L'Italia importa ogni anno circa 90 milioni di tonnellate di petrolio: quasi metà del fabbisogno energetico. Siamo a rischio se i prezzi salgono ancora molto o se quel flusso viene bloccato da conflitti. Molti suggeriscono di tornare al nucleare. Per discuterne vanno corrette alcune opinioni errate, troppo spesso ripetute,
1 - Il referendum del 1987 non verteva sull'impiego del nucleare, nè sulla opportunità di chiudere le centrali esistenti. Abrogò alcuni poteri del CIPE (Comitato Interministeriale Programmazione Economica. Da allora il Parlamento ha facoltà di scegliere i siti di nuove centrali nucleari senza compensi ai Comuni interessati.
2 - Il disastro di Chernobyl non dimostrò che le centrali nucleari sono inerentemente rischiose. Ha provato solo che l'addestramento degli operatori è vitale. A Chernobyl con leggerezza inaudita (in assenza di ingegneri nucleari) ingegneri elettrotecnici tolsero le sicurezze dall'impianto per provare se, in caso di distacco dalla rete, l'energia cinetica residua nei rotori dei turboalternatori bastasse ad abbassare le sbarre di carburo di boro. Non lo era e l'impianto esplose. La catastrofe sarebbe stata meno grave, se il reattore fosse stato contenuto in guscio di acciaio come quelli USA. Gli effetti dell'incidente di Harrisburg (USA) furono contenuti dallo scudo metallico e non causarono morti.
3 - Le nuove centrali nucleari non sarebbero uguali a quelle di USA, Canada e Francia di 30 anni fa. (già molto più sicure di quelle russe) I progetti cui si mira oggi sono intrinsecamente sicuri: gli interventi di sicurezza non avvengono per effetto di sensori che azionano motori elettrici, ma di forze naturali (gravità, dilatazione di bimetalli). Il reattore MARS (progettato all'Università di Roma) è composto da moduli da 200 MWe sostituibili singolarmente Quindi si costruisce in tempi brevi, ha vita praticamente illimitata, costa poco (anche a smantellarlo) e produce poche scorie. Altra soluzione è data dai reattori ad alta temperatura raffreddati a gas. Sono più sicuri di quelli ad acqua, raggiungono temperature di 1000°C cui conseguono rendimenti termodinamici maggiori del 50% e la possibilità di produrre economicamente per via termochimica idrogeno da usare in celle a combustibile per auto elettriche.
Le tecnologie a cui ricorrere per creare di nuovo una produzione elettronucleare in Italia sono illustrate in "Orizzonti della Tecnologia Nucleare Italiana" (a cura di E. Mainardi e U. Spezia, Associazione Italiana Nucleare, 21° Secolo, 2005).