societa'

Umberto Veronesi Roberto Vacca

ARIA INQUINATA O CIBO IL RISCHIO MAGGIORE?
di Roberto Vacca -(IlMessaggero 22-03-05)

Giovedi scorso stavamo a casa perchè era vietato usare auto con la targa dispari. Alla TV discutevano le asserzioni del Prof. Umberto Veronesi:

"L'aria urbana inquinata fa male, ma causa solo dall'uno al 4 per cento dei casi di cancro. Ci sono più cancri al polmone a Venezia che al centro di Milano Sono molti di più i casi di cancro dovuti a fumo, alimentazione, alcol, radiazioni, infezioni, medicine, ambienti di lavoro malsani."

Gli amici mi hanno chiesto se Veronesi avesse ragione o torto. Io analizzo da anni statistiche di ogni genere e i miei risultati indicano che, prevedibilmente, Veronesi ha ragione. Vediamo i numeri chiave.
Nel 1926 morirono 680.000 italiani: il 16,5 per mille perchè eravamo 41 milioni. Nel 2001 su 57 milioni, ne morirono 560.000 (il 9,8 per mille). Avevamo alla nascita una speranza di vita di 54 anni nel 1930, di 70 anni nel 1960, di 74 nel 1980 e ora di 80 nel 2000. Il miglioramento è dovuto soprattutto al fatto che nell'ultimo mezzo secolo gli antibiotici hanno domato quasi del tutto le malattie infettive. Dunque corriamo più a lungo il rischio di morire per cancro o per malattie cardiocircolatorie. Queste ultime sono al primo posto, anche perchè nel 1977 certe malattie del sistema nervoso sono state riclassificate come sindromi circolatorie.

L'analisi delle morti per cancro racconta una storia più chiara. Ho calcolato, infatti, che il numero annuo dei morti per cancro segue una legge precisa (come accade spesso con le epidemie e gli stati morbosi). Segue un'equazione definita 70 anni fa dal fisico Vito Volterra e disegna una curva ad S. Questa ha una salita accelerata, che poi frena gradatamente fino a raggiungere un valore costante (l'asintoto). Fino al 1942 quel numero cresceva rapidamente e mirava al valore di 49.000 morti all'anno, che avrebbe dovuto essere raggiunto nel 1970. Dopo la guerra, invece, la crescita rallentò. I dati raccolti da allora obbediscono a un'equazione dello stesso tipo, ma dipendente da parametri diversi. La curva relativa tende lentamente a 207.000 morti all'anno. Questo valore dovrebbe essere raggiunto verso il 2070 - a meno che la curva non cambi di nuovo. Questo potrebbe succedere, ovviamente, se si trovasse una cura definitiva per il cancro. Potremmo cambiare curva, però, anche se cambiassimo le nostre abitudini.

Se guardiamo le statistiche dei consumi pro capite, vediamo che, rispetto a prima della guerra, ingeriamo oltre il doppio di proteine e grassi animali e beviamo il 50% più alcol. Sembra che anche il fumo sia aumentato parecchio almeno fino a qualche anno fa, ma i sondaggi eseguiti non mi sembrano molto affidabili. Queste cifre, comunque, sembrano dare nettamente ragione al Prof. Veronesi.
E' istruttivo consultare anche il sito www.apat.it dell'Agenzia per la Protezione ambientale. Risulta dalle loro statistiche che dal 1980 al 2001 si sono ridotte di 5 volte le emissioni di ossidi di zolfo, del 16% quelle di ossidi d'azoto e del 30% quelle di ossido di carbonio. Dal 1990 al 2001 sono calate del 15% le emissioni di particolati inferiori a 10 micron e del 65% le emissioni di benzene. I confronti internazionali riportati su www.nationmaster.com indicano che la nostra aria urbana è molto migliore di quella di Germania e Belgio e sta circa allo stesso livello di quella francese e svizzera.
Quelli di noi che andavano spesso in Inghilterra mezzo secolo fa, ricordano bene cosa fosse lo smog di Londra. Era pieno di zolfo e rendeva il nebbione fitto (fog) londinese del tutto opaco. Il suo colore lo faceva chiamare "pea soup" - zuppa di piselli. Causava la morte di dozzine di persone al giorno. A Roma non lo si è visto mai. Ritengo che tutta la questione dell'aria urbana e dei danni alla salute vada rivista. Intanto ricordiamoci di non fumare, di bere e mangiare molto meno. Si vive meglio e più a lungo.