societa'

Prove generali di strategie anticatastrofe
di Roberto Vacca ( Nòva il sole24ore - 07-09-2006)

Quando una catastrofe danneggia anche i sistemi, le strutture e le organizzazioni che dovrebbero fornire i rimedi, la situazione è critica. E' stata analizzata in una simulazione (nome in codice Strong Angel 3) durata una settimana (24 ore al giorno) all'Università di San Diego, California. L'obiettivo era: integrare idee e procedure di intervento generate da gruppi diversi per individuare le migliori e ottimizzarle controllando la compatibilità mutua di sistemi standard, di altri nuovi e di quelli improvvisati. Hanno partecipato 600 persone coordinate dal Comandante Eric Rasmussen, chirurgo dalla Marina USA, già attivo a gestire disastri in Bosnia, Sudan, Kuweit, Iraq, Banda Aceh (tsunami di Sumatra), New Orleans (uragano Katrina). Per riportare alla normalità una popolazione, occorre conoscere dove e quando abbiano colpito la violenza, l'epidemia o il sisma - poi bisogna andarci. Quindi comunicazioni e trasporti efficienti sono vitali. Solo dopo si può intervenire con interventi armati o cure o evacuazioni o ricostruzioni.

L'iniziativa mirava a divisare modi per facilitare la cooperazione organizzativa e tecnica, anche internazionale, fra militari e civili. L'ONU ha un ente (UNDAC) di assistenza e coordinazione degli aiuti in caso di grandi disastri, che dispone di risorse scarsissime. Strong Angel 3, il terzo esercizio di questo tipo dopo quelli del 2000 e del 2004, era volontario, non finanziato da governi, ma appoggiato da militari, civili, aziende, università. Fra queste: Bell Canada, Boeing, Care International, Cisco Systems, General Electric, General Atomics, General Motors, Georgia Institute of Technology, Google, Harvard University, IBM, Intel, Microsoft, Sahana Foundation, Università di San Diego, Sony Electronics, US Joint Forces Command.

Lo scenario proposto a San Diego era: "Insorge una pandemia supervirale incurabile e dalla California si diffonde largamente. Il grande numero di lavoratori colpiti degrada le attività sociali e il funzionamento dei sistemi urbani. I terroristi colgono l'occasione per effettuare gravi attentati sia fisici, sia cybercriminali".

Gruppi di partecipanti erano messi in condizioni di emergenza: dovevano rinunciare ai normali supporti statali, considerare inagibili certe strade, infrastrutture, reti elettriche e telefoniche: Ricevevano informazioni e comandi di missioni da compiere e dovevano cercare di collaborare con altri usando mezzi di fortuna: radioamatori, sms, wi-fi, cellulari, volontari. Un comitato centrale diramava ordini di intervenire con personale medico, mettere aree in quarantena, trasportare persone o derrate, accedere a reti LAN o WAN basate su protocolli inaspettati, trasmettere notizie e richieste a unità militari o assistenziali. Il comitato registrava gli eventi e valutava l'entità dei successi conseguiti.

I primi compiti assegnati alla task force Strong Angel erano: ristabilire disponibilità anche parziale di alimentazione elettrica e di comunicazioni e assicurare collegamenti operativi efficaci fra comandi militari e civili. Altri compiti prioritari erano: ottimizzare il sistema di comunicazioni dopo avere analizzato tipo e dislocazione delle risorse disponibili; identificare origine, gravità e interventi risolutivi delle emergenze sistemiche e comunicare i risultati al pubblico in modo chiaro e positivo; rilevare e analizzare le emergenze più gravi e trasmettere le informazioni alle squadre di soccorso, valutare i contenuti delle informazioni per eliminare leggende metropolitane e corroborare, invece, i dati più affidabili; intervenire in tempo reale per neutralizzare eventuali cyber-reati intesi a paralizzare le reti telematiche.

La simulazione ha avuto successo nell'improvvisare canali di comunicazione (specie via Internet) efficaci anche fra grosse aziende che normalmente sono in acre concorrenza. Pare che siano stati definiti nuovi criteri avanzati relativi alla ridondanza, alla sicurezza di reti elettriche e telematiche e infrastrutture, all'uso di satelliti e di sistemi informativi geospaziali (GIS) e alla valutazione in tempo reale della qualità delle azioni in corso..

Stranamente nella documentazione in rete (vedi http://www.strongangel3.org) non trovo riferimenti all'importante Workshop internazionale dell'ENEA su "Protezione di Grandi Reti Complesse e Infrastrutture" tenuto a Roma il 28/3/2006 (vedi: http://ciip.casaccia.enea.it/cnip06/).. In quel Convegno molti esperti internazionali presentarono studi e analisi interdisciplinari per definire progetti e strategie gestionali di grandi reti (energia, trasporti, comunicazioni) atte a renderle meno vulnerabili in caso di emergenze dovute alla interdipendenza sempre più stretta fra sistemi e alla proliferazione della loro complessità. Tali emergenze potrebbero bloccare i grandi sistemi tecnologici in aree vaste (continenti) impedendo ogni soccorso alle catastrofi in aree limitate su cui si è concentrata la simulazione di San Diego.

Strong Angel (strano nome: preso forse dal libro X dell'Apocalisse?) ha riaffermato infine il bisogno (ovvio!) di stabilire rapporti sociali e umani (oltre che professionali) positivi fra i partecipanti e con persone scelte a simulare la popolazione stressata dall'emergenza. A questo proposito utili insegnamenti sono stati tratti dalle inefficienze in qualche caso clamorose nei modi in cui gli aiuti forniti dall'estero sono stati utilizzati in occasione dell'uragano Katrina a New Orleans.

Foto (-montaggio??) di onda tsunami trovata in Web (origine incognita)