la maggior parte delle sue energie ad ammassare fortune personali smisurate. ..... Silvio Berlusconi invece, vuole sempre di più - come Tommaso III Conte di Saluzzo che allargava i suoi territori e aveva per motto Noch!- Ancora!
Non ho mai amato gli avvocati - e ne ho incontrati tanti nella mia vita. Ora sono moralmente sicuro che gli avvocati e certi giudici hanno imbrogliato le carte. Il Berlusconi .... ha rimandato e frenato i suoi processi. Ha accettato di non essere giudicato per decorrenza dei termini. ...... Chi si comporta così, aggiunge colpe a colpe. Se il sistema giudiziale è troppo burocratico o, peggio, è tenero con certi potenti perchè accetta le loro regalìe, i buoni cittadini devono prendere la responsabilità di raddrizzare il diritto che è stato deformato. La mia motivazione.... si è sviluppata a configurarsi come un atto di alto valore morale e sociale.
.... Dovrò studiarla bene. Cercherò di mantenere l'anonimato e di restare in libertà. Se non mi riuscisse, non temo il carcere. Avrei tanto da fare in prigione: non ho letto mai "Anna Karenina" di Tolstoi, nè "I Miserabili" di Victor Hugo. Sarebbe una buona occasione.
Infine l'ipotesi di finire in carcere ha almeno un lato buono. Mi considero romano, dopo tanti anni che vivo in questa città, e ho sentito molte volte stornellatori d'osteria ripetere che: " ... 'n mezzo a Reggina Coeli c'è 'no scalino / che chi nu l'ha salito nun è romano."