Paul Dysart morì a Tien Tsin nel 1919. Aveva 25 anni ed era ricco di famiglia. Sapeva da oltre un anno che un cancro incurabile stava per ucciderlo. Lasciò una simbolica gabbia d'avorio in eredità al suo amico Daniele Varè, il diplomatico che ne racconta la storia nelle "Novelle di Yen Cing" (Bemporad, 1922). A Dysart dispiaceva di morire. Aveva solo fatto un po' di beneficenza e qualche lavoretto amministrativo: li considerava traguardi troppo modesti. La sua breve vita gli sembrava inane.
Varè gli presentò un lama mongolo che sapeva pilotare i sogni degli altri. Si misero d'accordo. Il lama si fece pagare 750.000 dollari per fargli trascorrere in sogno una vita intera - un anno intero per ogni notte di ipnosi. Paul nel sonno visse vividamente come un nomade. Cavalcava veloce a caccia e in guerra. Ebbe una bella moglie mongola che domava cavalli e gli diede bei figli. Le sue scorribande furono fermate da Wan-Li-Chang-Cheng, la Grande Muraglia.
Ripeteva una vita antica: la sola che il lama conoscesse e potesse offrirgli. Chiamava questa sua seconda vita "la gabbia d'avorio" in cui stava nascosto a sognare. Aveva comprato una vita lunga per surrogare quella che gli sfuggiva e morì felice.
Oggi tutti noi abbiamo in media vite anagrafiche lunghe più del doppio di quelle di qualche secolo fa. Ma è ben più rilevante che la nostra vita è anche molto più densa. Riusciamo a fare, pensare, dire molte più cose dei nostri avi - se ci proviamo.
Leibniz scrisse a Johann Bernoulli il 5 Aprile 1701 per spiegargli la sua invenzione dell'aritmetica binaria. Bernoulli non la capì. I messaggi fra i due matematici impiegavano una decina di giorni a percorrere i 250 kilometri fra Hanover in Germania e Groningen in Olanda - sebbene fossero portati dal corriere imperiale. Così Bernoulli ci mise qualche mese a capire la scoperta di Leibniz.
Io posso scambiare parecchi messaggi al giorno di argomento tecnico o scientifico con Franco Preparata (dalla Brown University (Rhode Island) o da Singapore) o con Georges Halpern (all'Università di Hong Kong), che stanno a migliaia di kilometri di distanza. Comunico istantaneamente per E-mail anche con Corrado Boehm e Roberto Natalini che stanno nella mia città. Capisco più cose più velocemente. Leibniz morì all'età che io avevo otto anni fa, ma io non sono solo più longevo, ho anche una vita di relazioni intellettuali più efficiente. E' come se ogni anno mio fosse più lungo di quelli suoi.
Attraverso il World Wide Web ho anche conosciuto molte persone colte e illuminate. Ai tempi antichi non sarei nemmeno venuto a sapere della loro esistenza. Qualche mattina fa ho appreso dalla newsletter http://www.slashdot.com (che vi raccomando) le ultime novità sulle nuove tecniche per immagazzinare dati (a centinaia di Terabyte) gestendo le database non con strutture relazionali, ma con tecniche derivate dai motori di ricerca in rete. Non le stavo nemmeno cercando attivamente, ma mi servivano per uno studio che mi accingo a fare.
Chi usa bene questi strumenti moderni vive più vite di una (senza dover morire più morti di una, come diceva il povero Oscar Wilde). Può inventare lavori nuovi. Può costruirsi expertise piacevoli nelle arti, nelle lettere o nelle scienze. Si può permettere il lusso di soddisfare curiosità improbabili facendo ricerche su cose antiche, anche se non presentano alcuna utilità apparente, nè conducono a realizzare alcun valore venale.
Infine la nostra vita può venire allungata o raddoppiata non solo per merito della tecnologia della comunicazione e dell'informazione. A un uomo può accadere anche più di una volta di vivere una vita rinnovata perchè incontra una donna superiore che ha mente acuta, immaginazione vivace e cuore caldo e ispira una simpatia travolgente. Accade talora che questa donna sia anche bellissima, ma questo è un dettaglio.
