GLI esseri umani sono fatti a strati - indipendenti fra loro. Ne conosco tanti. Grandi manager che non sanno niente di psicologia, né di biologia. Scienziati sommi che non hanno mai letto un romanzo. Amministratori efficienti e oculati, convinti che la termodinamica insegni a progettare impianti di riscaldamento. Artisti che non sanno cosa sia pi greco.
Peter Wadhams è uno scienziato di cui hanno parlato recentemente molti giornali. Ha navigato in un sommergibile britannico sotto la calotta polare artica e avrebbe scoperto che si assottiglia e fa scendere nelle profondità marine acqua fredda e densa in quantità sempre minori - tanto da frenare la corrente del Golfo. Se il processo continuasse, ne conseguirebbe il rischio di un forte raffreddamento di tutto il Nord Europa. E' probabile che abbia ragione: è professore di fisica degli oceani all'Università di Cambridge, U.K., ed è a capo del gruppo di studio sulla glaciologia polare. Però apprendo dal suo sito che Wadhams partecipa a discussioni sulla vita della mente dopo la morte e sulla eventualità che si verifichi una telepatia retroattiva. Forse non a tutti, ma a me fa un effetto penoso chi parla seriamente di telepatia. Se funzionasse, ce ne saremmo accorti da un pezzo. Come diceva Enrico Fermi sulle visite di extraterrestri: «Se potessero raggiungerci, sarebbero già qui».
Altro caso sconcertante è quello di Gordon Bell. Era il leader dello sviluppo dei computer Vax della Digital Equipment Corporation. Introdusse Internet nella National Science Foundation Usa. Ora fa la cavia per un gruppo di ricerca della Microsoft, chiamato MyLifeBits - cioè "i pezzetti della mia vita". Porta addosso una quantità di hardware collegato in modo tale che registra di continuo in forma digitale: tutte le fotografie che scatta e le fotocopie che fa tutti i messaggi, le e-mail e le registrazioni della segreteria telefonica; tutte le operazioni che esegue sul suo computer; tutto quello che scrive e le lettere che manda e riceve 2.000 immagini riprese ogni giorno da una webcam che porta a tracolla e che entra in azione ogni volta che cambia la visuale intorno a lui.
Robert Lucky, già direttore della ricerca ai Bell Laboratories e critico acuto di ogni sviluppo tecnologico, ha commentato: «La raccolta dati che sta facendo Bell mi sembra inutile: produce un mucchio di rifiuti che non riguarderà mai più». Poi, però, ha ammesso: «Ho conservato tutte le foto digitali che ho scattato. Sono oltre 10.000. Credo, poi, che in media le ho guardate una sola volta ciascuna. Ho conservato anche tutte le mie e-mail - come distruggerle? E' la mia vita».
Troppo indulgente l'ingegner Lucky! Chi si occupa da molti anni di reperimento delle informazioni (information retrieval) dovrebbe sapere che il problema vero non è la registrazione. Già gli archivi di governi e aziende sono colmi di carta scritta che solo raramente qualche studioso riesce a esaminare, digerire, analizzare. Il problema vero è, appunto, quello del reperimento. Chi non lo affronta registra idee, parole e immagini destinate a essere perse. Sento molto questo problema. Mio padre fece studi matematici per tutta la vita. Pubblicò una cinquantina di lavori, ma lasciò migliaia di pagine disordinate. Contengono tentativi, idee abbozzate, ma anche teoremi nuovi (si limitava a scriverci accanto quod nemo vidit antea = questa cosa nessuno l'ha vista prima). Sto cercando di recuperare qualcosa con l'aiuto di giovani matematici più colti di me. E' un lavoro arduo.
Siamo tutti distratti. Diciamo e scriviamo spesso parole non vitali. Il sommo matematico Gauss coniò il suo motto Pauca, sed matura - poche cose, ma ben maturate.