Ho descritto finora modi operativi di prolungare la vita. Ma ora si presentano anche studiosi a proporre di raddoppiare o triplicare la durata biologica della nostra vita. Fra questi Aubrey de Grey del Dipartimento di Genetica dell'Università di Cambridge. I suoi lavori hanno innescato lunghe polemiche sulla Technology Review dell'MIT. De Grey propone SENS (Strategies for Engineered Negligible Senescence), cioè strategie per progettare un invecchiamento così lento da essere trascurabile. Taluno ha descritto questo studioso come un ciarlatano pseudo-religioso, privo di esperienza di laboratorio. Lui si è difeso in toni accesi. E' stato accusato di proporci l'immortalità. Le controversie hanno divampato. Non si è fatta chiarezza. De Grey si è difeso male. Ha detto che l'invecchiamento è processo simile a quello di una barca bucata che affonda. Ritardarlo sarebbe come tappare il buco sul fondo con una mano. Invertire il processo di invecchiamento sarebbe come aggottare. Ma le similitudini non provano niente. E' stato attaccato in base a una frase famosa di Crick (uno degli scopritori del DNA): L'evoluzione è più furba di noi: si vorrebbe implicare così che la medicina non può cambiare tratti essenziali della fisiologia di un essere vivente. Cambiano solo per lenta evoluzione. De Grey obietta: "L'evoluzione produce nuovi organismi, la medicina pilota processi vitali evitando il deperimento degli organismi." Questi argomenti qualitativi sono deboli. Ho letto, allora, alcuni lavori scientifici di de Grey. Non sono un biologo e, quindi, non posso proporre conclusioni professionali. I testi, però, mi sono sembrati plausibili - non misticheggiamti, nè magici.
De Grey sostiene che l'invecchiamento dipende da:
* perdita di cellule
* mutazioni del DNA mitocondriale o dei nuclei delle cellule
* degrado delle funzioni del sistema immunitario
* disturbi o perdita di funzioni endocrine.
* danni subiti dai cromosomi
* accumulo intracellulare di sostanze dannose, come la lipofuscina che causa aterosclerosi e degenerazione maculare.
Propone, allora, di ristabilire fattori di crescita atti a conservare le funzioni del timo che produce cellule con funzioni immunitarie. Propone l'uso di cloruro di fenacildimetiltiazolo (ALT-711) e l'impiego di cellule staminali e di enzimi microbici. Conclude che ricerche adeguate in queste direzioni potrebbero portare entro una decina d'anni a prevenire lo sviluppo del cancro e ad allungare in modo considerevole la vita delle persone che si sottopongano ai suoi esperimenti.
Per me la maggioranza dei nomi di sostanze chimiche e di processi fisiologici che ho citato sono solo parole. Quindi non saprei esprimere un'opinione sulla credibilità delle proposte e sulla opportunità di condurre esperimenti su esseri umani in queste direzioni. Sembrerebbe ragionevole sperimentare queste cure preventive su animali. Però de Grey invita alla cautela.: E' noto che una dieta fortemente ipocalorica allunga marcatamente la vita di topi e ratti. Non ci sono, però, prove sicure che gli esseri umani che seguono diete rigorosissime e rasentano la fame continua restino in vita più a lungo. La massa corporea e la biologia sono troppo diverse.
Ho letto da qualche parte che gli individui che hanno il colesterolo HDL (quello buono) in quantità molto maggiori di 40 milligrammi per decilitro corrono minori rischi di disfunzioni cardio-circolatorie e sono più longevi. Anche su questo non ho opinione. Mi piacerebbe che biologi molecolari e medici competenti studiassero la situazione, ci raccontassero come stanno davvero le cose. Poi la ricerca andrà spronata nelle direzioni giuste prima che qualche ministro si innamori dell'idea di de Grey, che potrebbe essere illusoria.
Un ulteriore, notevole allungamento della durata della nostra vita aggraverebbe un po' la sovrapopolazione. Però abbiamo capito ormai che l'aumento della popolazione mondiale sta frenando e, poi, chi di noi campasse di più non penserebbe di sovrapopolare, ma di continuare a svolgere funzioni importanti
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